SOCIETA' | 26/10/2016 | 07:35 Quest’anno si è sciroppato, una dietro l’altra, tutte e tre le grandi corse a tappe: Giro d'Italia, Tour de France e Vuelta di Spagna. Mario Chiesa, direttore sportivo bresciano classe 1966, è stato il “sempre presente” del team svizzero IAM Cycling, società che purtroppo a fine stagione chiuderà i battenti. Chiesa però non resterà alla finestra in quanto farà parte dello staff della nuova squadra professionistica Bahrain Merida Pro Cycling Team che avrà in Vincenzo Nibali il suo leader. Chiesa ritrova dunque il campione siciliano con il quale aveva già lavorato prima alla Fassa Bortolo e poi alla Liquigas.
«C’è stato un contatto da parte del nuovo team che mi ha chiesto se volevo far parte del progetto, visto che la IAM chiudeva non ho avuto esitazioni - racconta il tecnico bresciano -. Oltre a seguire le corse in ammiraglia avrò molto da fare con la parte logistica del team: tutto quello che occorre seguire per preparare una corsa, dall’iscrizione alle convocazioni, agli spostamenti dei mezzi e via dicendo. Sono molto contento di tornare a lavorare con Nibali che ho conosciuto quando era agli inizi della sua carriera». Mario Chiesa è “da sempre” anche il segretario della ADISPRO, associazione che si avvia verso il consueto raduno annuale di fine stagione. «L'intenzione è di riunirci l’ultima settimana di novembre, quest’anno non c’è il corso di aggiornamento obbligatorio, ma naturalmente noi del consiglio direttivo ci auguriamo di avere la maggior presenza possibile. Il convegno si svolgerà in una sola giornata, ci sarà da parlare di molte cose, come la sicurezza, i nuovi regolamenti e altre problematiche importanti. Dobbiamo ancora scegliere dove ci ritroveremo: lo scorso anno siamo stati a Salsomaggiore Terme, quest’anno l’idea è trovare una località ancora più facile da raggiungere, visto che la maggioranza dei diesse vive nel Nord Italia; si pensava dunque alla Lombardia o al Veneto ma anche a Bologna o Modena sono buone sedi: cercheremo di fare in modo di favorire un po’ tutti». Con la IAM hai preso parte a tutti e tre i grandi Giri. Quali principali differenze hai riscontrato? «Questi tre grandi eventi hanno un'organizzazione collaudata nel tempo e quindi non hanno grossi problemi. Ci sono persone che lavorano a tempo pieno tutto l’anno per preparare e allestire queste grandi manifestazioni. Ci sono però delle differenze da corsa a corsa. Al Tour de France viene fatta una massiccia e forte pubblicità prima e durante lo svolgimento della gara: addirittura bloccano le strade quattro ore prima del passaggio; a tutte le uscite dell’autostrada ci sono cartelli che indicano che è in atto il Tour e che ci sono diverse strade chiuse al traffico. Questo a livello di sicurezza della carovana è fondamentale, ma per i francesi è normale in quanto il Tour è una vera e propria festa nazionale. Al Giro d'Italia e alla Vuelta non è la stessa cosa, sono corse importanti sì, ma non vengono considerate alla stessa stregua di quella in Francia. Da noi io in Spagna spesso e volentieri c'è addirittura gente che non sa che sta passando la corsa perché la pubblicità che viene dato all'evento è molto meno curata di quel che accade in Francia, dove peraltro hanno anche la fortuna di avere il Tour che si svolge in un periodo di vacanza, nel quale la gente ha più tempo per seguire l’evento stesso. Purtroppo, e qui mi riferisco all’Italia, lo spazio su televisioni e giornali viene dato in gran parte al calcio, gli altri sport non hanno lo stesso riscontro».
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