ADISPRO. ELLENA E LA RIVELAZIONE DEL GIRO

GIRO D'ITALIA | 16/05/2018 | 07:26
Un direttore sportivo che deve preparare un Giro d’Italia, prima della partenza pianifica tutto. E pianificare l’organizzazione di un team in questa centounesima avventura iniziata fuori Europa, con trasferimenti importanti, qualche ora di volo che si accumula sulla stanchezza e sulle gambe dei corridori, non è affare semplice. Ce lo racconta Giovanni Ellena, direttore sportivo della Androni Giocattoli – Sidermec, una delle tre squadre professional italiane che stanno correndo sulle strade “rosa”. Un team organizzato che sta vincendo il “premio delle fughe”. Ogni giorno infatti, da Frapporti a Vendrame, da Ballerini a Masnada, i corridori bianco – rossi tengono sempre banco nelle immagini.

Com’è stata la partenza da Israele?
«E’ stata complicata ma nei limiti. Diciamo che se uno è di norma organizzato, quando fai la lista dei materiali, li etichetti tutti e fai il censimento di tutto, non hai problemi, assegnando a ognuno del personale il proprio compito. E soprattutto ci sono da fare i complimenti a Rcs per l’organizzazione. Ci ha offerto un grandissimo supporto. E’ stato tutto tecnicamente perfetto. E ne è uscita una prima settimana in Israele grandiosa. Nel nostro caso, come Androni Giocattoli, siamo stati molto spesso pionieri delle trasferte, specie nei paesi del Sudamerica e quindi siamo in grado di gestire le emergenze, non ci fa paura nulla . Siamo preparati per risolvere ogni problematica: oggi il direttore sportivo deve essere multitasking».

In che senso multitasking?
«Ora devi essere il confidente dei corridori, organizzatore e supervisione di tutto il lavoro. Prima era attività unica. Si correva in un unico posto ora sempre di più si fa una doppia o addirittura tripla attività. Si può essere in contemporanea in Europa e avere una squadra che gareggia in Asia o in Sudamerica».

Dall’ammiraglia com’è gestire le fughe? Quella ad esempio di Fausto Masnada sul Gran Sasso.
«Nel nostro caso, pur non essendo una squadra world tour ci stiamo facendo vedere molto. Abbiamo corridori giovani e promettenti, sempre all’attacco. Però prenderla la fuga non è proprio così semplice, a volte bisogna crearla, giocando di tatticismi o almeno avere dei corridori pronti a scattare e entrare nel gruppetto che si avvantaggia. Non è mai così scontato o banale. E’ necessario quindi avere corridori che non sono hanno gamba ma che hanno anche l’intelligenza di saper leggere la corsa, grazie anche alle nostre indicazioni dall’ammiraglia. Ragazzi bravi, svegli che sanno capire il momento adatto, quando scattare e vedere la fuga giusta che si stacca dal gruppone».

Come si vive la tensione di una fuga solitaria come quella di Fabio Masnada sul Gran Sasso, ripreso a tre chilometri dal traguardo.
«Beh, controllando le squadre avversarie, da come saliva l’Astana, era scontato che lo avrebbero ripreso a una manciata di chilometri dal traguardo. Vivi quei momenti con tensione, come se fossi in bici a spingere il corridore, moralmente e idealmente, dando un minimo di istruzioni, fornendo indicazioni ad esempio sul vento. Ieri specie nel finale il vento era contrario e all’inizio della salita ho invitato Masnada a correre avvicinandosi o meno alle transenne con gli striscioni di stoffa. La stoffa stessa per metri in un certo senso lo ha riparato e protetto dalle folate di vento. Nelle immagini gli spettatori notavano degli spostamenti da destra verso sinistra e il contrario sulla carreggiata. Lui cercava così il favore del vento. Poi sul Gran Sasso a circa duemila metri di altitudine comincia a mancare l’ossigeno quindi era necessario gestire anche questa situazione. Fabio aveva fatto ad esempio un periodo di preparazione in altura in vista del Giro ed era preparato alla scarsità di ossigeno. E poi in contemporanea sono entrato in campo io anche con le istruzioni date dalla macchina sull’alimentazione. Alimentarsi con anticipo ma soprattutto nei punti giusti, come ad esempio al Piano delle Cinque Miglia in zona Roccaraso e poi ai piedi della salita».

Un direttore sportivo sempre più multitasking quindi che deve saper analizzare anche dall’ammiraglia i watt del corridore o tenere sotto controllo Veloviewer.
«Fondamentale nel ciclismo di adesso. Dobbiamo avere la possibilità di leggere i watt direttamente in corsa da un tablet ; capire che watt stanno esprimendo i ragazzi in gara e soprattutto una app che ti aiuta sull’analisi del percorso sulle distanze. Da questa capisci in tempo reale ed esattamente in che posizione è il tuo corridore, come è la sua condizione, puoi valutare le altimetrie, il meteo, la direzione dei venti. Quindi, nel caso della tappa del Gran Sasso, a Masnada davo indicazioni sulla base dei dati di Veloviewer. Anche se noi come team professional però abbiamo delle limitazioni sull’uso di questa app. Si può utilizzare solo nelle gare nelle quali vengono caricati i dati, in quanto esiste una concessione e Velon decide a chi dare la concessione temporanea».

Un parere generale su questo Giro d’Italia?
«Un Giro duro, spettacolare e incerto. Per noi ci sono percorsi dove può arrivare la fuga, Masnada ad esempio era uno dei due designati a entrare nella fuga e con la speranza, per gentile concessione del gruppo, che potesse arrivare al traguardo. Perché amministrare dei corridori che si avvantaggiano e tentano di guadagnare sul gruppo, non è sempre facile. E in questo Giro ci sono corridori di alto livello, non è facile staccarli».

Per un direttore sportivo paga di più l’attendismo o l’attacco?
«L’attacco sulle fughe da lontano. L’attacco sullo Zoncolan per noi sarebbe duro e impensabile. Da diesse bisogna capire quali sono le nostre limitazioni e il potenziale del nostro gruppo di atleti. Ma una cosa è fondamentale adesso. Bisogna essere umili e aver voglia di imparare perché il mondo si evolve alla velocità della luce: è necessario avere sempre una mente aperta, capace di assorbire tutti gli input che ci arrivano di continuo».
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