L'ORA DEL PASTO. I QUATTRO GIANNI E IL LORO CICLISMO - 6 - fine

LIBRI | 20/04/2026 | 08:24
di Marco Pastonesi

Brera e Mura più di Clerici e Minà, ma tutti “I 4 Gianni” di Giuseppe Smorto (Minerva, 234 pagine, 18 euro) hanno amato, seguito e scritto di ciclismo.


Brera significa Coppi. Smorto racconta: “Franco Brera rimescola i ricordi di bambino: ‘Sentii delle persone che parlavano in corridoio: una voce era quella di mio padre, l’altra… mi affacciai e c’era Fausto Coppi. Era venuto a casa per parlare della sua biografia’”. Sarebbe uscito, “Io, Coppi” (Vitagliano, 1960), due settimane dopo la morte del Campionissimo. Ne avrebbe scritto ancora, anzi, sempre, Brera di Coppi, compreso “Coppi e il diavolo” (Rizzoli, 1981), poco prima di essere assunto da “Repubblica”. Smorto: “Per tutta la vita Brera si porta dentro la rabbia per un amico perduto. Uno con il quale andare a caccia, un atleta così sfortunato, ma così sfortunato che veniva voglia di insultarlo”, “Uno (Coppi, ndr) partito dietro tutti, con le ossa da vecchio, eredità di un padre alcolista. E poi, le posture irregolari tenute in campagna generazione dopo generazione modificano i corpi, il tragico è in ogni zolla”, “Un ciclista con un fisico mal congegnato, rachitico, con lo sterno carenato dell’uccello e il collo corto”, “Sua madre si è riposata solo quando lo ha partorito, e un mese dopo era già pronta per la vendemmia. Un mondo dove anche i campanili hanno le crepe”.


Mura significa, soprattutto, Tour de France. Smorto: “Gianni Mura siede accanto a Carletto Pierelli, la macchina deve essere comoda e familiare per sbattere dietro libri, cd, biscotti, qualche salame e qualche bottiglia, mappe e guide. Poi, vita bastarda”, “Sulle nobili strade del Tour, a caccia di ristoranti da provare, verso paesini sperduti a parlare di sport per tutti. Ogni giorno è una scoperta: si può finire in una bettola andorrana a mangiare peperoni fritti (tornarci la sera dopo per scoprire che è rimasta mezza porzione)”, “Compra sempre i giornali locali e la frutta di stagione”, “Al Tour impreca contro le albicocche che non sono più quelle di una volta”, “C’è sempre un museo lungo il tragitto”, “Non ama le sale stampa sotto un tendone a cinquanta gradi, dove non si può fumare”, “A Castres scappa via, l’amico Aligi lo trova infine, sotto un platano, a scrivere su un tavolo da trattoria. Un’orchestrina jazz, i contadini portano a Gianni caprini, frittate, porchetta”.

Fra Mura e Minà l’anello di congiunzione è Pantani. Il “Pantadattilo” arrampicatore o l’“Elefantino” ribelle per Mura, il Pantani stanco e rancoroso di un’intervista televisiva per Minà. Quanto a Clerici, pochi lo sanno, fece Giri e Tour, anche per “La Gazzetta dello Sport”. Smorto: “Gianni Clerici è forse il più raffinato dei quattro Gianni e mantiene sempre il fisico d’atleta che è stato. Non dimentica un paio di sbornie prese al Tour con Antoine Blondin, il Brera francese”.

Il ciclismo è sempre nell’aria di una redazione, quella di “Repoubblica”, aperta. “Ho visto sfrecciare Emanuela Audisio in bici fra i tavoli”. A proposito di Mario Fossati: “Fossati - scrive Brera – è un autentico Don Chisciotte del ciclismo. Lui crede al ciclismo come il malinconico nobiluomo della Mancha crede nella sopravvivenza della Cavalleria”. Smorto su Mura: “Può far ridere, piangere, o accendere l’ira di qualche padrone del vapore, soprattutto nel calcio (da Berlusconi in giù) e nel ciclismo (squadra Sky e dintorni)”. Mura su Brera: “Addio alla Musa Eupalla, al Tourmalet / a Carl Lewis, a Coppi, a Consolini…”. Smorto sulla redazione: “Non c’è stato bisogno di discuterne, avevamo tutti in testa che lo sport fosse un diritto, un mezzo e un luogo di integrazione. Che alla base della piramide iperagonistica ci fosse anche il piacere di muoversi, che non potesse pesare solo l’onda degli sportivi del tifo, del bla bla. Che un giornale dovesse affrontare con coerenza il fenomeno del doping, in uno sport che rischiava di perdere la sua identità. Bombati i campioni, ma bombati anche i cicloturisti, una vertigine di ipocrisia”.

Smorto scrive che Audisio “è la migliore giornalista sportiva italiana, e mi tengo stretto, toglierei perfino ‘sportiva’” e “questo libro poteva scriverlo lei, e sarebbe riuscito molto meglio”. Mi permetto di obiettare: non meglio, ma diverso. Perché “I 4 Gianni” è ricco, elegante, divertente, perfino miracoloso. Riesce a farti sentire parte dello stesso gruppo. Come Malabrocca e Carollo con Bartali e Coppi.

(fine della sesta e ultima puntata)

LE PUNTATE PRECEDENTI

la prima puntata: https://www.tuttobiciweb.it/article/1776236004

la seconda puntata: https://www.tuttobiciweb.it/article/2026/04/16/1776238325/gianni-brera-ciclismo-storia-del-giornalismo-fausto-coppi-hugo-koblet

la terza puntata: https://www.tuttobiciweb.it/article/2026/04/17/1776375420/gianni-clerici-giornalismo-sportivo-tennis-ciclismo-storia-dello-sport

la quarta puntata: https://www.tuttobiciweb.it/article/2026/04/18/1776411508/gianni-mina-giornalismo-sportivo-ciclismo-storia-dello-sport-repubblica

la quinta puntata: https://www.tuttobiciweb.it/article/2026/04/19/1776541045/gianni-mura-ciclismo-giornalismo-sportivo-storia-dello-sport-repubblica


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