IL RICORDO DEL PROF. UNA FOTO, UNA DEDICA, UNA GRANDE PASSIONE

STORIA | 18/01/2026 | 08:15
di Giuseppe Figini

L’anno nuovo, appena iniziato, non scalfisce e non attenua, in chi ha avuto l’opportunità, anzi la fortuna, di conoscerlo il ricordo affettuoso di una persona, mai personaggio nonostante ne avesse tutti i titoli. Parliamo del professor Giovanni Tredici, Il “Prof” per eccellenza del ciclismo rosa con l’efficientissima struttura da lui guidata con professionale signorilità e con validissimi collaboratori di lungo corso che l’hanno coadiuvato, dal 1982 fino alla scomparsa, nella sua funzione di responsabile del servizio sanitario del Giro d’Italia e delle altre corse “Gazzetta”.


Pier Auguisto Stagi, direttore di TBW, ha tratteggiato un suo riuscito ed affettuoso ritratto nel link allegato pubblicato dopo la scomparsa del Prof nel settembre 2025, all’età di 81 anni.


Giovanni Tredici riposa ora nella tomba di famiglia del cimitero di Coarezza, nel comune di Somma Lombardo, provincia di Varese, nell’area del Ticino che segna il confine con il Piemonte.

Il figlio Stefano, anche lui medico come papà, in occasione dello scambio d’auguri, ci ha inviato la foto qui riprodotta. E, come si dice alla radio e alla tv, lasciamo a lui la linea riportando fedelmente il commento che ha accompagnato il whatsapp proprio il giorno di Natale 2025.

“Ho trovato oggi questa foto. Non l’avevo mai vista né notata con dedica a me. Era il mio mito, il mio papà. Lo aspettavo con mamma all’arrivo delle gare amatoriali. Era un disastro.. (letterale). Ma gli piaceva troppo. Aveva iniziato lì. Più tardi è stato fondato il G.S. Enervit Coarezza. In cui ho corso fino agli juniores per poi passare alla Biancorossi di Gazzada”.

Riprendiamo la linea.

La “Modoetia”, denominazione tratta dal nome latino del capoluogo della Brianza, Monza, è una società con lunga tradizione cicloturistica che organizzato anche una classica del settore come la Monza-Castellania e altre cicloturistiche. E Giovanni Tredici è stato un vero innamorato della bicicletta e del ciclismo, tramesse poi al figlio Stefanpo.

Abbiamo avuto alcune occasioni di vederlo impegnato, in azione dappresso, seguendo gare dei cicloamatori in vettura in coda al gruppo, posizione che il Prof presiedeva con una certa costanza non disgiunta comunque dall’orgoglio di pedalare in omaggio al dettato di De Couberrtin.

E pure, casualmente, incontrare papà Giovanni e il figlio Stefano, impegnati in una sorta di Trofeo Baracchi familiare, una paio di volte molti anni fa, lungo le strade del “buen retiro” di Coarezza, nell’intrico suggestivo di strade, acque e canali, nella zona della diga del Panperduto, importante snodo idraulico dove nasce anche il canale Villoresi, e Somma Lombardo.

E le sagome, viste da dietro, proponevano il medesimo stile di passisti di possente complessione fisica. Passione di padre in figlio, con ripulsa accentuata per i dislivelli.

Grazie di tutto Prof.


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