LA RICORRENZA. 60 ANNI FA GASTONE NENCINI IN TRIONFO AL TOUR DE FRANCE

STORIA | 17/07/2020 | 09:32
di Antonio Mannori

Oggi venerdì 17 luglio, è la terza data storica e significativa per il ciclismo nel 2020. Tutte e tre nel nome e nel ricordo, di un grande uomo e di uno splendido campione del pedale, Gastone Nencini. La prima fu lo scorso 1° febbraio a 40 anni dalla sua morte avvenuta a Firenze nel 1980 per un male incurabile. La seconda è stata quella del 1 marzo giorno in cui 90 anni or sono, nel 1930, Gastone Nencini nacque a Bilancino nel comune di Barberino di Mugello. La terza oggi a 60 anni precisi dalla meravigliosa vittoria e dal trionfo al Parco dei Principi di Parigi, conquistata dal “Leone del Mugello” al Tour de France 1960, tre anni dopo il successo che Nencini aveva ottenuto nel Giro d’Italia del 1957.


Tre date storiche per questo meraviglioso campione di ciclismo che fin da piccolo ebbe interesse per il ciclismo. Dopo una carriera di successi nelle categorie giovanili e da dilettante, determinato e grintoso come solo lui sapeva esprimersi durante le gare, Nencini fece il suo debutto tra i professionisti nel 1953 all’età di 23 anni cogliendo ottimi risultati. Naturalmente la gioia più grande fu quella che arrivo con il trionfo al Giro d’Italia nel 1957, dove precedette il francese Louison Bobet di 19' e il forlivese Ercole Baldini di 5’59”. Quel Giro si svolse in ventuno tappe per complessivi Km 3926,7. In quella stagione Nencini disputò anche il Tour vincendo la tappa con i colli dell’Aubisque e del Tourmalet 24 ore dopo una caduta della quale portava i segni. Il medico di gara aveva consigliato il campione toscano a ritirarsi ma Gastone, indomito, volle proseguire e dopo essere rimasto staccato fu capace di una rimonta incredibile fino a vince sul traguardo di Pau. Nessuno ha mai capito dove Nencini riuscì a trovare le forze per compiere l’impresa, a parte la perseveranza, l’orgoglio, la tenacia e l’ambizione. Chiuse quel Tour in sesta posizione nella classifica generale e Anquetil grande campione francese, ebbe a dire che “Nencini era il suo spettro in corsa”.


Ma qui occorre tornare indietro di due anni, al Giro d’Italia del 1955, quando Nencini grande rivelazione della corsa rosa, e leader della classifica a due giorni dal traguardo finale di Milano, rimase vittima di una foratura in un tratto di strada in ghiaia nella tappa che si concludeva a San Pellegrino Terme. Un incidente che provocò l’attacco coalizzato di Fausto Coppi e Fiorenzo Magni, con vittoria di tappa per Coppi e maglia rosa per Magni. Nencini terminò quel Giro in terza posizione.

Ed eccoci alla seconda impresa e immensa gioia di Gastone Nencini al Parco dei Principi a Parigi dove trionfò nel “Tour de France” del 1960, ed era il 17 luglio, anticipando lo spezzino Graziano Battistini, ed il belga Jan Adriaensens. Prima del successo un duello avvincente con il francese Roger Rivière, antagonista del toscano. Per seguire lo scatenato Nencini, uscì da una curva sbandando e andando a finire in un campo. Lo raccolsero che non sentiva più le gambe e sarebbe rimasto paralizzato sino alla morte. Nencini fu applaudito per la sua vittoria anche dal presidente francese, generale Charles De Gaulle ed al Parco dei Principi di Parigi dove celebrò il trionfo, volle che il mazzo di fiori venisse portato alla moglie di Roger Rivière che assisteva il marito degente all’ospedale.

Il Giro d’Italia e il Tour de France le due corse che laurearono Gastone Nencini uno dei più grandi ciclisti italiani di tutti i tempi. La sua ultima stagione da professionista fu nel 1965, dopo che nel 1961 era caduto rovinosamente lungo la discesa delle Croci di Calenzano. Un incidente serio che gli fece capire che non sarebbe più tornato l’atleta forte che era stato.

Un esempio dello sport italiano, che di questi tempi viene ricordato con alcune iniziative significative. La maglia gialla che è realizzata in suo onore e che sarà indossata dai giovanissimi e dagli esordienti della S.C. Gastone Nencini di Barberino di Mugello non appena riprenderà la loro attività. La cronoscalata da Barberino di Mugello al Passo della Futa nel suo ricordo, così come avveniva in passato e che dopo 22 anni viene riproposta, domani sabato 18 luglio, dalla società che porta il suo nome presieduta da Massimo Bacherini, riservata agli juniores ed ai dilettanti Under 23 (80 iscritti) e valida come Campionato Regionale della Montagna per quest’ultima categoria.

Infine la delibera approvata dal Comune di Firenze, per intitolare al grande campione di Bilancino una piazza nel quartiere di Gavinana in fondo al Viale Donato Giannotti all’incrocio con via di Ripoli in pratico di fronte a quella dedicata a Gino Bartali. Due leggende del ciclismo, due splendidi esempi anche come uomini, al di là di essere stati campioni del ciclismo.

 

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COMMENTI
Nencini
17 luglio 2020 17:06 canepari
è stato un corridore sanguigno, passionale, completo, completissimo. Avrebbe potuto vincere molto di più anche perché, oltre la sfortuna, sempre presente nel suo DNA, spesso ebbe l’handicap di macerarsi per problemi familiari e personali che lo distoglievano dalle gare. Con la bicicletta e con i rivali instaurava un rapporto di forza; era un duro, tetragono alle avversità, un coraggioso, un combattente ma anche un uomo dal cuore d’oro, dotato di autoironia, leale e onesto. Tenace e generoso in corsa, sapeva rispondere agonisticamente e con grinta quando punzecchiato. La sua grande caratteristica era però l'imprevedibilità; poteva attaccarti in qualsiasi momento della corsa, capacità che gli era rimasta nel sangue da quando correva nei dilettanti. Era un “provocatore” della corsa che, quando stava bene, affrontava con i suoi continui scatti senza dare tregua agli avversari che lo rispettavano e lo soffrivano per questa peculiarità che, come ben sappiamo, è propria dei Campioni.

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