DILETTANTI | 18/06/2017 | 07:28 Non si sente il mordanese del momento («A stare troppo sui giornali si finisce per diventare antipatici», dice), di sicuro Marco Selleri è uno di cui si parla molto in questi giorni: non si è limitato a far rinascere il Giro d’Italia under 23 dopo cinque anni, ma lo ha fatto vestendolo dell’abito migliore. Tanto da meritare applausi e complimenti illustri: Eddy Merckx, per citarne uno, gli ha semplicemente detto che dopo il Giro e il Tour, adesso c’è la corsa baby.
Il giorno dopo aver chiuso l’edizione del rilancio, Selleri non è stato fermo un attimo: fra furgoni da restituire, striscioni da sistemare e via dicendo, ha corso una personalissima tappa in più. Chissà se nel weekend riuscirà finalmente a gustarsi la creatura che ha riportato nel mondo del ciclismo sull’impulso del ct Cassani e con l’aiuto dei volontari della Nuova Placci, di cui è presidente: capirà meglio perchè l’ambiente della bici, sempre pronto a criticare, alla sua gara riserva soltanto elogi.
Selleri, visto da lei che Giro è stato? «Vedendolo da dentro e sentendo i commenti, molto confortante. E’ stato anche stressante: quando ho accettato di organizzarlo, ho chiarito subito che ci tenevo a farlo bene».
C’è riuscito? «Ditelo voi: posso solo dire che mi ha chiamato Cassani e mi ha fatto i complimenti...».
Perché questa corsa ha sollevato subito tanto entusiasmo? «Era ferma da anni e, a parte il Mondiale, offriva una vetrina importante per i giovani. In più abbiamo lavorato molto sull’immagine, affidandoci alle idee dei giovani, creando un villaggio dove la cordialità della nostra terra è emersa».
Che il Giro under 23 sia ripartito da Imola non è sembrato un caso... «Abbiamo fuso di nuovo l’aspetto sociale con quello tecnico: l’Emilia Romagna è una terra dove le cose si fanno bene col sorriso».
Ha avuto accanto una bella squadra, la Nuova Placci. «Siamo tutti volontari, con mestieri diversi dal ciclismo, uniti dalla stessa passione. Qui nessuno ci guadagna. Ho chiesto a tutti una mano, me ne hanno date anche due. Strepitosi».
Il Giro andrà avanti? «Mi è già stato chiesto. La voglia c’è, di sicuro ripartiremmo su basi solide: era un test anche per noi, in fondo il giro delle Pesche Nettarine era un evento più piccolo. Se di noi hanno scritto anche gli stranieri, un motivo c’è».
Si può migliorare? «Come in tutte le cose: ora vedrò i miei collaboratori e ci diremo dove si può far meglio».
Magari allungando la corsa a nove giorni. «Non dipende da me: per ciò che mi riguarda, il Giro va bene anche così. Meglio non esagerare, coi giovani».
Si ripartirà da Imola? «E’ prematuro, anche se la città è attiva sul ciclismo: alla partenza ve ne siete resi conto. Mi piacerebbe una corsa più itinerante, con partenze e arrivi in posti sempre diversi».
Ringraziamenti? «Una valanga: sponsor, istituzioni, le città che mi sono state vicine, Mordano, Imola e Forlì in particolare, e quelle che non lo sono state. E le forze dell’ordine imolesi, sempre presenti».
Selleri, riveli la soddisfazione. «Non mi piace apparire, ma se ti chiamano il regista Rai, Garzelli, Merckx e Marino Bartoletti per dirti bravo non puoi restare indifferente».
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