Ballerini: «La panchina lunga nei grandi Giri? Se ne discuta»
| 28/01/2005 | 00:00 Una chiacchierata tra buoni amici, al bar, tra un aperitivo e un caffé, ai margini della conferenza stampa di presentazione della Skoda sponsor della maglia azzurra di qualche giorno fa.
Il commissario tecnico della nazionale azzurra di ciclismo, Franco Ballerini, torna a parlare dell'idea della ''panchina lunga'' lanciata la scorsa primavera dal presidente federale Ceruti: la possibilità cioè di sostituire corridori impossibilitati a dare il necessario supporto ai loro capitani. Un progetto, come detto, già ipotizzato in parte in passato dal presidente uscente di Federciclismo Giancarlo Ceruti relativamente alle gare a tappe dei dilettanti che Ballerini, al momento vede di difficile applicazione, ma non esclude a priori. «Una nota Ansa - dice il ct azzurro a tuttobiciweb - ha diffuso la notizia che io sarei pronto a rilanciare e sposare l'idea. Non è così. Quella raccolta dal cronista dell'Ansa era una chicchierata informale al bar, dove si disquisiva di questo progetto lanciato dal nostro presidente. Il mio pensiero è presto detto: non lo escluderei a priori, non lo boccerei, ma ci penserei su, cercherei di capire cosa ne pensa il ciclismo, e soprattuitto i corridori. Cercherei di verificare i lati positivi e negativi della cosa. L'idea non mi sembra peregrina, ma è chiaramente non di facile applicazione».
Ballerini non nega, tuttavia, che il meccanismo dei cambi in corsa sia un concetto complesso da accettare per le regole storicamente radicate del ciclismo: «Oltre a delimitare con precisione i tempi e le eventualità in cui un atleta può sostituire un compagno, è chiaro che chi subentra non verrà inserito in classifica generale. A una riserva, poi, non dovrebbe essere consentito nemmeno il successo di tappa. Del resto rispetto al ritmo di gara di chi è da giorni impegnato in un giro, un corridore inserito a corsa avviata anche se preparatosi in precedenza per l'evento, si trova comunque in ritardo di condizione e privo del fondo necessario per lottare al traguardo. L'esperienza di ex-corridore me lo insegna».
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