Sport Sky: Memo e il Generale è la lettura di Natale

| 10/12/2008 | 18:30
Sport Sky ha dedicato una splendida recensione al libro Memo e il Generale, ultima fatica di Cristiano Gatti, pubblicato da Prima Pagina Edizioni. Vi proponiamo la recensione firmata da Paolo Pagani. di PAOLO PAGANI Cristiano Gatti è uno dei migliori giornalisti italiani della generazione di mezzo, quella che va dai 20 ai 70 anni. Va bene: limitiamoci a definirlo “uno dei migliori giornalisti italiani” e facciamola breve, punto. Sin da quando seguiva i Giri d’Italia, i Tour de France o le Olimpiadi, scrittura brillante da “colorista” con uso di grammatica creativa. Cattivello e (sempre) controcorrente nelle sue cronache da inviato speciale prima de Il Giorno e poi de Il Giornale, dall’epoca Feltri, nel 2003 ha però scoperto una vena interiore, diciamo così, trapunta di pietas virgiliana, di una certa Qualità Universale, un po’ come quella di Enea, toh. Che è un sentimento profondo di devozione verso gli dei, di amore e di affetto, tanto per i genitori e i figli quanto per la patria e gli amici, e infine di personale clemenza, giustizia e senso del dovere. Dal 2003, dicevo, perché è lì lo spartiacque tra la prima vita da rude jena dattilografa e una inaspettata (per noi amici) second life tentata dalla pura passione letteraria: con La Grande Idea, il primo romanzo uscito in assoluta sordina com’è abitudine tipica e operosamente bergamasca di un anti-protagonista lombardissimo come l’autore, Giulio si trova disorientato al sopraggiungere dei quarant’anni. E allora s’inventa un viaggio: si imbatte in un’umanità attiva e anonima, lungo un’Italia orgogliosa e fiera, soprattutto periferica, lontana dalle luccicanti vetrine delle Milano-da-bere dei rotocalchi patinati. Poi, siccome Gatti ha la crapa (brizzolata) dura, ci prova gusto e ci vuole riprovare nel 2005: qui, con L’amore sublime, c’è la storia di Pietro, che fa l’assistente universitario di Lettere ben prima dell’avvento della cotonata Gelmini, e che si aggrappa all’ultima speranza di trattenere in vita la fidanzata Sara, precipitata in coma. Insomma, si sarà capito: un libro d’amore. Di questi tempi, tu pensa. Roba da matti, anzi no: da Gatti. Roba buona, roba che fa piangere lacrimoni salati. Come faccia a trovare il tempo per scrivere romanzi, è un mistero. Va chiesto a quella santa donna di Chiara, sua moglie, che tira la carretta con sopra i due fantastici figlioli Massimo & Fabio mentre lui, Cristiano, vola tra le storie che la cronaca e, ormai sempre più spesso, la fantasia, gli scodellano a portata di pc. Fatto sta che arriviamo a questo Memo e il Generale (Prima Pagina Edizioni, casa editrice inventata e gestita con invidiabile successo da Pier Augusto Stagi; pagg. 248, 16 euro), nel quale l’antico mestiere di inviato sportivo viene fuori alla grande, non foss’altro perché fornisce il via al plot, impartito con astuzia e sottigliezza narrativa da un evento irripetibile per la generazione di Gatti & dintorni: la vittoria dell’Italia bearzottiana al Mundial ’82 in Spagna, il famoso urlo di Tardelli, colonna sonora a mille decibel di un’indimenticabile estate italiana. Il nostro orobico Gatti ha il dono di una scrittura liscia e piatta, acqua fresca. Facile da leggere, certo: altra roba è ottenerla. In altri tempi si sarebbe detto che scrive cose da grandi per i piccini. E scusate se è poco, dal momento che il linguaggio semplice delle emozioni vere (quelle che i piccini di cui sopra captano al volo, da sempre, prima degli adulti) costituisce il Goretex, il tessuto non sgualcibile, delle storie che Cristiano racconta. Basta, in fondo, l’incipit del Prologo a Memo e il Generale per capirsi: “Devo decidermi a buttare un po’ di carta inutile. Questo studio, già angusto, sta diventando troppo piccolo….”. Abbiate pazienza: come si fa a non continuare? A non scoprire che lo studio è quello di un professore sull’orlo della pensione che, rovistando nei cassetti da liberare, trova la busta di Memo? Di quando, era l’estate 1982, lui aveva trent’anni e insegnava alla scuola media di Valsecca? Poi il professore trova, sempre nella busta del destino, un articolo. E’ di Giampaolo Pansa e parla di terrorismo: alla sbarra ci sono gli assassini di Aldo Moro. Ecco. E’ così che si intrecciano due storie, quella con la minuscola e quella con la maiuscola. Memo e il Generale, alla fine dei conti, parla di questo. Il professore vuole convincere lo studente dotato, ma povero, Memo appunto, a non lasciare gli studi. E la Storia (maiuscola, qua, ovvio) gli dà una bella mano. C’entra il Generale, che è Carlo Alberto Dalla Chiesa, il carabiniere ammazzato dalla mafia nel settembre di quell’82 perché, da Prefetto di Palermo, s’era messo assurdamente in testa di combatterla sul serio. Come, tra grande cronaca e mondo piccolo, i due argomenti si avvinghiano l’uno all’altro in un crescendo di confessioni e coinvolgimenti ideali e politici, lo dovete scoprire voi. Ma prima bisogna dire un’altra cosa di Cristiano Gatti. Della sua passione civile. Così laico, beato lui, da saper difendere le ragioni degli altri anche, e specialmente, quando non sono le sue. Un’inferiority complex ai limiti della psicanalisi insomma, o meglio il pudore di parlare (e scrivere sempre) a bassa voce, perché tutti gli ismi del mondo, in fondo, o sono troppo grandi da dire, o semplicemente troppo ridicoli per essere presi sul serio. Una bella sagoma, il Gatti. E adesso magari farà anche l’offeso. http://sport.sky.it/sport/calcio_italiano/2008/12/10/Libro_Gatti_Mundial_Dalla_Chiesa.html
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