Una storia che finisce? Diciamo meglio, una storia che continuerà in una nuova veste, museale e divulgativa. Certo una pagina che si chiude proprio come la bottega di Alfiero e Gianni Di Lorenzo, punto di riferimento per tutti i ciclisti monzesi, brianzoli e non solo.
Dopo cinquant’anni di attività «Di Lorenzo» ha chiuso e gran parte dei cimeli finiranno al Museo della Bicicletta di Concorezzo. Una passione nata da lontano: era stato papà Arturo, classe 1922, a scegliere il ciclismo, prima come corridore, poi come costruttore e meccanico. È stato lui a far crescere i figli tra i campioni più grandi del nostro sport.
Tanto Alfiero che Gianni balzarono in sella per gareggiare: il primo ricorda la vittoria ottenuta nel 1971 ai Campionati Italiani delle Forze armate battendo Francesco Moser in volata e poi la scelta di dedicarsi al negozio, Gianni invece è stato professionista con la Bianchi, con la Molteni di Eddy Merckx, con la e con la Magniflex chiudendo la carriera anzitempo dopo un brutto incidente al ginocchio».
Gianni intraprese la carriera di meccanico e seguì in particolare un ragazzino magro dal grande talento: Gianni Bugno. «Con le nostre biciclette fummo i primi a credere in lui — ricordano i fratelli Di Lorenzo —. Avevamo capito subito che era un fuoriclasse».
Le strade di Gianni incrociarono anche altri campioni come Claudio Chiappucci e un giovane Marco Pantani ai tempi della Carrera fino agli ultimi anni di attività con Vincenzo Nibali alla Liquigas.
Ma il campione del cuore resta Gianni Bugno, un amico che è sempre stato presenza fissa anche in negozio e che ora guarderà quella saracinesca chiusa con un po’ di nostalgia.