CARAPAZ. «PENSAVO SOLO ALLA MAGLIA, POI... IL SOGNO E' DIVENTATO REALTA'

TOUR DE FRANCE | 25/07/2026 | 18:56
di Francesca Monzone

Ventiquattro ore possono cambiare completamente il volto di un Tour de France. Richard Carapaz lo ha dimostrato nella maniera più spettacolare possibile. Dopo la rabbia e la delusione per il terzo posto conquistato nella diciannovesima tappa, quando aveva accusato Lenny Martinez di avergli tagliato la strada nel finale, l'ecuadoriano della EF Education-EasyPost si è preso una rivincita memorabile, conquistando la ventesima frazione con arrivo sull'Alpe d'Huez e mettendo il sigillo su una Grande Boucle straordinaria.


Per Carapaz è il secondo successo di tappa in questa edizione del Tour de France, un risultato che si aggiunge alla conquista della maglia a pois di miglior scalatore e a un ottavo posto nella classifica generale che certifica ancora una volta il valore dell'ex campione olimpico.


Un Tour iniziato con la consapevolezza di non poter competere per la maglia gialla e concluso nel migliore dei modi, da protagonista assoluto dell'ultima settimana.

«C'è stato un momento in cui non riuscivo a credere a quello che stava succedendo», ha raccontato Carapaz dopo aver tagliato il traguardo. «All'inizio della tappa pensavo soltanto alla maglia a pois. Era quello il mio obiettivo principale».

Poi, con il passare dei chilometri, tutto è cambiato. «Dopo aver superato le prime due salite ho capito che potevo provare anche a vincere la tappa. È stato allora che ho deciso di attaccare».

Da quel momento è iniziata una battaglia senza tregua sulle montagne del Tour, contro alcuni dei migliori scalatori del gruppo.

«È stata una giornata durissima. Mi sono trovato a lottare con corridori che hanno già vinto Grandi Giri, come Sepp Kuss e Jai Hindley. Sepp, in particolare, è stato un avversario davvero fortissimo».

Carapaz ha dovuto correre costantemente al limite delle proprie possibilità. «Sono rimasto al massimo per tutta la giornata. In discesa è successo di tutto, sinceramente non so nemmeno spiegare bene cosa sia accaduto. Ho continuato ad attaccare e quando siamo arrivati all'ultima salita ho capito che avrei dovuto soffrire ancora tantissimo».

Alle sue spalle, infatti, gli uomini di classifica stavano progressivamente recuperando terreno. «Sapevo che Remco Evenepoel e Sepp Kuss erano molto vicini e per riuscire a vincere ho dovuto dare tutto quello che avevo».

Lo sforzo è stato premiato nel modo più bello. «Vincere sull'Alpe d'Huez è qualcosa di meraviglioso. E riuscirci indossando anche una maglia speciale come quella a pois rende tutto ancora più emozionante. Credo di essermela meritata perché in questo Tour ho lottato ogno singolo giorno».

Le parole dell'ecuadoriano raccontano la soddisfazione di chi aveva preparato questa Grande Boucle con obiettivi ben diversi rispetto alla classifica generale. «Questo Tour de France è stato un sogno. Quando siamo partiti da Barcellona sapevo di non poter competere per la classifica generale. Per questo avevo fissato un obiettivo preciso e credo di averlo raggiunto».

Due vittorie di tappa, la maglia a pois di miglior scalatore e un ottavo posto nella graduatoria finale rappresentano un bottino di assoluto prestigio per il leader della EF Education-EasyPost, che ancora una volta si è confermato uno dei corridori più combattivi del gruppo.

«Questo Tour è stato incredibile», ha proseguito Carapaz. «Voglio ringraziare tutti i tifosi e soprattutto tutte le persone che mi hanno sostenuto dall'Ecuador. Sono sicuro che in questo momento staranno festeggiando».

La vittoria nella tappa regina rappresenta il finale perfetto di una Grande Boucle vissuta sempre all'attacco. Carapaz ha interpretato il Tour con il coraggio che da sempre contraddistingue il suo modo di correre, senza mai accontentarsi e cercando ogni giorno l'occasione giusta per lasciare il segno.

Dopo l'amarezza vissuta ventiquattro ore prima, il campione ecuadoriano ha trovato la risposta migliore possibile: alzare le braccia al cielo sull'Alpe d'Huez, conquistare definitivamente la maglia a pois e chiudere il Tour de France con la consapevolezza di essere stato uno dei grandi protagonisti dell'edizione 2026.


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