Se il Cappellaio Matto e Alice nel Paese delle Meraviglie tanti anni fa sdoganarono la nozione di non compleanno, ieri Marco Bonarrigo ha creato quella di… non presentazione. Così infatti l'apprezzato collega del Corriere della Sera ha tenuto a definire la serata nella quale ha chiamato a raccolta nella Sala Bergognone del Comune di Nerviano (nell'Alto Milanese) il nostro direttore Pier Augusto Stagi nel ruolo di moderatore, e illustri ospiti di nome Cristiano De Rosa, Gianni Bugno, Beppe Saronni, Antonio La Torre (professore e direttore tecnico dell'atletica leggera azzurra) e, in collegamento da remoto, Luca Guercilena. L'occasione, quasi il pretesto en passant, è l'uscita del libro di Bonarrigo "Pogacar, il re schivo" edito da Solferino Libri, in cui l'autore, alla ricerca dell'umanità del ciclismo in un periodo storico dove lo sport e i suoi eroi sono sempre meno avvicinabili e narrabili dal vivo, ritrova tale umanità nella vita normalissimamente grande (o grandemente normalissima) del fenomeno Tadej. Per farlo, Bonarrigo si è recato in Slovenia nei luoghi del fuoriclasse della UAE, cogliendo l'attimo per ravvisare anche il lavoro eccezionale svolto dal Paese ex-jugoslavo nella promozione dello sport fin da piccoli.
Un momento decisivo della storia di Pogacar è stato poi raccontato da Saronni, che gli fece firmare un pre-accordo per il passaggio a professionista tramite scrittura privata, al termine di una "triangolazione di segnalazioni" proveniente da Andrej Hauptman e Fabrizio Bontempi, con tanto di aneddoto su quella tappa del Giro del Friuli dove un Under 23 Tadej scherzò in sloveno con Hauptman e poi vinse con irrisoria facilità attaccando esattamente dove dichiarato nel dialogo all'ammiraglia col direttore sportivo. Sotto gli occhi sbalorditi di Saronni, che sarebbero divenuti quelli degli amanti del ciclismo negli anni a venire.
Tra questi amanti del ciclismo c'è pure un grand'uomo di sport come il prof. La Torre, ammirato dall'allegria e dall'entusiasmo trasmessi dal "bimbo sloveno" col suo modo di correre e di attaccare. Non poteva mancare inoltre un accostamento col mondo dell'atletica, un paragone che assume le sembianze di un… salto in alto, molto in alto, un salto con l'asta ad essere precisi: Pogacar come Duplantis, dominatori incontrastati ma amati da tutti, per il bene che fanno al movimento e la freschezza nel modo di porsi e comunicare.
Parere pienamente condiviso da un dirigente avversario di Pogacar e la UAE, ovvero Guercilena. E qui il discorso comincia ad ampliarsi e abbracciare massimi sistemi del ciclismo, come nelle intenzioni di Bonarrigo e Stagi per questa non presentazione. Il team manager della Lidl Trek ha parlato della iper-professionalizzazione di questo sport, coi top team che superano i 200 dipendenti e i 35 milioni di budget annuo, e ha lanciato una previsione: un domani i migliori ProTeam confluiranno in un World Tour da circa 25 squadre e la categoria Professional scomparirà.
Di differenti auspici, su tutta la linea tenuta fino a quel momento, Bugno. Capofila del partito che ritiene "scontato" il ciclismo di Pogacar, il supercampione nato a Brugg ha disegnato una sua ricetta per il futuro: diminuzione del World Tour a 10 massimo 12 squadre, per dare molto più spazio alle Professional nelle grandi corse e migliorare così la crescita dei talenti e la redistribuzione delle forze in gioco; a proposito di redistribuzione, diritti tv che siano destinati anche alle squadre e non soltanto agli organizzatori; ridisegno dei percorsi di gara, andando sempre più nella direzione dei circuiti per invogliare il pubblico ad andare a vedere le gare. E a quel punto, come paventato già da diversi organizzatori, in uno specifico punto del circuito dove si concentra il grosso di spettacolo e spettatori, prevedere delle aree a pagamento con servizi ad hoc.
Chiosa di classe, infine, da parte di De Rosa. Il ciclismo di oggi è un laboratorio di idee che rende super stimolante essere costruttori di bici, ma soprattutto in Italia è ostacolato dal problema a tratti tragico della sicurezza sulle strade, che va a danneggiare gli amanti e gli utilizzatori di uno dei più formidabili strumenti di libertà dell'essere umano: la bicicletta.