GIRO D'ITALIA | 13/05/2018 | 07:15 Tutti insieme, o quasi, appassionatamente, al traguardo di Montevergine di Mercogliano con una fittissima pioggia, talvolta torrenziale, che ha disturbato notevolmente la non impossibile ascesa finale dove sono stati recuperati , a mano a mano, Torres, Montaguti, Bouwman, Mohoric, Van der Sande, Villella e Polanc, validi interpreti della fuga del giorno.
Il quasi è riferito alla bella azione, un assolo di valore firmato dal corridore della Movistar, il piccolo ecuadoriano Richard Carapaz, già in maglia bianca di miglior giovane della generale, che lascia la compagnia con pregevole progressione poco dopo i – 2 km. dal traguardo superando agevolmente i due che erano in testa. E’ la sua prima affermazione in un grande giro per l’esponente di una nazione, l’Ecuador, senza specifica tradizione ciclistica.
A 7” è arrivato Davide Formolo, un piazzamento incoraggiante, con il francese Thibaut Pinot che completa il podio di giornata e, via via, tutti gli altri in classifica, accreditati del medesimo tempo di Formolo. Grazie all’abbuono Pinot guadagna il 4^ posto nella generale ai danni di Pozzovivo. Da segnalare la scivolata di Froome in un tornante in salita, quindi a velocità ridotta, che cadendo ha battuto ancora la parte destra del corpo, proprio come nella ricognizione della prima tappa a cronometro a Gerusalemme. Confermate tutte le maglie dei capiclassifica delle varie graduatorie. Il regolamento dei conti – uno fra i molti previsti, annunciati e quanto mai atteso - per i pretendenti a essere protagonisti in classifica è aggiornato a oggi, lungo pendenze ben più sensibili che, dal versante di Calascio, conducono al sovente ventoso altopiano di Campo Imperatore, a m. 2135, contornato dalle cime del massiccio del Gran Sasso d’Italia, “Montagna Pantani” del Giro 101.
La partenza di questa frazione prevede il via ancora in Campania, in provincia di Benevento mentre il traguardo propone la salita del Gran Sasso d’Italia, in località Campo Imperatore, GPM di 1^ cat. a quota m. 2135. E’ una tappa che si sviluppa lungo la dorsale degli Appennini e, dopo il brevissimo tratto in Campania, attraversa la regione del Molise e termina in Abruzzo.
E’ la prima volta che Pesco Sannita è sede di partenza di tappa del Giro d’Italia. E’ un comune che sorge in collina, sulla riva destra del fiume Tammaro, molto prossimo a Pietrelcina, il comune natale (1887-San Giovanni Rotondo 1968) di San Pio da Pietrelcina, il famoso Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, presbitero dell’Ordine dei frati minori cappuccini. L’attività preminente di Pesco Sannita è l’agricoltura con vigneti, uliveti e colture di cereali favorita dalla particolare fertilità del suolo. La sua struttura riflette la sua fondazione che risale all’epoca medievale.
Dopo la partenza si passa per Fragneto Monforte, comune con caratteristiche analoghe a Pesco Sannita e, dopo gli svincoli di Pontelandolfo e Sassinoro, avviene il passaggio di regione con l’entrata nel Molise, provincia di Campobasso, per un tratto della strada a scorrimento veloce del fondovalle che propone gli svincoli verso il capoluogo, Campobasso e poi quello di Bojano. Si giunge poi nel territorio della provincia di Isernia, città d’antica storia con il nucleo costitutivo urbano caratteristico, disposto su due livelli. Il primo è allungato su una sorta di sperone in travertino mentre quello più recente, con struttura più ordinata, è in posizione maggiormente elevato. Il centro è nella piazza Celestino V, con la bella Fontana Fraterna, strutturata come loggia con colonnine e capitelli ornati del secolo XIV. La Fontana ha sempre resistito ai molteplici terremoti che, nel tempo, hanno colpito il territorio. Altro motivo di pregio è la Cattedrale con l’imponente campanile. La città ha ospitato l’arrivo di una tappa del Giro d’Italia nel 1974 con il successo del veneto Simone Fraccaro mentre la volta successiva, era il 1989, vittoria del francese Martial Gayant.
CASTEL DI SANGRO. Dopo gli svincoli per Forlì del Sannio e quello per Rionero Sannitico lungo la superstrada di fondovalle che sale sempre lievemente, si passa in Abruzzo, provincia dell’Aquila in località Ponte Zittola. La “porta d’Abruzzo”, così è definita Castel di Sangro, per la sua posizione, la sua storia, capoluogo della zona dell’Alto Sangro e dell’Altopiano delle Cinquemiglia la cittadina nota nel passato con il nome di Aufidena. Motivi di peculiare interesse sono la basilica di S. Maria Assunta, il Museo Civico con quello della “pesca a mosca”, il Bioparco faunistico e varie residenze patrizie. E’ stata duramente colpita dagli eventi bellici della II^ Guerra Mondiale per la sua posizione strategica lungo la “linea Gustav” disposta dai tedeschi per contrastare l’avanzata degli alleati dopo lo sbarco di Salerno.
ROCCARASO. Si accentua la pendenza variabile dell’ascesa che conduce a Roccaraso, GPM 2^ cat., quota m. 1252. E’ da sempre una rinomata località del turismo, invernale ed estivo, anche per il collegamento ferroviario con Roma e Napoli attivo dalla fine del 1800, e diffusi impianti sciistici collegati con quelli di altri comuni del piacevole altopiano su cui sorge. Le pesanti distruzioni belliche hanno comportato la perdita di testimonianze architettoniche di pregio ma Roccaraso ha saputo proporre di nuovo la sua vocazione turistica con strutture ricettive ricostruite e la sua cura della cultura e delle tradizioni locali. E’ insignita della medaglia d’oro al valor militare e ricorda la strage di Pietransieri, una sua frazione, dove una rappresaglia delle truppe tedesche portò all’eccidio di 128 persone di varie età. E’ località particolarmente frequentata dal Giro d’Italia con le vittorie di Giorgio Albani – corridore di valore e poi sempre legato al ciclismo in ruoli direttivi – nel 1952, nel 1953 Fausto Coppi seguito da Albani secondo e Luison Bobet terzo, il belga Walter Boucquet vinse nel 1964. Seguono poi il toscano Fabrizio Fabbri nel 1976 con traguardo in località Aremogna, sopra il capoluogo, nel 1980 Miro Panizza, Moreno Argentin nel 1987, in maglia iridata e, ancora all’Aremogna, nel 2016, vittoria in solitario del belga Tim Wellens.
POPOLI. Si va, in quota, al passaggio del Pian delle Cinquemiglia con il suo peculiare paesaggio, scendendo poi verso Pettorano sul Gizio, sempre sulla s.s. 17, con il caratteristico abitato con varie attrattive, inserito nell’elenco dei borghi più belli d’Italia e, dopo gli svincoli di Sulmona (centro di riferimento della Valle Peligna) e Roccacasale-Pratola Peligna, si giunge a Popoli, già in provincia di Pescara. E’ centro noto per vari motivi in un habitat naturale con diverse peculiarità proposte dalle Gole di Tremonti, in zona alla confluenza di valli che si sviluppano verso l’interno. Il centro abitato conserva diverse testimonianze d’architetture d’interesse sotto i ruderi del castello che lo sovrasta. E’ qui nato (1891-Pisa1981) Corradino D’Ascanio, ingegnere meccanico di particolare levatura al quale si deve la realizzazione della Vespa Piaggio, un successo universale, e la progettazione dei primi prototipi d’elicottero. Si supera Bussi sul Tirino, zona ricca di risorse idriche che ha favorito lo sviluppo di varie attività industriali e ritornare quindi nella provincia di l’Aquila con l’inizio della salita che conduce a Calascio, GPM di 2^ categoria, a m.1190. E’ lunga km. 14,800 e supera un dislivello di m. 820 con pendenza media del 6,7% e massima del 10,3%. Calascio è un piccolo ma piacevole comune situato nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, nella parte sud, che offre una vista ragguardevole sulla valle del Tirino. Sopra il paese sorge l’insediamento medievale della Rocca di Calascio, ristrutturato di recente con i ruderi del Castello. Calascio conserva la caratteristica tipologia d’architettura delle case-torri che si sviluppano essenzialmente in altezza, con diversi piani e varie sono le chiese d’interesse del piccolo centro. Si sale sempre verso Santo Stefano di Sessanio, inserito fra i borghi più belli d’Italia, località che ha affiancato ad attività tradizionali come quelle dell’allevamento, della pastorizia e dell’agricoltura di montagna con patate, ceci e lenticchie, uno speciale sostegno allo sviluppo del turismo con molteplici iniziative, sia per quello estivo, sia per l’invernale. Il terremoto del 2009 ha fortemente danneggiato la torre d’avvistamento medicea, a pianta circolare, in pietra, nella parte più alta del borgo, ancora in fase di rifacimento. Il palazzo mediceo rinascimentale, la chiesa madre e quella di Santo Stefano fuori le mura sono altre realizzazioni assai interessanti.
GRAN SASSO. Da qui è calcolata la salita che conduce al Gran Sasso d’Italia con il traguardo di tappa a Campo Imperatore, quota m. 2135. Sono nel complesso km. 26,400 di salita che propone un dislivello di m. 1029 e pendenza media, abbordabile, del 3,4% mentre nella parte finale si accentua fino a superare l’8% di media con tratti al 13%.
La prima volta che è qui terminata una tappa del Giro d’Italia fu nel 1971 con il successo dello spagnolo Vicente Lopez-Carril poi, in cronologico, nel 1985, in località Fonte Cerreto, a quota m. 1120, in realtà una decina di chilometri prima di Campo Imperatore, sempre e comunque sulle pendici del Gran Sasso, s’impose un giovane Franco Chioccioli. A Campo Imperatore si affermarono poi il danese John Carlsen, proveniente da una nazione piattissima, che precede di 29” uno scalatore come il colombiano Luis “Lucho” Herrera e, nel 1999, Marco Pantani che firma un’impresa delle sue, arrivando da solo, dopo una tappa di oltre 250 km. e promossa da Vito Taccone, icona del ciclismo d’Abruzzo. E’ la “montagna Pantani” del Giro d’Italia 2018 in ricordo del suo spettacolare assolo.
Nel 2017 è stato anche il traguardo conclusivo del rinato Giro d’Italia under 23, alla 40^ edizione, con un appassionante finale. La vittoria di tappa è stata per l’australiano Jai Hindlay sul connazionale Hamilton con il russo Pavel Sivakov, figlio d’arte, che ha salvato per pochi secondi la sua vittoria finale.
Oltre alla storia ciclistica la località è ricordata perché il 12 settembre 1943 avvenne qui la liberazione di Benito Mussolini per l’intervento di truppe tedesche al comando dell’ufficiale Otto Skorzeny con l’azione nota come “Operazione Quercia”.
L’esteso altopiano di Campo Imperatore è nel panorama sovrastato dalla vetta del Corno Grande (q. m.2912), la vetta più alta dell’Appennino nel massiccio del Gran Sasso. E’ la più antica stazione invernale dell’Italia centrale, in zona con scarsa vegetazione e sovente ventosa, sempre raggiungibile pure in inverno grazie a efficienti impianti di risalita e alla rete stradale.
La struttura tipica dell’omonimo hotel, la chiesetta della Madonna delle Nevi, l’osservatorio astronomico, il giardino botanico alpino con il museo collegato, le opportunità di molteplici escursioni nella sua caratteristica ambientazione che è stato pure il set di molti film di vario genere, sono i motivi che spiccano nel maestoso scenario fra i monti. Anche Karol Woytila, san Papa Giovanni Paolo II (1920-2005), amava sciare a Campo Imperatore.
Giuseppe Figini (dal Tv Roadbook del Giro d'Italia)
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