L'ORA DEL PASTO. RESISTENZA CASALINGA? PERLE D'ARCHIVIO - 27

STORIA | 08/04/2020 | 07:31
di Marco Pastonesi

 


La quarantena è una buona occasione per rimediare a omissioni e dimenticanze. Così, finalmente, ecco Luciano Soave, ieri gregario, oggi artista.


“Ero un coppiano. Stravedevo per lui. Quando morì, piansi. Avevo 17 anni”.

“L’unica cosa in cui avrei potuto rivaleggiare con Coppi era nel numero degli incidenti. Il primo fu il più dannoso. Avevo 15 anni quando un’auto m’investì e mi fece volare per 20 metri. Mi rovinai il ginocchio sinistro, oltre a un paio di vertebre. Da quel giorno pedalai con un gamba e mezza, ma senza dirlo in famiglia, altrimenti mi avrebbero fatto smettere di correre e ricominciare a studiare. E io non ero fatto per rimanere fermo dietro a un banco”.

“Un’altra volta ci rimisi metà mano sinistra, e poi fu un incidente via l’altro. Però dentro di me c’era una molla sempre pronta a rilanciarmi. Lo dico sempre ai genitori: se vostro figlio non ha voglia, è dura, anzi, impossibile convincerlo a continuare. Lo sport, e non solo il ciclismo, è una vocazione”.

“Dilettante, correvo per la Bencini di Guido Zamperioli, il più bravo direttore sportivo che abbia mai avuto. Zamperioli era stato meccanico, telaista e corridore. Era del 1919, come Coppi, e avrebbe dovuto partecipare al Giro d’Italia del 1940, quello della prima vittoria di Coppi, caricò la bici sul treno, poi salì sul treno, lui arrivò alla stazione di Milano, la bici mai. Dal 1960 al 1966 creò una squadra, un gruppo, una famiglia allargata. Quella di Guerra e Andreoli, Vicentini e Carletto, Castelletti e del figlio Jano... Fece un solo errore: non battersi per promuovere l’intera squadra al professionismo. Che peccato: saremmo stati come il Chievo nel calcio. Gli sarebbe bastato coinvolgere un industriale come Rana o Sanson. Invece noi corridori ci sparpagliammo qui e là”.

“Zamperioli mi diceva che, quando avevo la luna giusta, sarei stato capace di andare dovunque”.

“Dalla fine del 1966 a tutto il 1970, quattro anni e mezzo da professionista. Perché mi ribellavo al sistema. Passavo per uno con la lingua lunga. E’ che certe scorrettezze o ingiustizie in squadra non le mandavo proprio giù. Alcuni sostenevano che mi comportassi così perché a casa mia si stava bene. Avevamo una falegnameria. Qualcosa di vero c’era: un pensiero alla falegnameria ce l’avevo sempre. Ero sempre pronto, in caso di incidente o altro, a tornare a lavorare lì. Marino Vigna, il mio direttore sportivo alla Faema, si stupiva quando, in albergo, mi scopriva a disegnare mobili”.

“Ero d’accordo con Gino Sala, il giornalista dell’Unità, quando scriveva che era necessaria una maggiore equità negli stipendi dei corridori. I gregari prendevano troppo poco rispetto ai capitani. E finito di correre, dovevano ricominciare da zero”.

“Una vittoria di tappa al Giro di Maiorca. Era il 1969. Dopo 3 chilometri, Eddy Merckx, che la notte era stato male, si ritirò e Vigna mi concesse il via libera. Avrei potuto vincere anche la classifica generale. L’ultima tappa si correva su una pista di terra battuta. Avevo preso un giro di vantaggio, ma lo speaker non se n’era accorto, così quando agli sprint un francese mi precedeva di mezza ruota, dava lui primo e me secondo, invece del contrario. Vigna mi fece capire di farmi doppiare, ma io non ne volevo sapere, finché si mise in mezzo alla pista, spalancando le braccia come Cristo in croce. Risultato: il Giro di Maiorca lo vinse Jan Janssen”.

“Un sacco di piazzamenti, fra cui un secondo posto di tappa alla Vuelta. Era il 1968. L’ottava tappa, la Benidorm-Almansa. Andò in fuga Martin Pinera, da solo. Il gruppo decise che vincesse lui, e che conquistasse anche la maglia amarillo, se la meritava, aveva quasi 37 anni, era come un Oscar alla carriera. L’arrivo era in leggera salita. Davanti c’erano Bernard Van de Kerkhove con Janssen, Rudi Altig... Scattai alla curva e arrivai con 2” di vantaggio sul gruppo”.

“Alla Faema ero considerato il doppione di Luciano Armani. Solo che lui era più furbo di me. Ed emiliano, perdipiù parmigiano, come Adorni. Così finì che corsi più in Spagna che in Italia”.

“La prima volta che alla Faema ci allenammo con Merckx, lo dissi subito ai miei compagni: quello non è il solito belga, quello è uno sbaglio della natura, quello ha una testa e un corpo che per fermarlo ci vuole un bazooka”.

“Felice Gimondi era gentilissimo da dilettante e brontolone da professionista. Quando Merckx attaccava, lui alzava un braccio e chiamava al lavoro i suoi gregari. Un incubo”.

“Merckx bisognava tenerlo buono, distrarlo, raccontargli le barzellette, altrimenti era capace di mandare tutti a casa a metà del Giro”.

 

 

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
La 65esima edizione Itzulia Basque Country va in archivio con la vittoria di Andrew August nell’ultima tappa, la Goizper-Antzuola / Bergara, e il successo in classifica generale di Paul Seixas. Il 20enne statunitense della INEOS Grenadiers ha tagliato il traguardo di giornata...


Parla russo la 76sima Milano-Busseto classica per dilettanti con partenza e arrivo a Busseto nel Parmense. A sfrecciare vittorioso è Maksim Mishankov, classe 2005 della MG Kvis Costruzioni e Ambiente, che allo sprint ha regolato i compagni di fuga il...


Nicolas Milesi, 21enne lombardo in forza INEOS Grenadiers Racing Academy, ha conquistato il terzo posto nella quarta tappa del Circuit des Ardennes che oggi ha impegnato il gruppo da Fromelennes a Hargnies. La vittoria ha premiato il francese héo Hébert...


Luca Gugnino ha vinto la 62sima edizione del Giro della Castellania gara nazionale per juniores che si è disputata a Pettenasco in provincia di Novara. Il cunesse della Piasco allo sprint ha superato Luca Frontini (Pool Cantù GB Junior) e...


Il Tribunale Nazionale Antidoping, in accoglimento dell'istanza proposta dalla Procura Nazionale Antidoping, ha provveduto a sospendere in via cautelare Danilo Napolitano (FCI) per la violazione artt  2.8, 2.6, vale a dire possesso di sostanze o metodi proibiti: e somministrazione o...


Pello Bilbao ha scelto la sesta e ultima tappa dell’Itzulia Basque Country per annunciare il suo ritiro dal ciclismo professionistico al termine della stagione 2026.  Il 36enne Bilbao è diventato professionista nel 2011 con la Euskaltel-Euskadi e ha alle spalle...


Chantal Pegolo rompe il ghiaccio e conquista la prima vittoria a Pettenasco nel Novarese. La friulana della Isolmant Premac Vittoria fa sua la gara per donne Open battendo allo sprint quattro compagne di fuga con le quali aveva preso il...


Filippo Ganna incarna il sogno italiano alla Parigi-Roubaix: a 29 anni il piemontese si sente finalmente pronto ad attraversare l’Inferno del Nord. Nel cuore della primavera del grande ciclismo, tutti gli occhi sono puntati su Pippo, che al sesto tentativo...


Tra velocità e pavé, la vittoria alla Roubaix potrebbe passare dal tandem Philipsen-Van der Poel. Una coppia pericolosissima che potrebbe decidere le sorti della corsa. Nel panorama del ciclismo attuale, Jasper Philipsen rappresenta una delle evoluzioni più interessanti: nato come...


Il nome di Gianni Vermeersch non è tra i più mediatici del ciclismo mondiale, ma tra addetti ai lavori e appassionati delle classiche del Nord gode di una reputazione solidissima. Corridore belga, classe 1992, Vermeersch è uno di quei ciclisti...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024