Stelvio e Gavia, quanto ci mancate. Al Muro di Ca’ del Poggio, il compito di attenuare il rimpianto. L'altra sera, a San Pietro di Feletto (TV), dove giovedì 28 maggio transiterà la diciottesima tappa del Giro d’Italia numero 109, si è parlato di grande ciclismo con Luca Gregorio e Moreno Moser, popolari voci di Eurosport, intervistati dalla giornalista di Mediaset, Valentina Graziosi.
“Il ciclismo è un grande romanzo popolare, la gente si affeziona ai luoghi e a salite che sono ormai iconiche – spiega Gregorio -. C’è il pericolo del maltempo, d’accordo, ma il Giro senza Stelvio e Gavia è un po’ più povero. Per fortuna c’è il Muro che, al terzo passaggio consecutivo, è ormai un mito, un’icona appunto. Gli appassionati vanno dove c’è la festa, e qui la festa non manca mai” .
Che Giro sarà quello che, lasciata la Bulgaria, ha iniziato a risalire la Penisola. Gregorio e Moreno Moser non hanno dubbi: “Vingegaard è nettamente il più forte, il Giro lo vincerà lui – dice Moreno Moser, nipote di Francesco, ciclista professionista per sette stagioni (dal 2012 al 2019) prima di intraprendere la carriera la commentatore televisivo -. Pellizzari è bravo, può puntare al secondo posto. Ma per gli italiani non sarà facile. Prima del via, avrei scommesso su sei, sette vittorie di tappa, ma adesso, dopo le occasioni mancate da Milan in Bulgaria, penso che il pronostico sia da rivedere”.
Gregorio è d’accordo. E aggiunge: “Finora non si è visto granché, ma stanno per arrivare le prime salite: da qui a domenica mi aspetto che la classifica inizi a prendere una fisionomia ben definita”. E le cadute? “Inevitabili”, dice Moser. “Conta l’asfalto viscido, certo, ma non è solo quello. Le bici sono sempre più veloci e i corridori sempre più sotto pressione. Tutti vogliono stare davanti e il rischio è alto. Non si torna più indietro, il ciclismo di oggi è così”.
A proposito di salite, il Muro di Ca’ del Poggio cosa potrà dire? “Il Muro ha già fatto selezione l’anno scorso, quand’era nella prima parte della tappa. A maggior ragione, sarà così quest’anno, a tre tappe dal gran finale e con il traguardo di Pieve di Soligo praticamente dietro l’angolo: potrebbe essere una salita decisiva”, aggiunge Moser.
Organizzato da Ca’ del Poggio e dalla sezione AIA di Conegliano, il talk “Il Gran Finale” ha toccato aneddoti, storie e miti del grande ciclismo. Non senza l’applaudito assolo alla chitarra di Gregorio che ha dedicato al belga Wout van Aert (“Il mio mito, dopo Pantani”) una rivisitazione della canzone “Gli Anni” degli 883. Tra i presenti, il sindaco di San Pietro di Feletto, Cristiano Botteon, e il presidente del Comitato organizzatore della tappa trevigiana del Giro, Albino Bertazzon. Tutto, adesso, sul Muro è pronto per passare dal ciclismo parlato (e cantato) a quello pedalato. Lo spettacolo è davvero dietro l’angolo.
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