NON SOLO CALPE, PEDALATE DI INIZIO ANNO TRA RIVIERA DI PONENTE E COSTA AZZURRA: «HO VISTO LUI, TADEJ...». GALLERY

REPORTAGE | 13/01/2026 | 08:25
di Aldo Peinetti

Non solo Calpe, non solo Spagna del Sud. Nella vecchia e cara Riviera - considerata nella nozione estesa che va dal Ponente Ligure a Monaco - la “heatmap” proposta dall’applicazione di riferimento di ciclisti professionisti segnala un alto tasso di sessioni d’allenamento d’inizio anno.


Strava... facendo, non è poi una novità quel flusso segnalato dalle mappe, rese consultabili a tutti e quindi mettendoci al riparo da voyeurismo nei confronti di campioni, o aspiranti tali, che pedalano. Non va mai bene quando si incede nell’osservazione di chi lavora, quasi si fosse degli umarell virtuali. Poi, sulla ciclabile tra Sanremo ed Imperia ti sorpassa lui, il sommo Tadej, e relativizzare non è così semplice: si genera semmai una piacevole commistione tra chi lungo la ferrovia si è dato come massimo punto di riferimento il bar con vista panoramica sulla spiaggia e altri che possono concedersi solo una fugace sosta caffè durante l’intensa sessione di preparazione.


Pogacar ha recitato da numero uno anche partecipando alla “Ride for Privi” di qualche giorno fa, dimostrando empatia e sensibilità in occasione del commosso ricordo di Samuele Privitera. C’erano tra gli altri anche Alessandro Covi e Micheael Matthews. La colonia monegasca ha i suoi itinerari strutturati ed è assolutamente naturale trovare l’homo novus del ciclismo transalpino, Kevin Vauquelin, pedalare a fianco di Victor Langellotti, che nel Principato ci è nato, figlio del presidente federale monegasco con cui si concede una classica sosta al Cafè du Cycliste (e dove se no?): per la cronaca, il tandem della Ineos condivide le stesse strade dove il corridore bretone di Bayeux si è sobbarcato un lavoro mirato di quasi 130 km in 4 ore 42’ inserendo un classico come il Col de la Madone.

Il 6 gennaio Vauquelin, il giorno prima in compagnia di Louis Barrè, saliva sopra Mentone proseguendo lungo la costa in compagnia di Ewen Costiou, fresco di approdo alla Groupama – Fdj United: un altro ragazzo proveniente da in riva all’Oceano (è di Brest e Barrè arriva da Nantes), ma per il quale mica il Col d’Eze ha ancora segreti.

Perdonate il campanilismo se torniamo in Italia: un confine permeabile almeno per chi va in bici ha visto ancora una volta il passaggio in entrata ed uscita da parte di Giulio Ciccone, non solo di Pogacar. «È stato bello incrociarti oggi e, da gran signore quale sei, bello vedere che saluti... non è da tutti, nemmeno tra noi "ciaparat"» ha commentato una ciclista per diletto il 4 gennaio, dopo aver avvistato l’idolo Cicco mentre si inoltrava verso Dolceacqua e oltre, durante un allenamento durato 5 ore e 34 secondi.

Nel cortile della bici capita di giocare con chi fa le cose estremamente sul serio. La heatmap rischia di diventare simile all’applicazione che indica le rotte aeree in tutto il mondo? Nell’algoritmo di un lavoro specifico, fortunatamente, non convergono e non convergeranno le risate con un compagno d’allenamento e tanto meno quella parte di monitoraggio della prestazione affidato alle sensazioni personali. Pronto, Pietro Solavaggione? Il classe 2008 della Val Varaita, in forza al vivaio della Bahrain (Cannibal Victorius U19) ed accreditato per una stagione da grande protagonista in campo juniores, risponde da Pietra Ligure, dove divide camera di residence con Thomas Bernardi, conterraneo di un anno più vecchio e e pronto ad esordire tra gli under 23 con la Caja Rural Alea.

In Riviera Ligure ai due ex del Team Giorgi è capitato di imbattersi anche in Pogacar: «A casa il termometro è andato sotto zero, mentre qui ci sono più di dieci gradi. Non abbiamo esitato a “scendere” con Thomas, lo scorso 3 gennaio, intenzionati a trascorrere in Liguria almeno venti giorni. L’anno passato eravamo stati in Sardegna con la squadra, mentre qui stiamo scoprendo validi percorsi solo in parte frequentati durante brevi raduni di tre giorni quando ancora eravamo allievi».

Galassia Piasco rappresentata in Liguria anche da Pietro Mattio, prima di fare armi e bagagli in direzione dell’Australia, dove inizia il suo primo, meritatissimo anno da atleta del World Tour. La vicinanza con la provincia di Cuneo, unita alla mitezza del clima rispetto ai percorsi ai piedi delle Alpi innevate (Bernardi abita a Sampeyre, quota 1000), a ben guardare richiama anche un tempo lontano in cui dalla Granda si andava a far fortuna in riviera. Ciclisticamente, approfittando della riapertura del tunnel di Tenda, Sanremo e Menton sono effettivamente tornate dietro l’angolo. E poi i Millenials cuneesi rinverdiscono in qualche modo anche i fasti della Salvarani che effettuava il proprio ritiro a Laigueglia, proprio alla vigilia dell’omonimo trofeo diventato classica d’apertura. Erano gli anni ’60 ed ancora correvano i treni lungo l’attuale ciclopista a monte della quale si trovano Cipressa e Poggio. Sono passati già 11 anni dalla cronosquadre che sul frequentatissimo nastro d’asfalto in riva al Mare diede inizio al Giro d’Italia 2015: quella semina promozionale ha dato un importante raccolto.


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COMMENTI
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13 gennaio 2026 12:59 Craven
Tutto molto calcolato, esaminato, in pratica copia e incolla generale. Il ciclista che prende e non calcola l'uscita ma va dove si sente quel giorno dov'è?

La Liguria ritorni ad essere terra di ritiri invernali
14 gennaio 2026 11:32 comodi70
La Liguria, da Alassio a Sanremo, un tempo era la meta preferita per gli allenamenti invernali di tutte le squadre professionistiche italiane.
Oggi, invece, la maggior parte sceglie la Spagna.
Un vero peccato, soprattutto considerando il clima ideale anche nei mesi invernali.
Forse a fare la differenza sono stati i prezzi elevati e una scarsa predisposizione degli hotel liguri verso il turismo sportivo, che hanno reso la zona meno competitiva rispetto ad altre destinazioni.
❓ Occasione persa o scelta inevitabile?
👉 Con un’offerta più mirata per le squadre, la Liguria potrebbe tornare ad essere un territorio di riferimento almeno per i team ciclistici italiani?

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