CICLISMO FLUIDO

TUTTOBICI | 26/04/2017 | 07:40
In questo classico mese delle classiche viene na­turale rimettere a posto un paio di cose basilari, alcuni principi costituzionali del ciclismo, per lunghi mesi av­volti nei fumi e nelle nebbie delle non meglio precisate ri­forme epocali. Una su tutte, almeno, l’articolo numero uno di tutte le riforme, vere, presunte, ipotetiche: anche perché, se non ci pensano i ca­lendari e le valutazioni, ci pen­serà sempre la nostra passione a distinguere bene le cor­se vere dalle corse artificiali, inventate sui due piedi per allargare il mercato e aumentare gli incassi.

Onde evitare che qualcuno mescoli troppo le carte, risulta necessario stabilire che niente e nessuno finora è riuscito a scalfire, nemmeno con tutti gli sforzi, quelle che tutti conoscono come Corse Monu­men­to. Hai voglia di modernizzare e di mondializzare, ma più modernizzi e più mondializzi, più ci accorgiamo che i capolavori classici della nostra galleria au­mentano di valore e di fascino. Nonché di autentica ammirazione popolare. Come una filastrocca, potremmo ri­peterle tutti in coro, senza pos­sibilità di errori: Sanremo, Fiandre, Rou­baix, Liegi, Lom­bardia.

Su queste cinque non ci piove. E non si discute. Sono la forza e la ricchezza, assieme a Giro e Tour, assieme al Mondiale, per parlare di cose serie e di campioni veri. Il resto è a discendere. An­che da inventare, certo: ma senza il trucco da imbonitori di equiparare subito il nuovo a quelle Griffe della storia. E non solo della storia, però: ci tengo a precisarlo otto volte. Queste cinque non sono patetici revival di ricordi passati, co­me raduni di reduci da El Ala­mein, secondo quanto raccontano certi seppiati dentro con la testa sempre rivolta all’indietro: queste cinque so­no e re­stano anche le più bel­le e le più spettacolari, ciascuna con il suo specifico motivo tecnico, co­mun­que a pieno ti­tolo le mi­gliori ancora oggi. La loro storia e il loro prestigio arrivano soltanto a ruota, di conseguenza. Prima, c’è so­stanza.

Qualche parola, se mai, andrebbe aggiunta su altre occasioni che ef­fettivamente si portano dietro storia e originalità tecnica nien­te male. Il discorso torna sempre fuori quando si parla di supercircuito, di superclassifica, di supercampionato aperto ai migliori, in cui davvero tutti siano obbligati a confrontarsi e in cui sia possibile stilare una classifica - con premio - finale, nella certezza che il primo sia davvero un pri­mo, al di sopra di ogni ra­gionevole dubbio. Da questo punto di vista, assieme alle cinque Signore potremmo piazzare un’altra cinquina di gare ugualmente favolose, per fare la cifra tonda di dieci di­stribuita dentro l’intera stagione. Ci metterei subito la Frec­cia Vallone, ci metterei or­mai anche l’Amstel, ci metterei persino la Gand-We­vel­gem, anche per non lasciare ai campioni veloci solo la San­remo. Una, una sola, la an­drei a pescare negli altri continenti, magari in America, ma­gari in Au­stra­lia, cioè nel nuovo mondo del ciclismo ormai diventato an­ch’esso piccolo mondo antico. Ne manca solo una, per fare dieci: il mio posto, senza se e senza ma, sen­za nemmeno un minuto di discussione, va di getto alle Strade Bianche, delle corse neonate quella diventata grande e grossa neanche l’avessero allevata ad estrogeni. Del nuovo che avanza, di questo calendario sempre più esotico e strano, casualmente la novità più bella è ancora qui da noi, nel cuore dell’Italia più verde e più bella, con sollecitazioni tecniche - lo sterrato - che vanno a completare il quadro delle op­zioni agonistiche, accanto all’asfalto, al pa­vee belga, al pavee maxi della Roubaix, alle salite, alle di­scese, agli sprint.

Dall’indirizzo preso ai vertici del ciclismo, non ho la minima speranza che un giorno si arrivi al grande campionato delle dieci corse più vere. Vedo che cercano di appiattire e annacquare tutto quanto, per non di­stinguere più l’oro dalla fa­rina gial­la. Eppure un modo resterebbe anche a loro, ai piallatori della qualità e del valore: basterebbe giocare al­meno sui punteggi, assegnandone di gi­ganteschi in queste prove e di minuscoli nelle al­tre, così da creare nei fatti la classifica vera che non vogliono creare per regolamento. I pezzi grossi si concentrerebbero sulle prove più pesanti, i pesci piccoli cercherebbero le briciole in Po­lo­nia e in Ma­lesia. Può darsi che le grandi riforme spadellate di questi tempi siano una sciccheria. Mai escluderlo. Sono pronto a ricredermi. Ma finchè un se­condo posto al Fiandre o al Lom­bardia non varrà tre o quattro vittorie negli Emirati Ara­bi o in Argentina, ho i miei dubbi che andremo verso il me­glio. Cre­do piuttosto che an­dre­mo verso il piatto, l’anonimo, l’insipido. In quello che di questi tem­pi, come la società, dovremmo chiamare ciclismo fluido.

Cristiano Gatti, da tuttoBICI di aprile
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COMMENTI
Coppa del Mondo
26 aprile 2017 12:05 Leonk80
mi sembra vagamente di ricordare Jalabert che ancora se la ride quando in un Lombardia Bartoli e Casagrande glielo regalarano praticamente in modo che Michele potesse vincere la classifica finale.

Strade Bianche nuovo Monumento?
26 aprile 2017 20:07 maurop
Sono toscano e vedere assegnata alla mia regione ( ridotto al lumicino l\'una volta gloriosissimo Giro di Toscana) una possibile nuova Classica come le Strade Bianche non può dispiacermi, però dissento dalla proposta di Cristiano Gatti. Al di là della suggestione scenografica non mi pare che lo sterrato abbia aggiunto una vera novità tecnica rispetto alle classiche del pavé, e basta confrontare gli ordini d\' arrivo per rilevare che chi vince sulle pietre del Nord è lo stesso che ora viene a vincere sulle strade Bianche del Chianti. In più il tempo e la storia devono avere il loro peso, e lasciamo almeno che un bel gruzzolo di edizioni disputate facciano della corsa di Siena una vera classica. In ultimo, per dirla davvero tutta, ho il vago sentore che questa corsa vada legittimamente incontro al gusto molto televisivo del ciclismo di oggi, attento anche al glamour e al marketing turistico, senza però rappresentare davvero una novità significativa sul piano tecnico-sportivo. Come classica meno scic ma più sostanziosa io penserei piuttosto alla promozione di corse che hanno già una loro storia come San Sebastiano o il Campionato di Zurigo, da disputarsi in agosto dopo il Tour e tra l\' altro riconoscendo in questo modo a Spagna e Svizzera l\' importanza che i loro campioni hanno avuto nella storia del ciclismo. L\'Italia e RCS hanno già Sanremo e Lombardia, possono bastare.

Io la vedo in modo diverso
27 aprile 2017 08:53 teos
A mio avviso il Monumento lo fa certamente la storia e il fascino della corsa, ma ancor di più lo fa lo spettacolo che il percorso offre. Da questo punto di vista, dovessi stilare una top 3 direi, in rigoroso ordine, Fiandre primo ed inarrivabile per qualunque classica, a seguire Roubaix in piazza d\'onore e, udite udite, Strade Bianche sul terzo gradino ma in rapida ascesa. E già, la classica toscana è oramai per spettacolo la migliore classica italiana senza se e senza ma. Purtroppo essendo giovane non ha visto, almeno inizialmente, il parco partenti che può vantare una qualsiasi delle big 5, ma il passare delle edizioni e soprattutto il recente inserimento a gara World Tour stanno aiutando tantissimo in questo senso. Solo dopo, e lo dico a malincuore perché sono la storia di questo sport, vengono a mio avviso Sanremo, Liegi e Lombardia, che rimangono signore classiche intendiamoci, ma che hanno bisogno di una svecchiata al circuito che torni a farle brillare di luce propria. In rampa d\'ascesa, se proprio vogliamo stilare una classifica dei 10 Monumenti moderni, inserisco dapprima la Gand, poi l\'Amstel, quindi Freccia e San Sebastian, gara sempre molto incerta che paga il collocamento estivo a ridosso del Tour che comporta l\'altresì ingiustificato cronico snobbismo di big adatti a percorsi come quello della corsa basca. Per rispondere poi a maurop, Zurigo sarebbe in effetti meritevole di inclusione, ma il punto è che da anni oramai è riservata ai soli dilettanti, quindi se prima gli svizzeri non prendono in mano la situazione non vedo come si possa aprire ad una corsa, purtroppo, oramai morta. Per il resto se il Belgo ne può includere 4 (Fiandre, Liegi, Gand e Freccia) cosi come ASO (Roubaix, Freccia e Liegi) non vedo perché all\'Italia ed RCS dovrebbe essere preclusa identica possibilità. Quanto all\'apertura a paesi extraeuropei io sono favorevolissimo, ma.. dove sono le classiche, se non addirittura dove sono le corse?!

P.S.
27 aprile 2017 09:06 teos
Dimenticavo, a ben vedere l\'albo d\'oro della Strade Bianche, è vero che chi ha più vittorie è Cancellara, che una vittoria a testa spetta a Stybar e a Gilbert che adatti sono al pavé, ma è altrettanto inopinabile il fatto che l\'abbia vinta anche gente come Kolobnev, Kwiatkowski, Iglinsky che piuttosto è storicamente andata forte su percorsi vallonati come la Liegi, e anzi proprio per questo si pone come ideale anello di congiunzione tra le classiche del pavé e quelle delle Ardenne. E già solo per questo meriterebbe a pieno titolo l\'inclusione in questo esclusivo club..

Ciclismo fluido, businnes concreto
27 aprile 2017 09:23 Bighe
Caro Cristiano Gatti, d'accordo con le Tue riflessioni, ma in questo periodo di "businessazione" del ciclismo temo saremmo in pochi a sostenere l'idea...comunque il "gioco" della superclassifica è interessante, ecco la mia personale top ten: Sanremo, Strade Bianche, Fiandre, Roubaix, Amstel, Freccia, Liegi, San Sebastian, Parigi-Tours, Lombardia.

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