GIRO D'ITALIA. IL GRAN GIORNO DEL TAPPONE DOLOMITICO

GIRO D'ITALIA | 29/05/2026 | 08:35

Quando si dice "nemmeno un metro di pianura", si dà l'esatta fotografia della tappa numero 19 del Giro d'Italia numero 109, la Feltre - Alleghe (Piani di Pezzè): 151 chilometri, 5.000 metri di dislivello, sei Gpm, cinque discese per un menù che ne fa l'autentico tappone di questa edizione.


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È il classico tappone dolomitico fatto di sole salite e discese. Dopo un breve avvicinamento, gli ultimi 100 km contengono l’intero dislivello di circa 5000 m. Si scalano in sequenza, senza nessun tratto di riposo: il Passo Duran (pendenza massima 14%), Coi (max 19%), Forcella Staulanza (max 10%), il Passo Giau (Cima Coppi a quota 2.236, max 14%), il Passo Falzarego (max 10%) e infine i 5 km che portano all’arrivo di Piani di Pezzè. 

La salita conclusiva è costantemente attorno al 10% con la parte centrale che tocca i massimi del 15%: carreggiata stretta, tortuosa caratterizzata da 8 tornanti e numerose semicurve di raccordo. Strada che porta verso la gloria...

LE STRADE DEL GIRO. L’atteso tappone dolomitico parte da Feltre, racchiusa da una possente cinta muraria che sembra voler proteggere i suoi gioielli. Proprio come succedeva una volta. Il cuore della città è Piazza Maggiore, elegante spazio rinascimentale attorno al quale si affacciano edifici storici come il Palazzo della Ragione, sede del Teatro de la Sena, e il Castello di Alboino, simbolo del potere cittadino fin dal XII secolo. Per raggiungerla si percorre Via Mezzaterra, che affascina con il succedersi di palazzi signorili e  giochi prospettici di grande suggestione. Dai tempi del potere terreno si passa alla Cattedrale di San Pietro. Tra i tesori che custodisce spiccano la cattedra in marmo rosa del XIII secolo posta nell’abside e la croce bizantina del 542 in legno di bosso con scolpite 52 scene del Nuovo Testamento. Sotto il sagrato si estende un’importante area archeologica che testimonia la Feltria romana, con resti di edifici, strade e strutture che raccontano l’evoluzione urbana della città fino al Medioevo.

Subito dopo il via si sosta a Cesiomaggiore sede del Museo storico della bicicletta Toni Bevilacqua al cui interno si ammirano decine di bici storiche e cimeli appartenuti a grandi campioni del pedale. Oltrepassata poi la Certosa di Vedana, grandioso complesso monastico del XV secolo, si arriva ad Agordo.

La cittadina posta sulle rive del Cordevole, offre innanzitutto un bel colpo d’occhio sulle Dolomiti bellunesi, in particolare sul Monte Agner, sulle Pale di San Lucano e sulla Moiazza, ovvero la propaggine meridionale del Civetta. La cinquecentesca Villa Crotta - De’ Manzoni in origine residenza dei proprietari del Centro minerario della Valle Imperina, a sua volta visitabile a breve distanza dalla cittadina, è il monumento più fastoso di Agordo. Ci si immerge nelle Dolomiti più silenziose risalendo la strada del Passo Duran, che unisce l’Agordino con la Val di Zoldo. A Forno di Zoldo, il Museo del ferro e del chiodo celebra con semplicità l’epoca (dal XVI al XIX secolo) in cui la lavorazione del ferro e  la produzione dei chiodi costituivano una delle principali fonti di sostentamento delle genti zoldane. Che in seguito divennero famose aprendo gelaterie artigianali in tutto il mondo.

A Selva di Cadore si fa visita all’Uomo di Mondeval, un cacciatore del Mesolitico i cui resti furono rinvenuti nel 1987 a breve distanza dal paese. E’ lui l’ospite d’onore del Museo Vittorino Zacchetta, che si articola anche con sezioni dedicate alla archeologia e alla storia della valle.  

Ancora pochi chilometri e si giunge sulle rive del Lago di Alleghe. Lo specchio d’acqua, oggi serenamente incastonato tra foreste e le pendici del Civetta, fu originato da una frana che nel 1771 bloccò il corso del fiume Cordevole determinando così la formazione del lago. Oggi Alleghe è un’attrezzata stazione turistica, apprezzata in tutte le stagioni dell’anno anche per la squisita ospitalità. Inizia da qui la salita verso il traguardo di giornata collocato a Piani di Pezzè, frequentato da escursionisti, arrampicatori e da ogni amante del bello. Perché qui in Civetta si ammira in tutta la sua magnificenza. E lo si può quasi toccare con mano.


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