L'OCCASIONE (PERSA) DI FROOME

TUTTOBICI | 23/11/2016 | 08:32
Non solo Chris Froome ha perso una Vuelta per un grossolano errore tattico da parte dei suoi direttori sportivi e di conseguenza di gran parte del suo team, ma questa debacle, che gli avrebbe aperto le porte verso la «tripla corona», ha di fatto chiuso quelle per il Giro d’Italia. Quel giorno, nella tappa che si concludeva ad Aragon Formiga con la vittoria del nostro Gianluca Brambilla, il britannico è arrivato a 3’37” da Quintana e Contador, mentre tutta la Sky, fuori tempo massimo nel gruppo dei 91, è stata poi, in maniera assolutamente arbitraria e generosa, riamessa in corsa dalla giuria. Quella Vuelta era nelle mani di Froome, ma per un errore l’ha persa in un amen. Se avevamo una speranza di vedere Froome al Giro per completare la sua collezione personale dopo i tre Tour e una Vulelta che stava per conquistare grazie alla crono finale, con quella imboscata ordita da Quintana e Contador l’abbiamo di colpo persa. Quel giorno la sua Sky è andata tutta fuori tempo massimo, lui però è ancora in tempo per ripensarci e venire a correre un Giro che gli sorride. E anche parecchio.

SCUSA. Ma è così difficile chiedere scusa e ammettere di aver sbagliato? Di aver commesso un errore grossolano? Di aver fatto uno sfondone? Ci sono corridori che sbagliano, ma lo stesso può capitare a dirigenti, medici e istituzioni. Capita e con onestà basterebbe ammetterlo, dirlo senza tanti giri di parole, per chiudere la questione e la bocca ad illazioni e supposizioni di ogni tipo. Non entro nel merito dell’inchiesta fatta nelle settimane scorse dalle Iene sulle reti Mediaset, non m’interessa neanche un po’ farlo, perché per me il punto è un altro, visto e considerato che a suo tempo fui io a darne notizia e a sollevare il problema. Era il 27 giugno dell’anno scorso e in occasione dei campionati italiani di Superga vinti da Vincenzo Nibali, attorno alle 18.20 fui raggiunto da una telefonata che m’informava di un fatto alquanto singolare e piuttosto comico: l’ispettrice, la dottoressa Tiziana Sansolini, si accorge solo al momento di mettersi al lavoro di non avere kit a sufficienza per effettuare i controlli ematici post gara. Sia ben chiaro, l’errore è marchiano. È come se io partissi per il Giro d’Italia senza il computer, o un corridore senza la bicicletta: può capitare, ma non è bello. Quello che però è meno piacevole è fare finta che non sia successo nulla, fare finta di niente, generando in questo modo dubbi, illazioni e chiacchiericci su quel controllo. Mettere sotto la lente d’ingrandimento un intero movimento, alcuni corridori anche importanti e fornire ad un corridore recidivo come Francesco Reda (in ogni caso positivo) una ghiotta occasione per avanzare scuse per far passare la teoria molto italiana del complotto è un gioco da ragazzi. Un modo come un altro per far saltare il banco: per la serie muoia Sansone con tutti i Filistei. Qui c’è un chiaro errore da parte di una persona che avrebbe dovuto semplicemente ammettere in maniera chiara e trasparente questo stato di cose. Magari anche rendendo nullo il controllo. La Federciclismo che dalle Iene viene chiamata più volte in causa, in questo caso non c’entra assolutamente niente ed è chiaramente parte lesa, visto e considerato che i controlli sono affidati al Coni-NADO, il quale a sua volta si avvale della collaborazione della federazione medici sportivi. E anche in questo caso ci piacerebbe sapere dalla viva voce del presidente dell’FMSI (Federazione Medico Sportiva Italiana), il dottor Maurizio Casasco, qualcosa in merito, che abbia il sapore dolce di una presa di coscienza e di responsabilità. Che sollevi per una volta il ciclismo dalle responsabilità di un pasticcio di cui poco c’entra. Invece niente, si mette in discussione l’infallibilità del Papa, ma guai a toccare la nobile famiglia dei camici bianchi. Loro non sbagliano. Lorsignori non hanno sviste. Loro non tollerano di essere ripresi e redarguiti. Probabilmente non amano neanche queste poche righe poco lusinghiere a loro dedicate, ma sarebbe bastato pochissimo, solo due paroline semplici ed elementari per chiudere la bocca a tanti, se non a tutti: chiediamo scusa. Ma forse per arrivare a fare un atto di cotanta grandezza e umiltà, bisognerebbe andare a scovare dentro di noi qualcosa di assolutamente elevato e profondo, che generalmente non si trova dentro ad un kit.

Pier Augusto Stagi, editoriale da tuttoBICI di novembre
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COMMENTI
Meglio fare i controlli possibili
23 novembre 2016 14:53 Leonk80
con i kit a disposizione che annullarli del tutto. Se poi qualche tecnico spieghi cosa e se la mancanza di questi kit abbia influito sulla regolarità dei campioni invece prelevati potremmo avere idee più chiare e valutare se è una irregolarità formale (cavillo) o sostanziale.

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