La campagna del medio oriente si chiude, come di consueto, con l’UAE Tour, l’unica che, per ora, appartiene al circuito WorldTour. Naturalmente la corsa ha radici molto recenti - il Paese ha cominciato ad arricchirsi tra gli anni ’60 e ’70 col petrolio -, esiste con questo nome dal 2019, dopo la fusione di Dubai Tour (nato nel 2014) e Abu Dhabi Tour (2015), organizzate a loro volta da RCS Sport.
Il campione in carica è niente meno che Tadej Pogačar, che ha vinto 3 volte la corsa di casa della sua squadra, mentre mai un italiano è riuscito a imporsi, con Giulio Ciccone che è stato il primo a salire sul podio finale lo scorso anno, secondo. La gara sarà trasmessa in diretta sia sui canali Discovery+ che su RaiSport, e TuttoBiciWeb sarà sul posto per raccontarvi gara e corridori.
IL PERCORSO
La corsa si sviluppa attorno alle due città che fanno da cuore agli Emirati Arabi, Abu Dhabi e Dubai, spingendosi sia verso il Deserto Arabico sia verso la catena montuosa dei monti Hajar Orientali, che scende in Oman e corre lungo il margine orientale della Penisola Arabica.
La prima tappa è quella più desertica di tutte, quindi occhio anche ai ventagli, da Madinat Zayed Majlis a Liwa Palace per 144 km, perché si spingerà fino alle grandi dune del deserto di Liwa. Proprio per questo la frazione è costellata di semplici up and down - compreso l’anello ciclabile di Moreeb Dune di 18,1 km da ripetere due volte - che però metteranno un po’ di fatica sulle gambe dei corridori. Il finale verso la fortezza di Liwa tende all’insù, con gli ultimi 1500 metri che salgono al 4% e costringeranno gli sprinter agli straordinari.
La seconda tappa si sposta ad Abu Dhabi, precisamente nell’isola artificiale di Hudayriyat, che affaccia sul Golfo Persico, dove andrà in scena una cronometro pianeggiante di 12,2 km all’interno di un interessante percorso ciclistico. La grande novità di questa edizione dell’UAE Tour è rappresentata dalla Tappa 3, quando andrà in scena un inedito e super impegnativo arrivo in salita. Dalla città costiera di Umm al-Qaywayn, dopo 183 km, si arriva infatti a Jebrel Mobrah, 13,2 km di scalata all’8,1% di pendenza media, con gli ultimi 6,8 km che salgono all’11,8%. Un vero e proprio Zoncolan degli Emirati, con l’aggravante che siamo a febbraio e i corridori stanno ancora costruendo la condizione.
Il quarto giorno ci si sposta a Fujairah, che affaccia sul golfo dell’Oman e ospita partenza e arrivo di una tappa lunga 182 km. Ci si spingerà all’interno dei monti Hajar, senza però affrontare salite particolarmente impegnative, motivo per cui la vittoria dovrebbe essere un affare per i velocisti. Così come la Tappa 5, la tappa di Dubai, che parte dall’Al Mamzar Park e arriva alla Smart University di Hamdan Bin Mohammed per un totale di 166 km privi di difficoltà altimetriche.
La Tappa 6 è quella che metterà il punto esclamativo sulla classifica generale: si parte dall’Al Ain Museum e si arriva in quota a Jebel Hafeet, salita ormai simbolo della corsa, dove negli anni hanno vinto corridori come Alejandro Valverde, Adam Yates e Tadej Pogačar (4 volte), ma anche Elisa Longo Borghini per ben 3 volte, l’ultima non più tardi di 7 giorni fa. La scalata misura 10,6 km con una pendenza media del 6,9% e di solito la selezione non manca. Curiosità: Jebel Hafeet non fa parte dei monti Hajar, ma è una propaggine montuosa autonoma che, praticamente, si slancia in mezzo al deserto di Al Ain.
L’ultima frazione si svolgerà interamente ad Abu Dhabi, con partenza dallo Zayed National Museum, passaggi davanti alla Grande Moschea e al circuito di F1 di Yas Marina, e arrivo al Breakwater dopo 149 km, dove andrà in scena un’ultima, elettrizzante, volata.
(Altimetria in copertina)
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