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GIRO D'ITALIA | 19/05/2018 | 07:15
E’ riassumibile, in poche righe, il sunto della tappa da Ferrara a Nervesa della Battaglia. E’ una gran volata di Elia Viviani che nel primo commento dopocorsa, sintetizza, in inglese……, con icastica espressione, il suo vivace dissenso da certi giudizi espressi e scritti nei riguardi suoi e della squadra.

E il poliedrico corridore veronese ha ricordato un dato per lui rilevante, chiamando a riflettere sul fatto – non trascurabile - che è da più di due anni e mezzo che non disputa una corsa a tappe di una certa lunghezza e un “jour sans”, come dicono i francesi, “un giorno senza” è da mettere in preventivo, senza drammatizzare troppo.
Pilotato nello sprint da uno specialista di valore della pista quale il compagno danese Morkov, Viviani ha recuperato agevolmente il corregionale Coledan, autore di una “sparata” da pistard qual è, partito poco prima dell’ultimo chilometro, poi risucchiato dal gruppo a circa 200 metri dalla linea. Dopo Viviani, sono giunti, nell’ordine, Sam Bennet, Danny Van Poppel, Modolo e Gibbons.

Sono stati ancora cinque i coraggiosi in fuga ieri – Marcato, Zhupa, Irizar, Tonelli e Vendrame - ma con il destino inesorabilmente segnato dalle mire di vittoria e di rivincita delle ruote veloci. Immutate le classifiche.

Oggi e domani muterà la scena e la musica: salite e discese a gogò tra Friuli e Veneto e oggi l’atteso e temuto, temutissimo, Zoncolan.

La pianura, questa sconosciuta, potrebbe essere il titolo della tappa odierna, con continua e sempre più accentuata tendenza all’insù, sempre più su, fino alla cima del Monte Zoncolan, il “Kaiser”, salita iconica del ciclismo verticale a livello internazionale, dove è posto il traguardo.
E’ la bella cittadina di San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, alla destra del fiume omonimo, a ospitare la partenza ed è località al debutto nella geografia della corsa rosa. E’ centro di tradizioni e di storia che si presenta con parte delle antiche mura, con tre porte ben conservate, unitamente alla struttura dell’abitato costitutivo di tipologia medievale. L’insieme è ben conservato, fra le “fosse” che lo contornano e riportano al suo passato. Ora ha unito, armonicamente, la prevalente attività dell’agricoltura fertile, favorita dalle risorgive, proprie del suo passato a quella rappresentata da molteplici attività produttive, dislocate anche nelle numerose frazioni e località comunali, più recenti.

Il duomo, dedicato ai santi Vito, Modesto e Crescenzia della metà del 1700, con lo svettante campanile alto m. 76, la chiesa di San Lorenzo, la chiesetta di Santa Maria dei Battuti e il santuario della Madonna di Rosa sono i principali luoghi di culto e conservano opere di specifico pregio. Per le architetture civili si segnala in evidenza il Palazzo Rota, ora sede municipale, con elegante cortile interno e l’omonimo parco, la centrale piazza del Popolo e altri edifici che riflettono lo stile veneziano. Anche il dialetto risente di varie influenze venete. Vivace è l’attività culturale, in varie forme, che caratterizza San Vito al Tagliamento.

Paolo Sarpi (Venezia 1552-1623), religioso dell’Ordine dei Servi di Maria, teologo e storico che si pose in posizione critica con il potere temporale della chiesa, discendeva da famiglia di San Vito al Tagliamento. Nativo di qui era il grande alpinista Riccardo Cassin (1909-Pian dei Resinelli di Lecco 2009), longevo specialista del sesto grado che ha aperto parecchie famose “vie” lungo varie montagne del mondo.

Il ciclismo si lega a San Vito al Tagliamento con la Coppa San Vito, classica del C.C. Stefanutti che si organizza dal 1923 e con un albo d’oro di valore.  E’ sanvitese Cesare Benvenuto, per tutti “Cesarino” anche oggi con 67 primavere vissute, appassionato, scrupoloso oltre ogni dire, e silente direttore di corsa di molte manifestazioni nazionali del G.S. Forze Sportive Romane di Franco Mealli, della “Primavera Ciclistica”, del Giro d’Italia dilettanti, del Giro del Friuli e della zona veneta e friulana.

CASARSA DELLA DELIZIA. Almeno l’inizio di tappa è altimetricamente agevole. Si sviluppa attraverso Casarsa della Delizia, centro di fertile agricoltura soprattutto nel settore della viticoltura e pure con forte connotazione industriale e commerciale, con realtà importanti di tipo cooperativo che hanno controbilanciato la perdita della forte presenza militare nel suo territorio, fino agli anni ’80, quando fu abolita la leva obbligatoria. Qui era in funzione la più grande caserma d’Italia dopo di quella della Cecchignola a Roma.

La cittadina ricorda Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922-Lido di Ostia 1975), poeta, scrittore, regista, intellettuale, che qui è sepolto e che fu sempre molto legato a questa località dove era nata la madre alla quale era particolarmente affezionato, trascorrendovi lunghi periodi. Domenico “Nico” Naldini (1929), scrittore, regista e poeta, sia in lingua italiana, sia in quella friulana, cugino per parte di madre di Pasolini al quale era molto legato, è nativo di Casarsa della Delizia. E’ originaria di qui anche la dinastia Jacuzzi, emigrati negli USA agli inizi del 1900, inventori e produttori – fra l’altro – dell’omonimo, famoso, sistema d’idromassaggio. Nato a Sacile nel 1982, da famiglia di Casarza della Delizia, è il professionista Enrico Gasparotto, vincitore del titolo tricolore nel 2005, di due edizioni dell’Amstel Gold Race (2012 e 2016) e altro.

Si passa per Arzene che di recente si è unita a Valvasone, San Martino al Tagliamento, San Giorgio della Richinvelda, località con una sviluppata agricoltura e, in particolare, per le barbatelle d’innesto della vite. L’ultima località, in tema ciclistico, è il luogo nativo di Gino Pancino (1943) della frazione di Domanins, specialista dell’inseguimento, campione del mondo a squadre nel 1966 a Francoforte con Roncaglia, Castello e il compianto Chemello, così come Rino De Candido (1954), C.T. azzurro degli juniores. Nel territorio di S. Giorgio della Richinvelda c’è uno dei luoghi sacri molto visitato, “la Richinvelda” appunto dove fu assassinato nel 1350 il patriarca d’Aquileia Bertrando.

SAN DANIELE DEL FRIULI. Si supera il ponte sul Tagliamento e si entra nella provincia di Udine passando per Dignano e dalla sua frazione Carpacco prima di raggiungere San Daniele del Friuli, cittadina di piacevole aspetto caratterizzata da spunti architettonici veneti e distinta da specifiche tradizioni umanistiche e culturali come la Biblioteca Guarneriana, tra le più antiche, fondata nel 1466. Sono elementi architettonici di valore il Duomo con piacevole facciata settecentesca, la chiesa di Sant’Antonio Abate con preziosi affreschi e porta Gemona, chiamata, in friulano, “portonat” realizzata su disegno del Palladio. San Daniele del Friuli gode di notorietà internazionale per il prosciutto crudo omonimo di grande qualità, determinata e controllata da uno specifico disciplinare. Pure la trota è una specialità locale. Qui, nel 1991, Gianni Bugno conquistò la maglia tricolore vincendo il Giro del Friuli a San Daniele, valido per il campionato italiano strada davanti a Chioccioli e a Chiappucci. Di rilievo è la Coppa San Daniele, una classica blasonata dilettantistica che ha già superato le ottanta edizioni.

Si passa nel comune sparso di Ragogna con la sede nella frazione di San Giacomo e, dopo la frazione di Muris, inizia la salita verso il GPM di 3^ cat., m. 494, fra bella vegetazione, una sorta d’aperitivo per le altre ascese di giornata. Discesa che riserva la vista dei resti del castello di San Pietro cui segue un brevissimo rientro nella provincia di Pordenone a Pinzano al Tagliamento. Il nuovo ponte sul Tagliamento, spettacolare struttura ad arco unito, ha resistito al forte terremoto del 1976. Nell’abitato e nelle frazioni si trovano motivi d’interesse.

FORGARIA. Avviene quindi l’immediato rientro nella provincia di Udine e, dopo il ponte sul torrente Arzino, si raggiunge Forgaria nel Friuli, comune che condivide con quello di Trasaghis, la riserva naturale del Lago di Cornino, lago di tipo alpino alimentato dalla falda sotterranea in peculiare ambientazione naturale prossima al Tagliamento. Si superano le località di Sompcornino, Peonis, paese del miele e delle castagne che lega il suo nome alla vicenda di Ottavio Bottecchia, località di Trasaghis, Interneppo, frazione di Bordano, noto quale “paese delle farfalle”, con affaccio sul lago di Cavazzo, detto anche Lago dei Tre Comuni (Cavazzo Carnico, Trasaghis, Bordano), il più esteso lago naturale della regione e Somplago, frazione di Cavazzo Carnico, che ha nel suo territorio edifici d’interesse con opere di specifico pregio. Si è oramai nella zona della Carnia con il grande, ultracentenario Ponte Avons, sul Tagliamento, in territorio di Tolmezzo.

S’incontrano Verzegnis con le sue numerose frazioni e il bacino artificiale che alimenta la centrale idroelettrica di Somplago e, sullo sfondo, la caratteristica sagoma del monte Amariana visibile da vari punti, Invillino con la nota pieve di Santa Maria Maddalena e con pareti rocciose a strapiombo sull’abitato, frazione di Villa Santina, conosciuta per la produzione artigianale di tessuti in lino decorati, tappeti e arazzi.
Comincia poi la salita del GPM – 3^ cat -m. 738 – di Avaglio, comune di Lauco, in ambiente boscoso e con vista sui borghi della sottostante valle, con piste di fondo, trovando nuovamente, a fine discesa, Villa Santina. La pianura è oramai un lontano ricordo di questa tappa e dopo Caneva, altra frazione di Tolmezzo, si prosegue per Zuglio, d’origine romana, sede episcopale nel Medioevo, nella valle del torrente But, Paularo, in ambientazione montana tipica e saporiti prodotti caseari con, a nord, il confine con l’Austria. E’ qui nato – e tornava sovente per le vacanze - l’allenatore Manlio Scopigno (1925-Rieti 1993), detto “il filosofo”, personalità disincantata che ha condotto il Cagliari a vincere lo scudetto nella stagione 1969/70.

PASSO DURON. Qui la tappa incontra di nuovo l’ascesa severa già affrontata in recenti edizioni della corsa rosa al GPM del Passo Duron, GPM 2^ cat., m. 1069, dislivello di m. 421 in km. 4,400 di salita con la pendenza media del 9,6% e la massima al 18% nella parte iniziale. In discesa si superano, in tipico ambiente montano, dopo la Forcella di Lius, Ligosullo, Paluzza, il paese nativo dei fratelli Manuela (1963) e Giorgio (1972) Di Centa, grandi e titolati specialisti dello sci di fondo e cugini di Venanzio Ortis (1955), plurimedagliato mezzofondista dell’atletica della fine degli anni 1970. A Sutrio, località di tradizioni turistiche e artigianali, finisce la discesa ma inizia subito la salita al GPM di Sella Valcalda-Ravascletto – 3^ cat., m. 957, con “numeri” assai più dolci rispetto al passo Duron. Ravascletto, con le sue borgate nel verde paesaggio con pascoli, è frequentata località di villeggiatura, estiva e invernale, con la funivia che collega il centro alle piste del monte Zoncolan che domina, con il gemello monte Crostis, la zona. La corsa procede, in discesa, verso Comeglians, in una verde conca, e quindi Ovaro.

IL KAISER. Questo comune, nella val Degano, detta anche “Canale di Gorto”, una delle sette valli della Carnia, è posto in una soleggiata conca contornata da monti, con caratteristici edifici. E’ frequentato centro di villeggiatura estiva e invernale, è considerato la “porta” d’acceso al versante più impegnativo per raggiungere il Monte Zoncolan che si presenta con questi “numeri”: lunghezza km. 10,100 per superare un dislivello di m. 1203, pendenza media 11,9%, massima 22% e, insieme, arrivo di tappa e GPM di 1^ categoria a quota m. 1730. La salita friulana, percorsa per la prima volta da questo versante nel 2007, è diventata subito emblema – temuto ma agognato – del ciclismo verticale a livello internazionale. Lo Zoncolan è un importante ed esteso polo sciistico, per discesa e fondo, e offre un panorama che presenta una spettacolare visione di quasi tutta la Carnia.

La corsa, dopo avere compiuto la sosta per il “pit stop” per consentire il passaggio dalle quattro ruote alle due delle moto del personale tecnico e d’assistenza nella frazione di Chialina, supera Ovaro e  l’altra frazione di Liariis. Da qui solo e sempre dura salita, fra i boschi delle pendici e i panorami sottostanti su prati e malghe che si allargano sempre più, lungo la stretta striscia d’asfalto scolpita nella montagna che conduce alla cima, sempre accompagnati dagli appassionati che fanno ala e incitano i protagonisti prima di sfociare, dopo le strette gallerie scavate nella roccia, nello stadio naturale - sempre gremito – che fa da corona al traguardo. E’ sempre uno spettacolo con molteplici valenze emozionanti che è iniziato nel 2007 con il successo del trentino Gilberto Simoni. Ribadisce così la sua vittoria precedente, nel Giro 2003, allo Zoncolan scalato però dal versante, relativamente più agevole, di Sutrio. Nel 2010 è primo in vetta Ivan Basso mentre l’anno successivo, il 2011, vince la tappa, lo spagnolo Igor Anton. Nel 2014 è l’australiano Michael Rogers, il primo a passare il traguardo.

L’apparizione dl nome Zoncolan in gare di ciclismo è però delle donne che hanno preceduto i maschi nella circostanza. Il Giro d’Italia femminile nel luglio 1997 ha posto qui un traguardo di tappa, versante di Sutrio, in località a circa tre chilometri dalla vetta con la vittoria di Fabiana Luperini.

Giuseppe Figini
(dal Tv Roadbook del Giro d'Italia)

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