I MOTOCICLISTI, LA CADUTA DI VIVIANI E UNA RIFLESSIONE NECESSARIA A TUTTI I LIVELLI

ABBIGLIAMENTO | 15/10/2020 | 12:57
di Silvano Antonelli

 


Giro d’Italia, 14 ottobre, tappa Porto Sant’Elpidio-Rimini, a 32 km dall’arrivo, nell’ennesima rotonda, stavolta più complicata del solito, Elia Viviani entra in contatto con una moto dell’organizzazione e finisce a terra.


In questi casi non c’è speranza di un verdetto attento alle esatte dinamiche dell’accaduto,  anche sensibile alle possibili attenuanti. No, non c’è speranza. La colpa è sempre del motociclista a cui, anche in questo caso, la Giuria infligge una pena esemplare: 500 franchi di multa ed immediata espulsione dal Giro, con annessa “brutta” figura dell’organizzatore che deve prendersi sempre la responsabilità delle azioni compiute dai propri collaboratori.

A questo aggiungere l’odiosa sequela di giudizi sui social da parte di quelli che amano esprimere i giudizi più aspri e le condanne più severe su fatti avvenuti in contesti di cui ignorano le difficoltà oggettive e come l’errore umano possa essere provocato da circostanze non volute. Come in questo caso, quando l’eccessivo numero di ostacoli posti sulla carreggiata e la necessità di segnalarne il più possibile, obbliga i motociclisti ad un numero eccessivo di sorpassi del gruppo per riportarsi di nuovo avanti, a segnalare quelli  più pericolosi, dove i corridori più che una sbucciatura alle ginocchia, rischiano il trauma cranico facciale e altro ancora.

Oggi, pensandoci bene, è  quasi impossibile trovare un incrocio senza gli immancabili spartitraffico oppure rettilinei che non siano sfigurati dalle tante isole degli attraversamenti pedonali e paletti di delimitazione (di ogni accidenti possibile), pensati per la circolazione ordinaria, ma cadendoci sopra potresti spaccarti la schiena.

Non più strade, ma veri percorsi ad ostacoli e di pura acrobatica sopravvivenza per ciclisti che debbono percorrerle per centinaia di chilometri cercando ogni tappa di salvare la pelle, riuscendoci per molti versi proprio grazie all’opera (anche questa rischiosa) dei motociclisti civili della scorta, al Giro utilizzati soprattutto per le segnalazioni oltreché per l’immancabile servizio ai raduni di partenza.

Una dozzina e poco più di motociclisti, opportunamente selezionati, alcuni di consolidata esperienza e altri meno, ma nessuno messo lì per caso, per un lavoro certamente affascinante, altrimenti molti non sognerebbero di poterlo fare magari un giorno, ma in ogni caso complicato, indispensabile, che per comprenderlo occorre conoscere di cosa stiamo parlando, di cosa sia per 10 o 20 volte ogni tappa superare un gruppo compatto di ciclisti, anche loro presi dall’esasperazione, anche loro soggetti a sbandamenti, sviste ed improvvisi cambi di direzione.

Oggi le grandi corse, quelle professionistiche in genere, godono di lunghe dirette televisive che, oltre ai corridori, consentono di osservare come viene gestita dagli organizzatori quella parte della sicurezza legata alla scelta dei percorsi, la dislocazione delle protezioni passive, la cartellonistica e la segnalazione degli ostacoli con personale appiedato e, soprattutto, da quello in moto.

Facciamo attenzione e, tolto il Tour, il confronto è nettamente a favore degli organizzatori italiani, senza se e senza ma. Con il Giro d’Italia in testa.

In conclusione. Il tema della segnalazione dei pericoli in gara e la connessa operatività per renderli visibili ai corridori è un tema che merita una attenta riflessione che non può essere rimossa accontentandosi di punire i motociclisti quando dovessero sbagliare. Troppo facile, soprattutto per l’UCI.

Ragioniamoci sopra e, insieme alla scuse a Viviani, possiamo trovare anche la giusta solidarietà per il motociclista coinvolto, per i suoi colleghi e per tutto lo staff di Mauro Vegni. Con una unica annotazione: prima ci liberiamo di quegli invedibili mostriciattoli a tre ruote, meglio sarà. Tengono troppo posto e ingannano il conducente.

 

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COMMENTI
La scorta
16 ottobre 2020 12:23 Eiger
Io difendo i motociclisti della Scorta. Insieme alla Polizia sono quelli che proteggono i corridori da un'infinità di pericoli che chi non ha provato a correre neanche si sogna.
Le radioline invece servono a distrarsi e quindi a cadere

Chi è senza peccato
16 ottobre 2020 18:03 Emilio
E' un attimo. A volte un attimo basta a fare la differenza tra il bene ed il male. Un attimo del quale non abbiamo la capacità di prevedere ciò che accadrà. Solidarietà a Viviani ma solidarietà anche a chi si prodiga per lo svolgimento di tutto ciò che riguarda il Giro ed i so tutto io tacciano perchè se fossero così bravi l'avrebbero già organizzato loro un altro Giro. E vogliamo parlare dei compensi presumo minimi di chi lavora attorno al Giro? Sorvoliamo e godiamoci le pedalate,

Sangue Freddo! Sempre!
17 ottobre 2020 00:56 SalvoPulizzi
Ho rivisto diverse volte il video della caduta e da Motociclista di Scorta Tecnica posso affermare che ci sta tutto! ma un sorpasso li non si fà! Piu ttosto infilati nella Siepe, ma non osare stringere li ove i corridori tagliano e il posto per Te motociclista non c'è. L'unica cosa da fare era fermarsi 50 metri prima e far passare tutti. Li non si sorpassa. Credo che in gare come il Giro d'Italia non è ammesso sbagliare. Quindi spiace per il collega multato ed espulso, ma ci sta.

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