L'ORA DEL PASTO. ADDIO A BATTISTA MONTI, TESTA MATTA E CUORE GRANDE

LUTTO | 06/01/2023 | 08:12
di Marco Pastonesi

Tour de l’Avenir 1965. Francia, ma la prima tappa si correva in Germania, l’ultima in Spagna, 13 tappe per quasi 2200 km, a squadre nazionali. L’Italia, commissario tecnico Elio Rimedio, elegge capitano Battista Monti. Alla seconda tappa, arrivo a Eupen, Belgio, Monti cade e ad aspettarlo non ci sono tutti gli azzurri, ma solo due. Monti si arrabbia: e prende un quarto d’ora. La sera, in albergo, a tavola, fa fuoco e fiamme: chi c’era, racconta di posate che saltavano e di piatti che volavano. “Domani vinco – giura Monti andandosene in camera senza salutare – e faccio le valigie”. E’ di parola: otto uomini in fuga, lui primo a Liegi, poi le valigie e, senza salutare, a casa.


Battista Monti, a 78 anni, è andato in fuga, quella definitiva, il 28 novembre. Un funerale intimo, bel modo per ammettere che di gente, a salutarlo per sempre, ce n’era poca. Due giorni prima della morte di Davide Rebellin, tre di Ercole Baldini: battuti per distacco in un ciclo di giorni neri. Moglie, figlie, qualche conoscente, qualche amico, gli altri trattenuti a casa da mali stagionali o circostanze impreviste, molti altri avrebbero saputo della morte solo a cerimonia archiviata. Anche noi di tuttobiciweb. Ne chiediamo scusa arrivando solo adesso, fuori tempo massimo.


Aveva 78 anni, Tista. Era nato a Ponticelli, una frazione di Imola, dove la strada si fa montanara verso il Mugello, dove l’Emilia è già Romagna, e nelle case ti offrono un bicchiere di vino, non di acqua. L’origine operaia, l’infanzia dura, la morte del padre, la presenza del patrigno, la bici come compagnia, il ciclismo come riscatto, forse il talento, certo la forza. E il carattere. Che carattere. Caratterino e caratteraccio. Fatto a modo suo, descritto rustico, scorbutico, irrequieto, impulsivo, originale, ribelle, però con un cuore grande così. Diceva quello che pensava. Pensava quello che diceva. Ipocrisia zero, sincerità sempre. E si sa che a dire quello che si pensa e a pensare quello che si dice, di strada, non se ne può fare tanta. E invece Tista ne fece: tre anni da protagonista fra gli allievi, Gruppo sportivo Ronchini di Casalfiumanese, protagonista anche fra i dilettanti, Pedale Ravennate, la rivalità con quelli della Rinascita, le liti con gli avversari e anche con i compagni, vittorie prestigiose, la Coppa Burci a Firenze, il Trofeo Piva a Treviso, il Gran premio Cuoio e Pelli a Santa Croce sull’Arno, il Gran premio di Camaiore, per dirne solo quattro dove a vincere non erano mai corridori casuali o improvvisati.

La Coppa Burci, per esempio. Anno 1965. In macchina con Giuseppe Poli, ferrarese di Santa Maria Codefiume, altra testa mezza matta, soprannome Tango. Tango tira su la bici, ma lascia giù una ruota. Una ruota della bici di Tista. Quando se ne accorgono, Tista vuole tornare indietro, Tango dice che è troppo tardi. Tista non vuole neanche prendere il via, poi invece si sfoga e vince per distacco.

Il Giro delle Antiche Romagne, per esempio. Anno 1965. Tista conquista la terza tappa, sembra poter dominare la corsa nonostante il prodigarsi di Claudio Michelotto, finché Renzo Bagnoli, il patron della Sammontana, che ha trasformato una latteria in un bar, il bar in una gelateria, la gelateria in un’industria, e l’industria anche in una squadra di ciclismo, chiama Rimedio e gli annuncia che quel Giro delle Antiche Romagne lo vuole vincere lui. Cioè: Michelotto. Rimedio convoca Michelotto e Monti: tu, e indica Michelotto, arriverai primo, e tu, e indica Monti, secondo, ma al Tour de l’Avenir sarai il capitano. Monti obbedisce. L’ultima maledettissima volta in cui avrebbe obbedito. E sarebbe stato di parola.

Il Mondiale dilettanti, per esempio. Anno 1965. Dopo il Tour de l’Avenir Rimedio dichiara, anche su “Stadio”, che Monti non sarebbe andato mai più, “mai più”, in Nazionale. Ma Tista, su tre premondiali, due ne vince e l’altra arriva secondo, e a furor di popolo viene convocato. A Lasarte-Oria, in Spagna, si lascia sfuggire il francese Jacques Botherel. Deluso, o primo o niente, si disinteressa del secondo posto, allo spagnolo José Manuel Lasa, e finisce terzo.

Professionista. Il primo anno, il 1966, alla Salvarani, voluto da Luciano Pezzi. L’esordio, libero di fare la propria corsa, al Trofeo Laigueglia: sesto. La libertà finisce lì: da adesso in poi, gli comanda Pezzi, gregario di Felice Gimondi. Tista si arrabbia: Gimondi si attacca ai miei pantaloncini, Gimondi mi strappa i miei pantaloncini, Gimondi... Pezzi, al Giro, lo lascia a casa. Pezzi, al Tour, lo lascia a casa. Pezzi, a fine stagione, lo lascia a spasso. Tista ne ha abbastanza. Ma Romano Cenni lo vuole alla Germanvox nel 1967. Ottavo al Laigueglia, un terzo di tappa dietro a Rik Van Looy e a Tom Simpson al Giro di Sardegna, la verità è che ha vinto lui, tant’è che è lo stesso Simpson a rivolgersi alla giuria per contestare l’arrivo ufficiale e assegnare la vittoria a Monti. Tista ne ha abbastanza. Ma Cenni insiste e lo vuole alla Germanvox anche nel 1968. Dopo la Milano-Vignola e prima del Giro d’Italia, Tista scende dalla bici. Viene assunto in Comune: prima becchino, poi stradino. Sì, meglio lo stradino che il becchino. Il richiamo dell’aria e dell’asfalto. Sì, meglio lo stradino dello stradista. Nessuno che ti dica devi fare questo e quello, devi spingere e tirare, devi portare e sopportare chi si attacca e ti strappa i pantaloncini.

“Da dilettante era fortissimo – spiega Pierino Primavera -, ne ho visti pochissimi come lui. Neppure in allenamento riuscivamo a stargli dietro”. “Da professionista fu una meteora – ricorda Pietro Partesotti -, arrivò e scomparve”. “Ne parlavano molto bene – dice Roberto Poggiali -, ma rimasero solo le parole”. “Nelle battaglie e nei duelli fra Pedale Ravennate e Rinascita noi approfittavamo per cogliere le briciole – racconta Renato Laghi –. Monti era un cavallo pazzo, aveva numeri da campione, non la testa di un gregario”. “Tista si esiliò dal ciclismo – dice Salvatore Mongardi -. Solo un paio di volte accettò di essere invitato a pranzo dagli storici sponsor del Pedale Ravennate. Tutto bene finché non si cominciò a parlare di politica. E lui, di siistra, anzi, di estrema sinistra, ne aveva per tutti e non si fermava più”. “Pedalava con le gambe larghe, ma aveva un motore fuori norma – aggiunge Franco Gatti -. Collo corto, torace alla Coppi, sette litri d’aria: un fenomeno. Ma ogni tanto sgarrava, capace, da solo, di divorare un salame o un cocomero interi, o di trangugiare un vassoio di gelato. Il mondo del ciclismo, anzi, il mondo in generale gli andava stretto. Ogni occasione era buona per mettere le cose in chiaro. O in polemica. O in rissa”.

Gli ultimi anni Battista Monti detto Tista, pensionato ed esiliato, si è come spento, forse confuso, chissà, fra i suoi ricordi, le sue vittorie, le sue polemiche, le sue risse, il suo cuore grande così.

 

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
È Louis Barré il dominatore della sesta tappa del Tour de Pologne, la tappa regina da Bukovina Resort a Bukowina Tatrzańska di 125, 5 km. Il francese della Visma Lease a Bike ha piazzato il suo attacco sulla salita finale e ha...


Parla italiano l'ultima tappa della Vuelta a Burgos 2026. Grazie ad un decisivo allungo portato a 1400 metri dal traguardo, ad aggiudicarsi l'atto conclusivo della breve corsa spagnola (la Caleruega-Lagunas de Neila di 137 chilometri) è stato infatti Giulio Pellizzari (Red...


Riccardo Vesco aggiunge un altro sigillo alla sua stagione di crescita continua: il brianzolo di Besana Brianza, 17 anni, conquista il Memorial Paolo Salvatico per juniores, imponendosi al fotofinish nella classica da Piasco a Lemma (Cn). Una volata da brividi,...


Il mondo del ciclismo piange la scomparsa di William Donati, padre di Alessandro Donati, attuale direttore sportivo della Bardiani CSF Faizanè 7 Saber. Classe 1946, originario di Pescara, William si è spento nelle scorse ore lasciando un vuoto profondo nella...


Non è il caso di ritirare fuori l’immagine di Tommy Smith e John Carlos sul podio a Città del Messico alle Olimpiadi 1968. Nessuna mano guantata, nessun pugno chiuso, nessuna testa china, anche se il gesto ha fatto scalpore, perché...


Storie di ordinaria follia stradale, storie di intolleranza, storie che non vorremmo mai raccontare e che, purtroppo, spesso superano l’immaginazione. Un automobilista ha investito un gruppo di ciclisti a Lanzo Torinese, in provincia di Torino: non una, ma due volte,...


Il Tour de France Femmes ha toccato vette altissime. No, questa volta non ci riferiamo a salite e passi d’alta montagna ma ai dati d’ascolto, in particolare della frazione regina che ieri si è conclusa in cima al  Mont Ventoux...


Il Tour de France Femmes perde un'altra delle sue regine, Pauline Ferrand Prevot non prenderà il via dell'ottava tappa in programma oggi da Sisteron a Nizza. «Purtroppo Pauline non si sentiva bene questa mattina. In accordo con lo staff medico...


E' ancora un sabato di festa per la Bft Burzoni VO2 Team Pink, che a sette giorni esatti dalla conquista del titolo italiano cronosquadre Donne Juniores a Codroipo torna ad esultare, questa volta in Piemonte. A Ornavasso, nel settimo Trofeo...


Che tipo di ciclisti siete? Come è maturata la vostra passione? Siete quelli che salgono in bici e vanno senza farsi troppe domande, o vi andrebbe di capire meglio cosa succede durante lo sforzo sui pedali? Usate un cardiofrequenzimetro o i...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra