CLÁSICA JAÉN, I CAMINOS DE OLIVOS ESALTANO WELLENS: ASSOLO VINCENTE DI 54 CHILOMETRI. 2° PIDCOCK, CHRISTEN SQUALIFICATO PER VOLATA SCORRETTA

PROFESSIONISTI | 16/02/2026 | 17:10
di Federico Guido


È Tim Wellens a far sua la quinta edizione della Clásica Jaén. Nella classica spagnola di categoria .1, lunga 154,2 chilometri e contraddistinta dai famosi tratti in sterrato denominati Caminos de Olivos, il belga della UAE Team Emirates-XRG ha trionfato in solitaria portando a termine con successo una superlativa azione solitaria durata 54 chilometri.


Alle sue spalle, giunto sul traguardo a una cinquantina scarsa di secondi, Tom Pidcock (Pinarello Q36.5) si è dovuto accontentare del secondo gradino del podio battendo in volata Jan Christen (UAE Team Emirates-XRG) che, squalificato dopo l'arrivo per aver causato allo sprint la violenta caduta sul rettilineo finale di Maxim Van Gils (Red Bull - BORA - hansgrohe), ha ceduto il terzo posto al compagno Benoît Cosnefroy.

LA CORSA

Dopo qualche timido e fugace tentativo nelle fasi iniziali, la gara si anima a una novantina di chilometri dall’arrivo quando, sulla salita di Ibros, Igor Arrieta (UAE Team Emirates - XRG) e Quinten Hermans (Pinarello Q36.5) allungano in coppia. Sui due, dopo poco, si riportano Marc Soler (UAE Team Emirates - XRG), Jon Barrenetxea (Movistar), Pello Bilbao (Bahrain-Victorious), Maxim Van Gils (Red Bull - BORA - hansgrohe), Viktor Soenes e Erazem Valjavec (Soudal Quick-Step), Mark Donovan (Pinarello Q36.5), Martin Marcellusi (Bardiani CSF 7 Saber), il campione slovacco Lukáš Kubiš (Unibet Rose Rockets) e Axel van der Tuuk (Euskaltel – Euskadi) ma al nuovo drappello di dodici non viene concesso molto spazio da parte del gruppo che, tirato dall’Equipo Kern Pharma, dopo appena sei chilometri neutralizza l’azione dei battistrada.

La situazione però resta piuttosto frenetica visto che, neanche il tempo di rifiatare, Benoît Cosnefroy (UAE Team Emirates - XRG), Carlos Canal (Movistar Team), Samuel Fernández (Caja Rural - Seguros RGA), Quinten Hermans (Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team) e Lorenzo Conforti (Bardiani CSF 7 Saber) partono in contropiede. Sono loro ad approcciare in testa il primo tratto di sterrato di Vandelvira dopo il quale altri 25 uomini si accodano agli attaccanti andando a formare al comando un gruppo di 31 unità comprensivo di alcuni dei principali favoriti della vigilia come Tim Wllens (UAE Team Emirates - XRG), Giulio Pellizzari (Red Bull - BORA - hansgrohe), Ivan Romeo (Movistar), Pello Bilbao (Bahrain-Victorious) e Lukas Kubis ma non Tom Pidcock.

È proprio Wellens, con a ruota Mark Donovan (Pinarello Q36.5), a scattare in maniera decisa ai -63,7 km dall’arrivo sorprendendo il resto dei battistrada ma il belga paga il conto poco più tardi venendo momentaneamente staccato dal britannico ai -57 lungo l’esigente sterrato di Mar de Olivos. Il campione belga tuttavia, passato l’iniziale momento di difficoltà, trova le forze per riportarsi sul compagno d’avventura e, staccandolo senza esitazione, involarsi in solitaria a 54,7 chilometri dalla conclusione. Alle sue spalle Donovan viene prima riacciuffato da Bilbao, Romeo, Soler, Cosnefroy, Pellizzari, Kubis e Haimar Exteberria (Red Bull - BORA - hansgrohe) e poi dal resto del primo gruppo inseguitore comprendente anche Pidcock, Van Gils, Gianni Vermeersch (Red Bull - BORA - hansgrohe) e Jan Christen (UAE Team Emirates - XRG), riportatisi nel frattempo sulle ruote dei 25 componenti in caccia di Wellens.

Costui transita dunque sul traguardo di Úbeda con 1’02” sugli inseguitori approcciando da solo i 47 chilometri del circuito conclusivo dove, nonostante il ritmo impostato dagli uomini della Pinarello Q36.5, il suo vantaggio lievita arrivando a toccare anche l’1’30”, gap questo che, pur con qualche oscillazione, viene difeso con costrutto nei successivi settori gravel di Juancaballo e Santa Eulalia. Qui, Pidcock, Christen, Vermeersch, Romeo e Hermans cercano di avvantaggiarsi sul resto della compagnia ma la loro azione non sortisce alcun effetto se non quello di sfoltire gli uomini del gruppetto inseguitore in cui, a questo punto, sono nuovamente gli elementi della Pinarello Q36.5 a incaricarsi di fare il passo.

Sullo sterrato di San Bartolomé, mentre Mohoric e Vermeersch cambiano passo trovando pronta la risposta degli altri inseguitori, Wellens fa correre un brivido sulle schiene di tutti salvandosi, grazie a una derapata e un decisivo sgancio del piede dal pedale, da una rovinosa scivolata.

Archiviato questo sussulto, ai -15 dalla fine Pidcock allunga potente con un sempre reattivo Mohoric ma su di loro fanno buona guardia gli uomini di UAE e Red Bull che, in maniera molto puntuale, spengono l’ardore del britannico e dello sloveno anche in occasione dei successivi tentativi da parte dei due. Tutta questa animosità fa sì che, ai dieci chilometri dalla linea, Wellens si trovi a difendere 58” di margine all’attacco dell’ultimo, nonché più lungo, settore di Mar de Olivos dove Van Gils, Christen e Pidcock staccano il resto della compagnia portando il loro svantaggio attorno ai 30 secondi.

Con questo distacco (e 23” di vantaggio sul quintetto composto da Cosnefroy, Arrieta, Bilbao, Romeo e Vermeersch) il terzetto approccia anche gli ultimi 5000 metri in cui, lavorando di comune accordo e sfruttando la strada in leggera salita, lo svantaggio si riduce ad appena venti secondi. La presenza di Christen però, unitamente al tatticismo che prende il sopravvento nell’ultimo chilometro, consente a Wellens di respingere il possibile rientro da dietro da parte degli inseguitori dandogli così l’opportunità di tagliare in tutta calma il traguardo a braccia alzate.

Dietro di lui, ad assegnare i restanti posti sul podio è una combattuta volata a tre segnata dalla brutta caduta di Van Gils (da valutare le sue condizioni dopo che, visibilmente sotto shock, è stato aiutato a rialzarsi dal personale medico al seguito della corsa) e dalla squalifica di Christen, reo di aver causato con una mossa rivedibile il capitombolo del belga. Dopo l'inevitabile intervento della giuria è allora Benoit Cosnefroy ad accompagnare Pidcock (alla terza top 3 in altrettante giornate di gara in questo 2026) sul palco delle premiazioni dove, a sorridere più di tutti, sono chiaramente Wellens, al 42° sigillo tra i professionisti (il primo dall’affermazione nella quindicesima tappa dello scorso Tour de France), e una UAE Team Emirates-XRG che, in attesa del debutto di Tadej Pogacar, consolida il primato in testa alla classifica dei team più vittoriosi dell’anno raggiungendo, a neanche un mese dall’inizio della stagione, quota 12 vittorie.

ORDINE D'ARRIVO

1. Tim Wellens (BEL/UAE Team Emirates-XRG) - 3:29:31

2. Thomas Pidcock (GBR/Pinarello-Q36.5) a 0:48

3. Benoit Cosnefroy (FRA/UAE Team Emirates-XRG) a 1:04

4. Iván Romeo (SPA/Movistar) a 1:07

5. Gianni Vermeersch (BEL/Red Bull - BORA - hansgrohe) a 1:07

6. Pello Bilbao (SPA/Bahrain-Victorious) a 1:16

7. Igor Arrieta (SPA/UAE Team Emirates-XRG) a 1:20

8. Matej Mohoric (SLO/Bahrain-Victorious) 1:32

9. Lukás Kubis (SVK/Unibet Rose Rockets) a 1:51

10. Attila Valter (HUN/Bahrain-Victorious) a 2:38 


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COMMENTI
Jaen
16 febbraio 2026 17:21 Daniele Tattini
Bella vittoria di Wellens. Certo è che non sono gli sterrati del senese, sono brutte tutte le strade, avevo visto la vittoria di Pogacar ma mi sembra che ora sono ancora peggio

Il dominio dell'Uae
16 febbraio 2026 17:51 ghorio
Sinceramente rimango davvero sconcertato dal dominio dell'Uae: sembra che le altre squadre corrano per la presenza o quasi. A questo punto i direttori sportivi, preparatori e strateghi vari delle altre squadre dovrebbero rivedere le loro strategie di corsa.

@ghorio
16 febbraio 2026 19:47 Ottavo Pianeta
La sua visione del ciclismo mi lascia sconcertato. Sembra che per lei chiunque può battere chiunque basta andare più forti, essere più veloci, organizzarsi meglio. E chi non vince sembra non lo voglia fare. Sembra che per lei ci dovrebbero essere le volate in salita con 20 corridori anche in una tappa di montagna con 5mila metri di dislivello, che problema c'è? Basta pedalare più forte.
Ma.consiferare che la Uae anche se non le piace ha sfiorato le 100 vittorie lo scorso anno e hanno parecchi uomini in grado di vincere? E considerare che gli altri non sono amatori chr vanno a fare una gran fondo con qualche pro tanto per vedere come vanno? Sono professionisti chr fanno una vita di sacrifici e danno l'anima per essere in forma e provare a vincere?

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