BALLERINI, IL CICLISTA CHE NON SA

PROFESSIONISTI | 27/03/2018 | 07:04
Davide è il corridore che non sa. Non sa quanto vale, non sa quale potrà essere il suo futuro, non sa, semplicemente non sa.
Ti guarda dritto negli occhi e candidamente spiega: «Trovare la mia dimensione, questo è il grande obiettivo che mi sono posto in questa stagione. Vorrei capire se sono un corridore che può puntare a cogliere risultati importanti o se il ruolo giusto per me è quello di lavorare per la squadra».

Il primo anno tra i professionisti ha portato in dono al ventitrenne lecchese tanta esperienza: «Ho corso molto e ho imparato ancora di più. Ho avuto la fortuna di essere convocato in Na­zio­nale per gli Europei e per altre gare di prestigio, mi è servito molto. E quello con la Nazionale è sempre stato un rapporto importante per me, con la maglia azzurra ho potuto correre il Fiandre e la Roubaix tra gli Under 23 e sono andato anche bene. Che corse, quelle...».

Per un corridore come te, dal fisico possente, però c’è sempre meno spazio...
«È vero, gli organizzatori disegnano percorsi sempre più duri, ma dimenticano che anche in pianura si può dare spettacolo e si possono fare grandi co­se».

Eppure lo scorso anno alla Tirreno-Adria­tico hai conquistato la maglia verde di miglior scalatore.
«Un exploit che non credo sia ripetibile. Sono andato in fuga nelle prime tappe, ho cominciato a far punti e così ho curato quella classifica, ma quando Quintana ha cominciato a far sul se­rio, io ero da un’altra parte».

Un altro problema è che per la tua squadra, la Androni Sidermec, la partecipazione alle classiche è praticamente im­possibile.
«Purtroppo è così, non abbiamo l’organico per ambire ad una wildcard per le corse del Nord. Ma io non de­mor­do, solo quando riuscirò a mi­surarmi in quelle gare, capirò cos’è davvero il ciclismo: questo è il mio obiettivo a lungo termine».

Un passo indietro: quando hai iniziato a pedalare?
«Le prime corse le ho fatte da allievo del secondo anno. Prima? Nuotavo a livello agonistico, ma ad un certo pun­to ho cominciato ad annoiarmi, era di­ventato troppo monotono. E poi il nuo­to è uno sport individuale, io preferivo altro».

E come mai hai scelto il ciclismo?
«Sono sempre stato appassionato, con papà Fabio andavo a vedere le corse nella mia zona e non sono mai mancato a un Giro di Lombardia. Avevo pen­sato di iniziare a pedalare con la mountain bike, poi vicino a casa c’era la Capiaghese, una società che adesso ha chiuso i battenti, e così sono salito in sella. Certo, rispetto a quasi tutti gli altri ciclisti ho co­minciato tardi, ma sono convinto che quando si ha la voglia di fare non ci sia limite di età. Fino alla categoria Under 23, c’è sempre tempo per cominciare, anche se bi­so­gna fare i conti con la mancanza di esperienza, ma con la forza di volontà si può superare ogni ostacolo. E co­mun­­que posso dire una cosa?»

Certo.
«Il ciclismo è molto molto più duro del nuoto. Quando gareggi in piscina, devi affrontare uno sforzo concentrato in pochi minuti e poi tutto finisce. In bici, anche quando hai finito le energie devi trovare la forza per andare al traguardo nel migliore dei modi. È anche per questo che mi piace pedalare».

Torniamo all’attualità: com’è stato il tuo inizio di stagione?
«Buono, direi buono. In questa squadra ho davvero trovato un gruppo di amici fantastico. Ci aiutiamo l’un l’altro, abbiamo imparato ormai bene a correre da squadra: l’abbiamo dimostrato nel 2017 dominando la Ciclismo Cup e anche in questo inizio di stagione abbiamo fatto subito bene».

E l’inizio di stagione è sempre stato un tuo territorio di caccia.
«Alessandro Brambilla, che di date e di numeri ne sa, mi ha fatto notare che sono l’unico nella storia ad aver vinto la Coppa San Geo e la Firenze-Empoli, cioé le due corse che aprono la stagione dei dilettanti. È una piccola cosa, ma per il momento è solo mia e me la tengo stretta».

A proposito di gruppo di amici, sappiamo che sei tu che curi la colonna sonora...
«C’è un locale di Reggio Emilia, si chiama Bombon3ra. A dir la verità non ci sono mai stato, ma ogni anno realizzano una compilation musicale molto accattivante, l’ho proposta agli altri ed è diventata un po’ la nostra compagna di viaggio in ritiro e durante i trasferimenti».

Questo ci aiuta a capire chi sei giù dalla bici, ma in sella?
«Gira e rigira torniamo sempre lì, al punto nodale della stagione: devo capire chi è davvero Davide Ballerini e qua­le futuro può avere in questo sport».

Il corridore che non sa, una certezza ce l’ha. E questa, a suo modo, è già una notizia.

Paolo Broggi, da tuttoBICI di marzo
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