Anna VAN DER BREGGEN. 10. Al settimo sterrato di giornata, la campionessa olimpica di Rio saluta la nostra Longo Borghini e se ne va tutta sola. La portacolori della Boels Dolmans, dopo aver chiuso al secondo posto nel 2015 e 2016, vince finalmente la Strade Bianche femminile con oltre 2' minuti di vantaggio su tutte le dirette.Secondo posto per Niewiadoma (Canyon Sram, VOTO 8), terzo per la nostra immensa Longo Borghini (Wiggle, VOTO 8): non sarà certamente contenta per questo piazzamento, ma conferma una volta di più di essere ormai una certezza. Una raccomandazione: invito tutti gli addetti ai lavori, in particolare quelli di sesso maschile, di non fare più ricorso alla locuzione “oggi si separano i maschi dalle femmine”. Non se ne può più. Grazie.
Tiesj BENOOT. 10 e lode. A Tiesj mancava la tesi. Mancava il documento che ne certificasse il talento e la forza, oggi anche l’intelligenza tattica. Le Strade Bianche su una faccia sporca, dalla quale risplende un sorriso pieno e due occhi increduli per una vittoria davvero inaspettata, ma meritata come non mai. Bravo questo ragazzo fiammingo della Lotto Soudal che compirà 24 anni tra pochi giorni (l’11 marzo) e che può vantare un 5° posto al Fiandre 2015. Fa un numero per riportarsi da solo sui due battistrada. Riprende Bardet e Van Aert, poi respira, prima di lasciare quei due senza fiato. Un finale d’autore, per andare a scrivere su quella polvere di Siena il proprio nome. No, non sarà spazzato via, quella polvere è creta e resisterà al tempo.
Romain BARDET. 9. Leggero ed elegante, anche su strade rese impossibili dalla pioggia. Per lunghi tratti sembra pedalare sul velluto, anche se nel finale le sue gambe diventano come quelle di tutti: pesanti come il piombo. Grande capacità di guida, talento assoluto nel scegliere traiettorie e vie di fuga. Non ama fare proclami, non dichiara mai guerra; lui la battaglia la scatena, con grande senso della sfida e con assoluta audacia. Guerriero.
Wout VAN AERT. 9. Scatena l’inferno nel tratto Cancellara, quello di Sante Marie. Poi, a 48 km dal traguardo, se ne va con Romain Bardet. Coppia di fatto e il gioco è quasi fatto, se non ci fosse quel portento di Benoot. Perde la corsa, arriva terzo, ma vince la scommessa. La vince lui che chiede di correre, la vince Mauro Vegni che ha la sensibilità e l’intelligenza di chiedere un posto in più per la squadra di questo ragazzo di soli 23 anni che di mondiali nel cross ne vanta già quattro. È nato per pedalare su strade sterrate e fangose, ha classe e temperamento per tenere duro, anche oltre i 200 chilometri. Esce da Piazza del Campo con una certezza: di strada ne farà tanta, anche su strada.
Alejandro VALVERDE. 7,5. Scalpita, ha voglia di dare battaglia, ma quando la sfida si accende, le sue polveri paiono essere un po’ bagnate. Fa una grande gara il murciano, come sempre, anche se forse oggi più delle gambe ha il braccino.
Giovanni VISCONTI. 8. Ci prova, tutto solo, a rientrare sulla coppia di testa Bardet-Van Aert. Ci prova quando al traguardo mancano 36 km. Poi resta nel vivo della corsa, con Powels e la truppa Valverde. Alla fine è 5°, primo degli italiani, un piazzamento che vale tanto: in una gara così e in queste condizioni ambientali, non sa di sconfitta.
Robert POWER. 7,5. Gara di resistenza, di forza e abilità. Lui è abile a stare in piedi e a non perdere mai il treno giusto.
Zdenek STYBAR. 5,5. In queste corse e su queste superfici è un talento assoluto, ecco perché sono strettino con il voto. Il ceko questa corsa l’ha già vinta e sa come si fa. Ha testa e talento per recitare un ruolo da assoluto protagonista, oggi però gli manca qualcosa.
Peter SAGAN. 6. La sufficienza? Sì, perché a questa corsa arriva dopo un lungo periodo in altura, e corre con tanti punti interrogativi sul manubrio. Non è brillantissimo, e lo si vede. È sempre all’inseguimento, sempre sulla difensiva, ma alla fine il campione del mondo si difende, e porta a casa un più che onorevole 8° posto.
Moreno MOSER. 5. Non pervenuto. Prima del via dice: Oggi ci sarà poca strategia e tanta follia». Voto 7 per la frase.
Michail KWIATKOWSKI. 4. È forse l’uomo più atteso di giornata, l’uomo di riferimento della corsa, l’atleta da battere, ma quando la battaglia si scatena, lui sprofonda nel fango.
Matteo MONTAGUTI. 6,5. Ci prova, subito, Si butta con grande tempismo nella prima vera fuga di giornata, dopo una serie infinita di scatti e controscatti. Se ne va con il compagno di squadra Pierre Latour (Ag2r La Mondiale), Truls Korseaeth (Astana), Kristijan Koren (Bahrain Merida), Josè Joaquin Rojas (Movistar), Victor Campenaerts (Lotto Soudal), Edvald Boasson Hagen (Dimension Data), Primoz Roglic (Lotto NL Jumbo) e il giovanissimo Oscar tuttoBICI 2017 Alexandr Riabushenko (UAE Team Emirates). Per il 22 enne ragazzo bielorusso un voto in più: 8.
Premetto che per me Matteo Montaguti è un signor corridore e poi è un romagnolo ma prima di inserirlo nelle pagelle caro sig.Stagi bisognerebbe informarsi un pò meglio e non scrivere tanto per farlo. Infatti Montaguti oggi non è mai stato nella fuga iniziale......
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