Giro. L'opinione di Giorgio Squinzi

| 21/05/2008 | 09:54
Bisogna proprio dirlo. Anche nel ciclismo, per una volta, la classe operaia va in paradiso. È questo il senso della vittoria di Marzio Bruseghin nella cronometro da Pesaro a Urbino. Il corridore veneto, che non è considerato tra i più titolati della corsa, ha staccato tutti i big a partire dallo spagnolo Alberto Contador (arrivato secondo) agli altri specialisti dell'Astana Kloden e Leipheimer. Va riconosciuto il coraggio della scelta della Lampre che, in assenza di Damiano Cunego, ha promosso capitano il gregario Bruseghin. Un corridore poco elegante in sella, una posizione aerodinamica non particolarmente spinta ma efficace e una pedala potente in grado di sfruttare tutta la sua forza. Ed era quello che contava ieri in una tappa molto impegnativa. Sul versante degli uomini di classifica la cronometro individuale ha emesso i primi verdetti anche se bisogna aspettare la conclusione della tappa di oggi con arrivo a Cesena per un bilancio più preciso. Conosco bene le salite della Romagna, molto fastidiose sia per le pendenze che per la lunghezza. Comunque ieri Contador ha dimostrato di essere presente al Giro con l'obiettivo di vincerlo anche se arrivava dalle vacanze al mare. Di Luca conferma una condizione lontana dalle performance del 2007 mentre Gilberto Simoni, scalatore puro, si è difeso molto bene contro il tempo pur non avendo utilizzato la ruota posteriore lenticolare. Il trentino è un cagnaccio che potrebbe riservare sorprese nell'ultima settimana di corsa. Giorgio Squinzi da il Sole 24 Ore del 21 maggio 2008
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