STUYVEN. «UN PODIO CHE CONTA MOLTO PER ME E PER TUTTO IL TEAM»

PROFESSIONISTI | 13/04/2026 | 08:30
di Francesca Monzone

Alla Parigi-Roubaix Jasper Stuyven è arrivato terzo alle spalle di Tadej Pogacar e Wout van Aert, che per la prima volta ha trionfato all’Inferno del Nord. Stuyven ha ottenuto questo risultato grazie all’esperienza, la lucidità e la gestione della fatica, oltre a una buona dose di fortuna che alla Roubaix non deve mai mancare. Il terzo posto di Stuyven alla Roubaix rappresenta molto più di un semplice piazzamento: è il coronamento di una stagione importante e il segnale di una maturità agonistica costruita negli anni, tra esperienza, resilienza e capacità di leggere la corsa nei momenti decisivi.


Al termine di una gara durissima, come da tradizione all’inferno del Nord, il belga ha analizzato in modo oggettivo il proprio risultato: «Sì, penso che per me sia un ottimo podio, dopo essere stato piuttosto costante negli ultimi anni. E poi, con il cambio di squadra, è molto bello vedere che ti viene data molta fiducia, supporto e stima. Ma ovviamente, dopo essere stato costante in questa stagione, è un modo per premiare me stesso ma anche il team. Quindi penso che sia un risultato piuttosto importante, sia per me che per i miei compagni e tutto lo staff».


Quella di Stuyven è una prestazione costruita chilometro dopo chilometro, su un percorso che non perdona errori. Il fiammingo, nato a Leuven, ha sottolineato la durezza della corsa ed è contento di non aver avuto grandi problemi sui settori di pavè.

«È stata una gara molto dura. Ma credo che il dolore maggiore sia alle gambe. Onestamente, non ho grandi dolori fisici dopo i chilometri sul pavé, come alla schiena o alle braccia. Comunque, sì, penso di poter dire di essere rimasto fuori dai guai, quindi credo che questo aiuti molto ad arrivare alla fine della gara nel migliore dei modi».

Dopo il traguardo, la fatica si è fatta sentire subito e il fiammingo si è seduto a terra, in silenzio, per diversi minuti. «Sì, ero stanco. Mi sentivo veramente esausto, esaurito».

La sua corsa è stata anche una prova di intelligenza tattica, oltre che di forza fisica. Evidenziando quanto sia fondamentale correre con la testa, soprattutto in una gara così caotica: restare lucidi, evitando errori e rimanere nel vivo dell’azione. Nel finale, la gestione dei settori in pavé e la capacità di mantenere il giusto posizionamento si sono rivelati decisivi: «La mia mentalità nel finale è sempre la stessa. Penso che tutti sappiano che serve quel tipo di resistenza fisica e mentale. E bisogna essere capaci ad entrare nel modo giusto nei settori di pavé. Ma credo che questa volta la fortuna mi abbia aiutato».

Non è mancato un momento in cui il podio poteva persino trasformarsi in qualcosa di più. Stuyven ha ammesso di aver creduto nella possibilità di rientrare su Van Aert e Pogacar e di poter ottenere un risultato addirittura migliore. «Sì ho pensato di poterli raggiungere, ma credo che questo non si sia concretizzato grazie al lavoro  di Christophe Laporte. Ha fatto un lavoro perfetto, senza errori, certo, è fastidioso. Quello che ha fatto alla fine ha avuto senso per il risultato della sua squadra. Ha sempre interrotto la catena dei cambi, e credo che sia per questo che a un certo punto non siamo riusciti a recuperare quei i 25 secondi».

Nel confronto con Tadej Pogacar, protagonista atteso e osservato speciale in gara, Stuyven non ha percepito particolari segnali di pressione: «Devo dire che siamo rimasti vicini a lui più a lungo rispetto alle altre gare, ma non l'ho visto più nervoso o altro rispetto ad altre occasioni. Credo che abbia semplicemente corso nel miglior modo possibile e si sia creato le maggiori possibilità possibili per entrare nella storia».

Infine, decisiva si è rivelata l’esperienza accumulata in oltre un decennio di corse: «Aiuta molto l’esperienza quando si riesce a stare fuori dai guai e non si ha sfortuna. Perché nelle edizioni passate ho avuto un po' di sfortuna, ma serve anche un po' di fortuna e la velocità con cui arriva il supporto del team per cambiare le ruote».

Il terzo posto di Stuyven è il risultato di un equilibrio perfetto tra condizione fisica, strategia e maturità. Un podio che vale doppio: per il corridore e per la squadra, e che conferma come, nella Roubaix, non vinca solo il più forte, ma anche il più intelligente e quello che ha meno sfortuna. Stuyven potrebbe vincere la Roubaix? «Quando si corre lo facciamo sempre per vincere e la Roubaix è una corsa che si addice bene a un corridore come me. Quindi sì, ogni anno tornerò per arrivare sul gradino più alto del podio».


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COMMENTI
Stuyven
13 aprile 2026 14:57 Angliru
Una garanzia per le corse del Nord.
Corridore che ha un grande visione tattita della corsa.
E ieri, si è visto.

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