BUGNO. «SARA' IL GIRO D'ITALIA IL SIMBOLO DELLA RINASCITA, COME SEMPRE»

PROFESSIONISTI | 27/03/2020 | 12:03
di Pier Augusto Stagi

È a casa, come tutti, in attesa di tornare al lavoro il 16 aprile. Gianni Bugno, 56 anni, vincitore di un Giro d'Italia nel 1990, è al momento riserva, a disposizione come elicotterista nel momento in cui ci fosse un'emergenza.
Il monzese, rosa dalla prima all'ultima tappa in quella memorabile cavalcata vincente, è da dieci anni anche il Presidente del CPA, il sindacato mondiale dei corridori che raggruppa i 950 corridori professionisti sparsi sul globo.


Come va in questo periodo di coronavirus?

«Come per tutti, sto in casa in attesa di tempi migliori. Studio inglese, leggo qualche libro, rispondo a qualche mail e per il resto aspetto».


Le pesa?
«Io sono generalmente un'anima in pena, amo stare all'aria aperta, meglio se a bordo del mio elicottero: sa, è dal '98 che lavoro lassù tra le nuvole. Quello è il mio territorio e là vaga anche la mia mente, i miei pensieri».

Ha letto l'idea di Cassani: il Giro d'Italia come simbolo di rinascita di un intero Paese e dello sport tutto.
«Sarebbe bellissimo, soprattutto giusto. Sa che io non amo girarci tanto attorno, e il ciclismo lo considero davvero sport di unità nazionale, perché non divisivo, ma aggregante. Il calcio è ormai solo esasperazione, violenza e faziosità. Litigano per tutto, anche in un momento drammatico come questo. Riescono a fare peggio della politica, che si sta sforzando in tutti i modi di essere più ragionevole e utile al Paese. Il Giro sarebbe perfetto come simbolo di questa rinascita. Il Giro da sempre significa unità e festa, in questo caso sarebbe anche ripartenza e aggregazione».

A proposito di partenza, ma lei come ha vissuto la questione Parigi-Nizza?
«Male, molto male, e come associazione dei corridori l'ho fatto presente agli organizzatori della Parigi-Nizza che poi sono gli stessi del Tour. Alcune squadre ci hanno dato retta, altre hanno fatto di testa loro. I corridori si sono dovuti malgrado loro - adeguare, ma non l'ho trovata una bella iniziativa. Con la salute non si può scherzare».

Peggio i team che hanno deciso di correre o gli organizzatori francesi che hanno fatto pressione?
«Tra tutti...».

Secondo lei si correrà il Tour de France?
«Temo che faranno di tutto per correrlo. Ma bisognerà vedere come sarà la situazione sanitaria al 26 giugno, giorno in cui dovrebbe partite da Nizza. E poi dobbiamo vedere come reagiranno i vari team: siamo sicuri che siano disposti a partire? Io non lo darei per scontato; d'altra parte anche Bernard Hinault è stato chiaro: prima la salute, poi tutto il resto».

Cosa pensa dell'idea lanciata nei giorni scorsi da Matteo Trentin di correre un Grande Giro d'Europa?
«È un boutade anche suggestiva, ma assolutamente irrealizzabile».

Preoccupato per il futuro del ciclismo?
«Assolutamente si, rischiamo grosso».

Con lo slittamento delle Olimpiadi è probabile che slittino di un anno anche tutte le assemblee elettive per le cariche del nuovo quadriennio, quindi le toccherà fare almeno un anno in più.
«Sarà quel che sarà, io lo faccio per pura passione, per dare qualcosa ad uno sport che mi ha dato tanto, ma una cosa è certa: sono anche disposto a lasciare tutto a condizione però che non cambino segretario generale (Laura Mora, ndr) e tesoriere (Xavier Jan, ndr). Loro in questi anni hanno davvero fatto un grande lavoro e meritano di costituire la continuità di questo sindacato. Il presidente non è poi così importante».
Il solito Bugno...

 

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