JESOLO BIKE FESTIVAL. LA PASSIONE DI PIVETTA, I RACCONTI DI SARONNI (E MOLTO ALTRO ANCORA). GALLERY

EVENTI | 20/10/2025 | 08:20
di Pier Augusto Stagi

Perché lo fai? Gli chiedono. E lui con quel sorriso da persona perbene che sa come si affronta la vita risponde semplicemente «perché mi piace». Altro che apparire, quello che manda in sollucchero Maurizio Pivetta è conoscere. Stringere rapporti di amicizia con i campioni. Altro che riempire il suo albergo: quello è chiuso per stagionalità, gli ospiti sono tutti in strutture di amici, perché per lui il Jesolo Bike Festival è un’occasione di promozione sportiva, un momento per produrre cultura, intrattenimento e promozione territoriale. 


Per Maurizio Pivetta, 61enne jesolano di adozione – visto che nasce a San Donà di Piave – è il festival della passione, la sua e di quanti nutrono un’autentica malattia per le due ruote. L’unica malattia che è bene non curare «quella può anche degenerare, ma va benissimo lo stesso», dice tutto soddisfatto il presidente del Team Jesolo 88. 


Tre giorni di festa, pieni zeppi di iniziative. Dal 17 al 19, per la dodicesima edizione dello Jesolo Bike Festival che oggi è diventato appuntamento di grido, momento di aggregazione di livello assoluto. 

Tra gli eventi più attesi, la tradizionale “Pedalata con il Campione”, al fianco di un fuoriclasse come Beppe Saronni, vincitore di due Giri d’Italia, di un Campionato del Mondo e di Classiche prestigiose come Sanremo e Lombardia, che sabato sera ha risposto alle domande di Beppe Conti, nella serata di Gala organizzata in suo onore. «È bello sapere che in sala c’è il Moser buono – dice divertito il campione di Parabiago, accompagnato da Laura, sua moglie, quando viene a sapere che c’è Moreno Moser -. È bello sentire l’affetto dei tifosi a distanza di così tanti anni: anche questa è una piccola magia».

A giocare con i ricordi, come un mago che tira fuori dal cilindro aneddoti manco fossero conigli, Beppe Conti, firma di riferimento di Tuttosport per una vita, oggi opinionista della tivù di Stato e spalla ideale dell’altro Beppe, per tutto “il capo”. «La mia più grande soddisfazione? Aver costretto un moseriano di ferro come Beppe Conti a scrivere un libro con me: a scrivere quanto sono stato bravo anch’io», ride di gusto.

La serata è una continua danza tra il presente e il passato. Tra i presenti (quasi 200 persone) Gianbattista Baronchelli e Claudio Bortolotto, il già citato Moreno Moser e Simone Fraccaro, Stefano Zanatta e Sergio Scremin, Riccardo Magrini e Davide Cassani, Francesco Chicchi e Paolo Slongo solo per citarne alcuni. Il passato è quello che viene raccontato, con dovizia di particolari, con battute e sfottò, tra tutti, senza esclusione di colpi. 

È una chiassosa serata fatta di parole e risate, rimandi e contro rimandi, portate di pietanze gustose e brindisi per un futuro migliore. Il più felice di tutti, neanche a dirlo, Maurizio Pivetta, che strapazza la scaletta trasformandola in una scalamobile (cit Riccardo Magrini): sembra un bimbo che ha tra le mani le sue biglie colorate, solo che questa sera le ha lì in carne ed ossa. Non sta nella pelle Maurizio, che balza da un lato all’altro della pedana della King’s Club di Jesolo, come un Pippo Baudo a Sanremo. Travolgente anche Roberto Pella, presidente della Lega del Ciclismo Professionistico, che è qui per ringraziare Maurizio e Monica – la moglie del presidente del Team 88, per quello che fanno e per come lo fanno. 

Roberto Bettini, che non ha mai mancato ad una serata in questi dodici anni, è testimone della serata con il suo “occhio”: osserva e scatta. Maurizio è ebbro di felicità, in questo catino che sembra una scatola magica. Abracadabra, ecco a voi Beppe Saronni. Le immagini scorrono, Riccardo Magrini rievoca la voce del leggendario Adriano De Zan, Davide Cassani fa da spalla. «Beppe, non te ne andare…». Lo dice Riccardo De Zan, mentre lo gridano in tanti. 

A Maurizio solo complimenti, tanti ringraziamenti e una raccomandazione: Mau, tra un anno ancora qui. «Non dubitatene», dice commosso, come se avesse trovato la figurina mancante di un album mai completato, come se vivesse ad occhi aperti una realtà virtuale in 3D: ma è tutto vero.


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