
Jasper PHILIPSEN. 10 e lode. È un gatto, ma è soprattutto un fantasmino: non lo vedi, ma alla fine sbuca da tutte le parti. Da disaster a magister, chiamatelo come volete, forse è il caso di chiamarlo semplicemente con il suo nome e il suo cognome, Jasper Philipsen, il più forte velocista del globo. Dieci vittorie al Tour, cinque alla Vuelta, nemmeno una al Giro anche perché non l’ha mai corso (chissà perché). Quinta stagionale, 56 in carriera, sedici per la Alpencin, numeri da campione assoluto.
Elia VIVIANI. 10. A 36 anni è ancora lì a lottare con questi ragazzi che lo rendono ragazzo. Lotto superlativa, lui magistrale. A livello di volata se Philipsen è un maestro, Elia non è solo profeta, ma rettore. Magnifico rettore del velocismo mondiale, che si butta, si infila, si sposta, si scosta, accelera e sprinta e arriva lì, secondo, per un niente. Niente: la giuria lo declassa, perché si sposta dal centro alle transenne, rallenta Philipsen che grida e lui lo lascia passare. Niente, le giurie di oggi guardano il capello. Niente da fare, le giurie di oggi guardano quello che vogliono loro (declassato anche Coquard), ma per i miei canoni è pulitissima, ma sono boomer, sono fuori dal tempo. Niente, anche per me. Per Elia tre pugni sul manubrio, per la rabbia. La testa china, per la fatica. Il fiato corto, per lo scoramento. Gli occhi tristi, per un’occasione mancata. Ma che bello questo ragazzo eterno che versa lacrime di amarezza, che sprinta come si deve, che si comporta come conviene, che parla con tono lieve e la speranza che possa proseguire, spostando più in là una pensione: a lui, a noi, conviene. Domanda: ma alle nostre Professional, un professionista di questo calibro e di queste fattezze, proprio non interessava?
Ethan VERNON. 8. Il 25enne della Israel lotta per la tappa, lotta per la maglia verde, lotta fino in fondo e, dopo il declassamento di Elia, chiude secondo.
Arne MARIT. 7,5. Il 26enne belga della Intermarche Wanty si getta nella mischia con coraggio e lucidità e ne esce tra gli applausi.
Anders FOLDAGER. 6,5. Il danese della Jayco AlUla cerca di restare là davanti e alla fine il 24enne di Skive qualcosa porta a casa.
Ben TURNER. 5. Filippo Ganna lo porta alla grande in zona sprint, ma il britannico si perde nei flutti di una volata tempestosa.
Mads PEDERSEN. 6. La volata la fa in pratica da solo, cercando di trovare lo spunto, lo spazio, lo slancio. Niente di tutto questo, chiude 9° per declassamento di Viviani e Coquard. La consolazione è che si aggiudica la volata di gruppo del traguardo volante valida per il quarto posto, precedendo nell’ordine due uomini Israel: Vernon e Stewart. Insomma, la maglia verde è sempre sua con 9 punti di vantaggio su Vernon e 12 su Philipsen: che lotta!
Sergio SAMITIER. 7,5. È il più esperto, nonché unico corridore World Tour del trio, del terzetto che oggi lascia un segno profondo in questa tappa dominata dalla noia e da una media turistica. Chiaro che i tre fanno quello che possono e lo fanno anche molto bene. Si mettono in gioco e giocano, fino alla fine o quasi. Con il corridore della Cofidis i connazionali Joan Bou (Caja Rural) e Jose Luis Faura (Burgos Burpellet). Il 29enne corridore Cofidis si aggiudica anche il traguardo volante di giornata, Faura e Bou, transitano in quest'ordine senza sprintare. I tre vengono ripresi dal gruppo dopo 146 km di fuga: a 17 km dal traguardo.
Luca VERGALLITO. 17. Ieri non è partito il 27enne milanese per problemi intestinali, oggi stessa sorte tocca al 27enne corridore uruguagio Eric Fagundez (Burgos-Burpellet-BH) e George Bennett (Israel Premier Tech).