L'ORA DEL PASTO. 20 ANNI FA L'ADDIO A ORIANA FALLACI, L'EMILIA IN BICICLETTA

STORIA | 15/09/2026 | 16:00
di Marco Pastonesi

Emilia. Oriana Fallaci aveva 14 anni quando, introdotta nella Resistenza dal padre, in bicicletta e con il nome di battaglia Emilia, faceva da staffettista per il nucleo cittadino di Giustizia e Libertà, legato al Partito d’Azione: attraversava l’Arno nel punti di secca e portava giornali, messaggi, manifesti, perfino armi e munizioni ai partigiani, e più tardi accompagnava prigionieri inglesi e americani fuggiti dai campi di concentramento italiani e diretti verso le linee degli alleati.


Vent’anni dalla morte – oggi - di Fallaci, da staffettista a giornalista e scrittrice, fiorentina di nascita, pensiero e natura. In “Se il sole muore” raccontava: “La mia fanciullezza è piena di eroi perché ho avuto il privilegio di essere bambina in un periodo glorioso. Ho frequentato gli eroi come gli altri ragazzi collezionano i francobolli, ho giocato con loro come le altre bambine giocano con le bambole. Gli eroi, o coloro che mi sembravano tali, riempirono fino all’orlo undici mesi della mia vita: quelli che vanno dall’8 settembre 1943 all’11 agosto 1944, l’occupazione tedesca di Firenze. Credo di aver maturato la mia venerazione per il coraggio, la mia religione per il sacrificio, la mia paura per la paura”.


Fallaci che a 22 anni scrisse un articolo – era il 28 agosto 1951 – non su Bartali o Coppi, ma su Toni Bevilacqua, “Labròn”, che si laureò campione del mondo nell’inseguimento in pista, intervistando la mamma di Toni, Anna, forse la prima delle sue donne, nella sua casa di Santa Maria di Sala. Fallaci che abitò la Cinecittà di Federico Fellini e Marcello Mastroianni, Totò e Anna Magnani, e che vide Hollywood “dal buco della serratura”. Fallaci che fu l’unica giornalista italiana inviata in Vietnam nel 1967, e che nel 1968 all’Olimpiade di Città del Messico fu ferita (e data per morta, tanto che fu trasportata direttamente all’obitorio) con un colpo di pistola durante la repressione di una manifestazione di protesta degli studenti. Fallaci che intervistò tutti i più grandi politici della Terra e che intervistò anche sé stessa. Fallaci che si schierava scrivendo una “Lettera a un bambino mai nato” mentre in Italia si discuteva della legge sull’aborto. Fallaci che, davanti a Khomeini, ebbe il coraggio di togliersi il velo che le copriva la testa. Fallaci che scoprì di avere il cancro e ne parlò in pubblico: “Io non capisco questo pudore, questa avversione per la parola cancro. Non è neanche una malattia infettiva, non è neanche una malattia contagiosa”.


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