Ma te la senti?, gli domandò Pantani. Ma sì, rispose Konyshev. Ma guarda che ogni figlio nasce una sola volta nella sua vita e anche nella tua, gli spiegò Pantani. Ma io voglio aiutarti a vincere anche il Tour, ribatté Konyshev.
Quanti ma. Era il giugno del 1998. Marco (c’è un ma – un ma iniziale - anche in Marco) Pantani aveva appena vinto il Giro d’Italia e stava allestendo la squadra che lo avrebbe sostenuto anche al Tour de France. Dimitri Konyshev, Dima (e c’è un ma – un ma finale - anche in Dima), era fondamentale: nelle tappe di pianura, discese e saliscendi. Talento, classe, esperienza avrebbero potuto eleggerlo capitano in qualsiasi squadra, ma quell’anno Dima, 32 anni (quattro più del suo capitano), russo, aveva preferito fare il gregario – ma sì, gregario, anche se di lusso – di Pantani nella Mercatone Uno. Ma c’era un ma, altro ma, un ma più resistente degli altri: la moglie di Dima aspettava un figlio. “Ma io voglio aiutarti a vincere anche il Tour” fu detto da Konyshev in modo così deciso che stavolta fu il capitano a obbedire al gregario.
Quel Tour cominciò l’11 luglio in Irlanda a Dublino, cominciò con un cronoprologo individuale di 5,6 km, e almeno per Pantani cominciò male: 181° (su 189, e fra gli ultimi 10 c’erano ben sette italiani), a 48” dal vincitore Chris Boardman e a 43” dal diretto avversario Jan Ullrich. “Poi non c’era giorno che Marco non mi chiedesse se a casa mia ci fossero novità – racconta Dima -. E non c’era giorno che Marco non mi ricordasse che in qualsiasi momento sarei potuto – forse usò la parola dovuto - tornare casa”. Anche perché, nel frattempo, c’era stata qualche complicazione. Konyshev (e soprattutto sua moglie) tenne duro fino al 20 luglio, quando il Tour giunse a Pau, il ritardo di Pantani si era dilatato fino a oltre 8’ dalla maglia gialla Laurent Desbiens e a più di 5’ da Ullrich, Konyshev era giunto al traguardo 168° e ultimo a più di mezz’ora. “Il giorno dopo, ottenuto il consenso, anzi, obbedito all’ordine di Pantani, abbandonai la corsa e tornai a casa”. Quattro giorni più tardi, il 25 luglio, a Verona, sarebbe nato Alexander. Ma la riscossa era nell’aria. Il 27 luglio Pantani avrebbe trionfato a Les Deux Alpes, primo al traguardo e primo in classifica, il 2 agosto avrebbe esibito e celebrato la maglia gialla sotto l’Arco di trionfo a Parigi. Grazie anche a Dima.
Ventidue anni fa Pantani – aveva 34 anni - morì. Le circostanze non sono mai state chiarite. “Ma è chiaro che Marco era una persona speciale – dice Konyshev, oggi direttore sportivo della Padovani -. Per la sua sensibilità, per la sua coscienza, per la sua umanità”.