RAGGI D'AFRICA. KIYA ROGORA E LA CRESCITA DEL CICLISMO IN ETIOPIA "NEL NOME DEL PADRE"

APPROFONDIMENTI | 23/02/2026 | 08:20
di Aldo Peinetti

La nazionale etiope al Tour du Rwanda ha un selezionatore di appena 22 anni, che nel 2025 era a Kigali in veste di corridore. Si chiama Kiya Rogora, ha gareggiato anche in Toscana, alla Maltinti Lampadari, e dallo scorso autunno ha messo su la propria compagine, nel cui nome c’è molta ereditarietà unita ad intraprendenza giovanile ed idee chiare sul futuro. JR Pro Cycling Team è un nome che si ispira alle iniziali di Jemal Rogora, classe 1959 e convinto sostenitore del progetto animato dal figlio con una mission ambiziosa: “sviuppare una nuova generazione di ciclisti dando loro le migliori condizioni, sviluppare la passione giovanile per le due ruote e mostrare il talento etiope e africano su scala internazionale”.


Jemal è una specie di padre nobile per tutti i pedalatori della sua nazione ed in particolare per la città di cui è originario, Dire Dawa. Con la nascita di un sodalizio che punta al riconoscimento di status Continental, si sta avverando un passaggio di testimone generazionale che fa leva sulla grande tradizione ciclistica di un Paese capace di portare alla ribalta in primo luogo i maratoneti.


Ma la bici occupa un posto di favore nelle preferenze degli sportivi etiopi, sin da quando nel 1968 Jemal Rogora iniziò la propria carriera di corridore, fatta di campionati nazionali conquistati, tre, e della partecipazione ai Giochi Olimpici di Mosca 1980.

“Ci sono tutte le condizioni per crescere come movimento, ai ragazzi che abbiamo con noi ho subito proposto un programma strutturato su vari aspetti, dalle tecniche d’allenamento alla nutrizione, fino alle strategie di corsa. Con papà ci siamo detti che le potenzialità espresse dai ciclisti etiopi ed in particolare di Dire Dawa devono essere messe a frutto, adottando accorgimenti che possono sembrare scontati in Europa ma non nella nazione comunque capace di lanciare in passato un atleta del calibro di Tgsabu Grmay, per tanti anni nel World Tour” spiega Kiya Rogora.

Siparietto: alla partenza di Rukomo, mentre viene citato da Kiya, passa di fronte al bus dell’Etiopia proprio l’ex alfiere di Lampre e Jayco Alula, oggi in ammiraglia con il Team Amani ed altro convinto promotore dell’ethiopian cycling. Con la gradualità del caso, ma anche con un notevole grado di potenziale inespresso, JR Pro Cycling ha iniziato il suo viaggio basandosi si sull’entusiasmo dei Rogora ma anche sulla recente prova provata di quanto le strade degli altipiani possano fare da pista di decollo verso il ciclismo mondiale: “è il caso, al femminile, di Tsige Kiros, 18enne campionessa africana già settima alla rassegna iridata junior di Kigali. Oggi è alla Canyon/Sram, ma un annetto fa ancora viveva le sue prime esperienze con la squadra Uci del WCC”.

Rogora, che ha chiuso (momentaneamente?) la sua carriera ciclistica alla statuintense XSpeed United sostiene l’importanza del monitoraggio prestazionale e racconta di una scena nazionale di gare combattute dalle quali possono arrivare indicazioni importanti, senza troppe gerarchie tra corridori under e juniores, del resto abituati a correre la stessa corsa.

“Il Tour du Rwanda rappresenta una grande vetrina per chi durante la stagione ha poche opportunità di gareggiare fuori dall’Etiopia. L’altro target principale era e resta il campionato africano, con Jp Pro Cycling vogliamo moltiplicare le chances di fare esperienza a livello internazionale, senza perdere di vista ed anzi valorizzandolo a pieno il patrimonio di interesse che c’è tra le categorie giovanili. Da questo punto di vista si tenga presente che ancora a 12 anni e oltre le competizioni si disputano in sella ad una mtb spesso pesante: eppure il talento fa il suo corso e vogliamo aiutarlo a sbocciare. Io porto in dote quanto appreso anche in Italia e a mio padre brillano gli occhi quando parla della nuova squadra. Per me il suo entusiasmo è contagioso”.

www.raggidafrica.it


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