L'ORA DEL PASTO. QUELL'ERRORE CHE FA TANTO GRONCHI ROSA

LIBRI | 10/01/2022 | 07:19
di Marco Pastonesi

Si chiama copia staffetta. E’ il libro (forse anche il giornale o la rivista) neonato, fresco di stampa, nella primissima copia che arriva in redazione: da guardare, da accarezzare, da annusare, da sfogliare prima ancora che da leggere. Una creatura che, dopo una più o meno lunga, ma comunque amorosa e sofferta gestazione, finalmente vede la luce e viene al mondo. Un istante magico.


Succede così anche per “Dell’andare in montagna e altre amabili ascensioni”, a cura di Francesca Cosi e Alessandra Repossi. E’ la terza delle antologie di Ediciclo, dopo “Del camminare e altre distrazioni”, dedicata a viandanti e sognatori, e “Dell’andare in bicicletta e altre divagazioni”, destinata a ciclisti e – sempre – sognatori. La copia staffetta viene ammirata, palpata, aspirata, infine aperta, posando lo sguardo qua e là, con leggerezza, come per il timore di sgualcirla.


All’improvviso, però, un’occhiata si traduce in un sussulto quando sfiora sulla parola “velocipede”, e in una scossa quando cade sulla parola “ciclisti”, e in un elettroshock quando piomba sulla parola “manubri”. E quel volo leggiadro si trasforma in un tuffo a precipizio, nel vuoto, senza rete. Che cosa c’entra “velocipede” con l’andare in montagna? Forse che i “ciclisti” siano da considerarsi fra le altre amabili ascensioni? Ma come la mettiamo con i “manubri”? Ci dev’essere un errore di stampa.

Si chiamano, genericamente, errori di stampa, ma dentro c’è di tutto: a volte l’imprecisione dell’autore, spesso la distrazione del redattore, o l’assenza del correttore di bozze, o l’invadenza del correttore automatico, o l’approssimazione di un’operazione copia e incolla, o la sbadatezza di un tipografo, o perfino la memoria di una pagina di cui non è stata cancellata la precedente versione. Ed è quello che è successo stavolta: dopo la prefazione a questo “Dell’andare in montagna” di Linda Cottino è stata lasciata la prefazione al precedente “Dell’andare in bicicletta” di Marco Pastonesi.

Un disastro. Duemilacinquecento copie stampate da Ediciclo, attese dai distributori e prenotate dalle librerie. Mandarle al macero significherebbe, oltre tutto, avere sprecato non solo tanti soldi ma anche 850 chili di carta in un momento in cui non c’è abbastanza carta per produrre i libri (e infatti i prezzi – si tratta di poco amabili ascensioni - sono notevolmente saliti), tanto da costringere gli editori a selezionare le opere da stampare o ristampare. Così, anche per un senso di responsabilità ecologica, e pur con qualche fondato timore, Ediciclo decide di uscire comunque con il suo “particolare” libro, abbassandone il prezzo (da 22 a 20 euro) e spiegando ai lettori l’incidente (non riconoscere un errore, si sa, è un altro errore). Risultato: una sorta di Gronchi Rosa librario, originale forma di promozione, piccolo successo di marketing, con tanto di invito a “Fahrenheit”, programma di culto dedicato ai libri su Rai Radio 3.

Innocentemente coinvolto in questa avventura, mi ritengo privilegiato dalla ristampa della mia prefazione - anche se involontaria e indesiderata - all’antologia sul pedalare. Chissà mai che un lettore di Bonatti e Messner non passi a Coppi e Colbrelli, che un appassionato di Bianco e Cervino non scopra Mortirolo e Zoncolan, che un affezionato alle cordate non si leghi ai tornanti, che un frequentatore di pareti non familiarizzi anche con i muri.

Un autore che parla dei propri libri – dicono – è insopportabile almeno quanto una madre che parli dei propri figli. Stavolta anch’io invoco la clemenza della corte: il caso, lasciatemelo dire, è eccezionale.

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