I MILLE RICORDI DI MARIO BECCIA: DA ZOETEMELK A FANINI CON QUEL RIMPIANTO...

STORIA | 04/04/2021 | 07:48
di Valter Nieri

Pugliese soltanto di nascita, ma veneto da sempre, prima a Cornuda e poi, dopo aver sposato Bertilla nel 1980, a Crocetta del Montello dove risiede tutt'oggi. Stiamo parlando di Mario Beccia, uno fra i migliori scalatori nei suoi undici anni di professionismo, dalla Sanson nel 1977 fino alla Malvor nell'88. Era il ciclismo di Bernard Hinault, di Francesco Moser, Beppe Saronni e poi via via di Giovanni Battaglin, Moreno Argentin, Joop Zoetemelk.  
Beccia e Panizza erano fra gli scalatori che, dopo essere stati gregari, trovarono spazio per fare la loro corsa sui valichi alpini e sulle grandi salite del Giro d'Italia. Trovare spazio in un ciclismo che ha vissuto per anni sul dualismo Moser-Saronni non era facile ed il Giro d'Italia era uno dei momenti più propizi per mettersi in luce quando la strada saliva.
Un campione, Beccia, che nel 1987 approdò alla corte di Ivano Fanini per vivere una stagione davvero importante.


I SACRIFICI DI UNA VITA. Per un ragazzo non era facile negli anni Settanta riuscire a coltivare la passione ciclistica, soprattutto per chi, come Beccia, apparteneva ad una famiglia piuttosto povera. Ma la necessità aguzza l’ingegno e Mario si inventò meccanico trasformando letteralmente la sua bicicletta.


«Una bicicletta - ricorda lo scalatore - che ho imparato a smontare e rimontare completamente. Era l'unico sistema che mi consentiva di pedalare: spesi a quei tempi 50 mila lire, risparmiate con tanti sacrifici, facendola verniciare, togliendo il portapacchi e allestendola per fare qualche giro del comprensorio dove abitavo».

Mario si univa ai ciclisti del Montebelluna e sulle salite più famose dettava legge: nelle prealpi bellunesi in cima arrivava sempre da solo fra lo stupore di chi non conosceva le sue doti in salita. Già da juniores mostrava una buona tecnica e capacità nel gestire le proprie forze. Da lì ad una buona carriera dilettantistica il passo fu breve.

IL TRIONFO SVIZZERO. Passato professionista nel 1977 con la Sanson, iniziò a fare il gregario a Francesco Moser. Ma per incompatibilità di carattere preferì cambiare squadra diventando leader della Mecap e successivamente della Honved Bottecchia. Con questi colori nel 1980 vinse il Giro della Svizzera staccando tutti nell'ottava tappa, la Mendrisio-Glarus. Fra i battuti il beniamino di casa Josef Fuchs e lo scalatore olandese Joop Zoetemelk. Un Beccia formidabile che arrivò in solitudine sul traguardo infliggendo al termine del Giro distacchi consistenti ai suoi avversari.

Fra i suoi principali successi in carriera quattro tappe al Giro d'Italia con la maglia bianca nel ’77 come miglior giovane, la Freccia Vallone dell'82 e il Giro dell'Appennino dell'84. Giunse anche sul podio della Sanremo nell'86 alle spalle de l vincitore Sean Kelly e di Greg Lemond. Ha indossato la maglia azzurra dal 1977 all'84.

«In salita non temevo nessuno: rispettavo chi andava forte come gli spagnoli Lejarreta, lo stakanovista dei grandi giri, e Alberto Fernandez Blanco, ma non mi sentivo inferiore».

La sua migliore partecipazione al Giro fu quella del 1983, quando giunse al quarto posto, sfiorando il podio per pochi secondi nell'edizione vinta da Saronni, ma ritagliandosi il suo momento di gloria vincendo la prestigiosa tappa a Selva di Val Gardena. In quell'edizione rosa a precederlo nella classifica finale furono soltanto Saronni, Visentini e Fernandez Blanco.

IL RIMPIANTO DELLO STELVIO. «Se devo dire quale amarezza ancor oggi mi porto dietro, dico la tappa sullo Stelvio del 1980, la terz'ultima di quel giro. Era la Cles - Sondrio di km.221. Ero in classifica, davanti a me c'era Miro Panizza, secondo, che tallonava il grandissimo Bernard Hinault. Quando Hinault attaccò assieme al suo gregario Jean René Bernaudeau, mi sentivo di star bene e di potermi sganciare dal gruppo al loro inseguimento ma non lo feci perchè avrei danneggiato Panizza ed in quel Giro gli italiani mi avrebbero giudicato male perché ancora speravano che Miro potesse vincere. All'arrivo Hinault concesse la tappa al giovane Bernaudeau e vinse il Giro. Panizza fu secondo ad oltre cinque minuti dal fuoriclasse bretone ed io conclusi il Giro al sesto posto. Lei prima mi aveva chiesto quale scalatore temevo? A pensarci bene nessun specialista è stato forte quanto Hinault, uno dei più completi corridori di tutti i tempi».

UN ANNO ALLA REMAC FANINI. Il 1987 Beccia l'ha trascorso alla Remac Fanini, voluto fortemente dal patron della Remac Mario Cioli e sostenuto dall'ingegner Falconi, allora titolare di Alan, uno degli sponsor tecnici. A presiedere la formazione c'era Ivano Fanini.

«Di Fanini ho apprezzato lo stile comunicativo. Pieno di entusiasmo, tenace nel difendere i suoi principi, come ad esempio la lotta contro il doping: una persona sincera che quello che ha da dire lo dice in faccia. Intorno a me c'era un clima di sfiducia quando mi fu prospettata l'ipotesi di passare a correre per lui, ma accettai e ne fui felice. Non era facile, già allora, riscuotere gli stipendi puntualmente come mi successe alla Remac Fanini. Volevo far bene alla Milano-Sanremo dopo il podio dell'anno precedente, ma arrivai diciannovesimo ed a vincere quel giorno fu lo svizzero Erich Maechler. In squadra con me c'era l'astro nascente del ciclismo, il danese Rolf Sorensen. Cercammo di aiutarci, ma lui non riuscì ad infilarsi nella fuga giusta e terminò al decimo posto. Sorensen a fine stagione ebbe molte richieste da grandi squadre. Fanini, per consentirgli una carriera più luminosa, lo svincolò consegnandolo alla Ariostea dove si unì ad Argentin, Furlan, Cassani e Baffi. Un gesto che dimostra l'umanità di Fanini mentre altri al suo posto avrebbero fatto valere il contratto per assicurarsi le prestazioni dell'allora ventiduenne ciclista danese che prometteva scintille per il futuro».

Conclusa poi l’esperienza con Fanini e appesa la bici al chiudo nella stagione successiva, Beccia è stato diesse del Team Vorarlberg ed ora continua a pedalare assieme agli amici di Montebelluna conosciuti per caso in bicicletta, ammirando il paesaggio tra le curve e i tornanti delle dolomiti bellunesi.

da La Gazzetta di Lucca

Copyright © TBW
COMMENTI
Merci pour cet article journalistique.
4 aprile 2021 12:50 Merlin1
Oui Merci. J'ai toujours grand plaisir à lire ce type d'articles dans lesquels les anciens coureurs nous livrent leurs petites confessions. C'est toujours très intéressant. Mario Beccia a fait une très belle carrière. Un excellent grimpeur.

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Colpo di scena al termine della prova donne elite dei Campionati Europei di Ciclocross. Marie Schreiber, prima sul traguardo al termine di una tiratissima volata a due con la campionessa del mondo Lucinda Brand, è stata infatti retrocessa...


Aubin Sparfel si prende la corona continentale del Ciclocross. Il portacolori della Decathlon CMA-CGM Team ha conquistato il titolo europeo della categoria Under 23 al termine di una gara intensa e combattuta fino agli ultimi metri. Il talento francese...


Il Ristorante “La Casa dei Gelsi” di Cusinati di Rosà, in provincia di Vicenza, sarà domenica 8 novembre il meraviglioso scenario della 50^ edizione del Ritrovo delle Glorie del Ciclismo Triveneto voluto dall’Associazione che raccoglie i corridori appartenenti alle regioni...


Con la vittoria della belga Lentel Huys hanno preso il via a Zeddam, nei Paesi Bassi, i Campionati Europei di Ciclocross che si concluderanno nella giornata di domani. Il primo titolo continentale assegnato, quello riservato alla categoria donne juniores, è...


Restano in Emilia Romagna i modenesi dell’Ale CX Team che domenica 8 novembre saranno in gara a Casalecchio di Reno nel Bolognese. L’appuntamento è con la settima edizione della gara nazionale Ciclocross d’Autunno, valida come terza e penultima prova del...


Lutto tra le fila del ciclismo marchigiano. È arrivata la triste notizia della scomparsa di Emanuele Senzacqua: tesserato come giudice di gara nel 2006, ha ricoperto l'incarico di ispettore nazionale antidoping, fino a guidare come presidente la commissione regionale giudici...


Tadej Pogacar è il campione più forte del mondo, un dato questo che nessuno può mettere in dubbio. Ma quali sono i suoi valori? Quante ore dorme la notte durante un grande giro? Quanti sono i suoi battiti a riposo?Tutto...


Si sono sfidati molte volte nel corso della stagione e lo faranno ancora questa domenica. Li abbiamo visti confrontarsi alla Strade Bianche, al Tour de France, al GP de Montréal, ai Mondiali e poi a Il Lombardia: Paul Seixas e...


Correre in Italia per diventare un campione del ciclismo. È quello che accadde a Soren Lilholt, ciclista danese di tante belle speranze lanciato, come molti suoi connazionali, da Ivano Fanini. Per Lilholt il trasferimento in Toscana segnò un cambiamento radicale:...


Gulp! Mentre va in scena il Tour du Faso, decana (37ª edizioni) delle corse ciclistiche africane, l’indiscrezione offerta dal solitamente ben informato sito africarising riguarda il calendario del 2027. Già, perché si annuncia una sorprendente, salutare avanzata in termini di...


TBRADIO

-

00:00
00:00
SONDAGGIO
OSCAR TUTTOBICI 2026. SCEGLIETE IL MIGLIOR TECNICO ITALIANO DELL'ANNO
Dodici candidati, tocca a voi assegnare il Gran Premio Fondazione Iseni y Nervi





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra