ALIMENTAZIONE, I SEGRETI DI UN CUOCO AL TOUR

PROFESSIONISTI | 14/09/2020 | 07:45
di Francesca Monzone

L’alimentazione di un atleta è importante, è la vera benzina che aiuta il corridore a raggiungere il successo. In corsa non tutti i giorni sono uguali e quindi anche quello che si mangia segue un ordine preciso. Cambiano gli ingredienti e cambiano anche la calorie, passando dalle 3000 di una tappa pianeggiante fino a raggiungere le quasi 5000 di una tappa di montagna. A spiegarci come mangiano i corridori è Gianpaolo Cabassi, oggi cuoco dell’Israel Start Up Nation, ma che in tanti anni di attività, ha fatto mangiare anche atleti della Trek-Segafredo e della Katusha.


Quanto è cambiata oggi la dieta di un atleta?
“Tantissimo, perché la tecnologia è arrivata fin dentro ai piatti dei nostri corridori. L’alimentazione di chi fa sport ad altissimi livelli è un aspetto estremamente importante, perché una dieta sbagliata può rovinare il risultato in gara”.


Chi decide cosa deve essere messo a tavola?
“Ci sono più figure professionali che si muovono in modo sinergico per una giusta alimentazione. C’è il nutrizionista e in alcuni casi il dietologo e poi ci sono io che ho il compito di rendere il più appetibile possibile le portate. E’ importante che un atleta abbia un piatto invitante e che non si senta costretto a seguire una dieta medica”.

Come vengono scelti gli alimenti e le dosi?
“Ogni ciclista ha una sua dieta con il fabbisogno calorico e si aiuta con una bilancia per gestire le grammature. Gli ingredienti sono tutti di prima qualità con filiera controllata e nel mio caso provenienti tutti dall’Italia. I prodotti italiani a mio avviso sono tra i migliori in assoluto anche da un punto di vista del controllo sanitario. Per tanto i miei ragazzi mangiano pasta, formaggio e carne proveniente da aziende italiane. Anche il vino è italiano”.

Ai corridori è permesso bere del vino?
“La sera prima del giorno di riposo possono bere un bicchiere di vino o una birra. Il vino poi lo uso anche in cucina, attraverso la cottura l’alcol evapora e al cibo rimane il sapore del vino”.

Come sono organizzati i pasti?
“La nostra è una squadra con ragazzi che vengono da tutto il mondo per tanto anche le abitudini alimentari sono diverse. La mattina abbiamo pasta e riso bianco o cereali fino al porridge. Con frutta fresca e confetture. Poi ci sono anche atleti che per questioni dietetiche non assumono glutine. Il pranzo non è preparato da me, sono i massaggiatori che lo gestiscono con gli atleti, si va dal panino con la nutella e banana, a miele e marmellata. Io poi mi occupo della cena, che inizia sempre con un buffet e poi ci sono le portate con primo e secondo, fino ad arrivare al dolce e frutta”.

Ieri c'è stata una tappa di montagna molto impegnativa, cosa ha preparato ai suoi corridori alla vigilia?
“La pasta con ricotta, pomodoro e melanzane oppure bianca senza glutine, lenticchie con porro brasato e straccetti di salmone con torta salata con broccoli e carote. Ho preparato anche pollo in insalata con scalogno e scaglie di parmigiano, crostoni di formaggio di capra, frutta yogurt e cramble alle mele”.

Lei ha detto che anche l’occhio vuole la sua parte, quali sono i piatti che maggiormente piacciono alla sua squadra?
“Il risotto piace tantissimo e può essere preparato in tanti modi, a loro piace molto quando lo faccio con il vino o allo zafferano o ancora alla parmigiana.  Anche la pasta al pesto che faccio personalmente io è molto gradita. Per quanto riguarda la carne, piace molto il pollo con l’avocado. Anche le crostate e il tiramisù sono gradite moltissimo”.

Come capisce che le sue portate hanno avuto successo?
“Solitamente non lasciano mai nulla nei piatti e poi nel corso degli anni i ragazzi mi hanno fatto tanti complimenti, ringraziandomi, perché anche questo vuol dire prendersi cura di loro”.

Lei è uno dei cuochi con maggior esperienza nel Worldtour. Come si trova nella Israel Start Up Nation?
“Mi trovo benissimo, perché il nostro è un rapporto basato molto sulla fiducia, mi hanno scelto e mi fanno svolgere il mio lavoro nel migliore dei modi. Sono molto professionali ma anche attenti all’aspetto umano. Nella prima settimana di corsa, è morto mio padre Luigi e io ero qui al Tour. Hanno capito la situazione e mi hanno dato la possibilità di tornare a casa e dare l’ultimo saluto a mio padre e vivere quei momenti vicino alla mia famiglia. Questa è veramente una squadra fantastica, è una formazione giovane, ma stanno crescendo velocemente”.

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