L'ORA DEL PASTO. RESISTENZA CASALINGA? PERLE D'ARCHIVIO - 39

STORIA | 20/04/2020 | 08:00
di Marco Pastonesi

“Pipaza”  Giuseppe Minardi - aveva il dono della simpatia e della sincerità, e anche altri doni, come già confidenzialmente raccontato nelle prime due puntate. La terza non era prevista, ma se la merita, no?


VUOTO “Il massimo dell’occasione ai Mondiali del 1951 a Varese. Nazionali formate da sei uomini: c’erano meno avversari lì che alla Sanremo o al Lombardia. Dodici giri, quasi 300 chilometri. Al terzo giro entrai nella prima fuga, otto corridori, ma mi spremetti troppo. A metà gara ci raggiunse Magni e cedette un olandese. Al terzultimo giro andò via Kubler, svizzero, anzi, svizzero-tedesco, che si era comprato Schwarzer, un tedesco stanco. Ripreso Kubler, attaccò Magni, ma Kubler, faticando tanto, lo riprese. Al penultimo giro andò via Bevilacqua, ma Kubler, con la forza della disperazione, lo riprese. A quel punto, se solo ci fosse stato un altro attacco, sarebbe andato a segno. E avrei dovuto attaccare io, ma ero vuoto, rimanevo attaccato con il filo della bava. Così si arrivò all’ippodromo in volata e ci fu un mezzo pasticcio, primo Kubler, secondo Magni, quarto Bevilacqua, ottavo e ultimo del gruppetto io. Lì, se ne avessi avuta, mi sarebbe cambiata la vita. Forse il nervosismo, forse la responsabilità. Avevo 23 anni, puttana boia”.


INTRUSO “Il massimo della storia al Giro dell’Emilia del 1952. Si partiva da Bologna, si arrivava a Bologna, quasi 300 chilometri passando per la bassa bolognese, la Porretana, l’Abetone, il Barigazzo... Verso l’Abetone andò via un gruppetto con Magni, Fornara e Defilippis, sei minuti di vantaggio sul gruppo con Coppi, Bartali, Astrua e me. Appena all’inizio della salita dell’Abetone Coppi, con la sua falcata, in progressione, allungò il gruppo a fisarmonica, alla sua ruota Bartali, Astrua e io. Riprendemmo i fuggitivi, li passammo, a un chilometro dalla vetta rimanemmo noi quattro, in cima passò primo Bartali, Coppi a 30 secondi, Astrua e io alla sua ruota. Scollinammo. Finita la discesa, cominciava il Barigazzo, 13 chilometri di salita, in verità tre salite in una, a scale. A metà Barigazzo cadde Astrua, così dietro a Bartali rimase Coppi e io alla sua ruota. Sul Barigazzo passò primo Bartali, poi Coppi e io alla sua ruota a 3 minuti. Poi c’era solo discesa tranne lo strappo di Serramazzoni, 8-900 metri, sapevo che lì Coppi mi avrebbe attaccato. Perché ero io l’intruso. Rimasi attaccato con la forza della disperazione. Alla periferia di Modena raggiungemmo Bartali che, intelligentemente, si rifocillava. La gente era in delirio. Dopo Modena, a destra, sulla via Emilia, 36 chilometri di pianura, a passo d’uomo. Avevamo otto minuti di vantaggio. Io, ero uno sbarbatello: ‘Dai, ragazzi, andiamo, ché ci raggiungono’. Il terzo posto mi andava bene. Ma loro non si muovevano. Allora osai fare una proposta ingenua: ‘Lasciatemi andare via’. Bartali mi rispose: ‘Per me va bene, se è contento Fausto’. Rifeci la proposta a Coppi, e lui prima mi domandò ‘cos’ha detto Gino?’, poi mi disse ‘allora vai pure’. Bevvi l’ultimo sorso d’acqua, strinsi i cinghietti e invece che pedalare a 35 all’ora, allungai a... 36. Dopo un paio di chilometri mi voltai indietro e vidi che mi tenevano a bagnomaria, e mi lasciai riprendere. Arrivammo a Bologna con un minuto di vantaggio sul gruppo. Poi la volata: primo Bartali, secondo io, terzo Coppi. Ma Coppi avrebbe meritato il secondo posto”.

TERRORIZZANTE “Il massimo della folla al Giro d’Italia del 1953. Era la sesta tappa, la Napoli-Roma, di quasi 300 chilometri. Si arrivava all’Olimpico, prima della partita di calcio Italia-Ungheria, che inaugurava lo stadio, il campo, i futuri Giochi. Fuga di sette. Per entrare nell’Olimpico c’era un tunnel: la luce, fuori dal tunnel, era così accecante che, dentro il tunnel, un semicerchio, solo a metà si vedeva il foro d’uscita. Lo svizzero Fritz Schaer entrò in testa a spron battuto. L’urlo della folla fu terrorizzante. Un urlo così può paralizzare o dare una frustata. Ci saranno state centomila persone. Entrai terzo, dietro a Schaer e a Luciano Maggini, e dietro di me Toni Bevilacqua, Guido De Santi e gli altri. Si pedalava sulla pista podistica in terra battuta. Tentai di passare all’interno. Era un azzardo: avrebbero potuto buttarmi sul prato, perché la regola prevedeva il superamento all’esterno. Ma ci riuscii. Vinsi davanti a Maggini, Giudici, Schaer, Bevilacqua, Scudellaro e De Santi. Poi feci il giro d’onore con un mazzo di fiori in mano: un minuto e mezzo che mi viene la pelle d’oca ancora adesso. E Coppi mi disse: ‘Non sai quanto avrei dato per vincere io’”.

TRASPORTATO “Il massimo della sfortuna sempre al Giro d’Italia del 1953. Era la dodicesima tappa, la Modena-Genova, di quasi 300 chilometri. Ero da solo, avevo già staccato i miei compagni di fuga, la corsa era già vinta. Ma pioveva. L’acqua bagnò il cerchietto di alluminio del tappo del freno. Nella discesa della Ruta, a una ventina di chilometri dal traguardo, invece di scendere a 25 all’ora, venivo giù a 45. Sapevo che sarei caduto prima ancora di cadere. Ma ormai non c’era più nulla da fare. E caddi. Finii contro un palo. Si trattava di un cippo di cemento collegato con balle di ferro verniciate in bianco e nero. Fui trasportato all’ospedale di Recco. E lì terminò il mio Giro”.

RUSPANTE “Colazione: mezzo litro di latte con i biscotti. Allenamento: 170-180 chilometri al giorno, però si andava più piano. Rifornimento: panini, non con la carne tritata, ma con il burro e la marmellata. Cena: bistecca ai ferri con olio d’oliva e due uova strapazzate. E vino, vino schietto, non annaffiato, un litro al giorno, non si sapeva che facesse venire mal di gambe, sennò non lo avrei bevuto. In corsa: panini imbottiti per fare il fondo, per riempire il serbatoio, e vino Chianti, un po’ amarognolo, che mi faceva digerire bene, quando ci voleva il rutto. E un pasticchino di stenamina, durava tre ore, rendeva i riflessi prontissimi. Dopo un quarto d’ora ero buono, vedevo tutto rosa, prevedevo chi mi avrebbe urtato, e se intuivo un buco, ci passavo lo stesso. Era un mondo più ruspante”.

 

 

Copyright © TBW
COMMENTI
Ampliamenti...
20 aprile 2020 09:04 Fabio B del Pontedecimo
Grazie Marco di dire "bugie". Prima l'annuncio della fine del "rovistamento" in fondo ai cassetti, nei taccuini esauriti, negli appunti dispersi, dopo solo una decina di puntate, poi l'annuncio di due puntate su "Pipaza" diventate tre. Grazie di cuore. Spero la quarantena finisca presto, ma spero anche di vedere ancora le tue Perle d'Archivio. A proposito, circa un anno fa, ti ho visto scrivere su un tuo taccuino frasi fitte fitte, raccolte dai ricordi di edita Pucinskaite, che poi hai pubblicato. Ma gli appunti dei Calcagno, titolari del "Nazionale" di Pontedecimo, dove prima della Seconda Guerra Mondiale era andato un giovanissimo Fausto Coppi prima dell'esordio nel Circuito dell'Appennino, li hai ancora?

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Il britannico Matthew Brennan, 21 anni, velocista della Visma-Lease a Bike, ha lasciato il segno nella storia della Vuelta 2026: è diventato il più giovane di sempre a conquistare ben cinque vittorie di tappa in un'unica edizione della corsa. Questo...


Gli appuntamenti del grande ciclismo, in questo mese di settembre, si stanno facendo sempre più incalzanti e al fianco dei corridori c'è un protagonista sempre più amato ed apprezzato: parliamo di Olio Redoro. Al Memorial Pantani, l'Olio Redoro è stato...


Mattia Cattaneo sarà uno dei pochi corridori che, tra due settimane, lascerà il Canada con l’en plein di gare disputate. GP de Québec e Montréal, Mondiale a crono (questo in realtà ancora in dubbio, è in ballottaggio con Sobrero), Team...


È passato più di un mese dalla caduta che ha rallentato la stagione di Laura Tomasi. La trevigiana della Uno-X Mobility era impegnata nella prima tappa del Tour de France Femmes quando è finita a terra: era risalita in sella...


Buti, il Palio di Sant’Antonio, il palio più importante - sostengono i butesi – escluso quello di Siena, la prima domenica dopo la festa di sant’Antonio Abate del 17 gennaio. Una settimana, almeno, di feste e festeggiamenti, dalle cene delle...


Al GP de Montréal abbiamo avuto la conferma che il Mondiale sarà una corsa apertissima. Il favorito n°1 per quasi tutti, Remco Evenepoel, ha pagato dazio contro Isaac Del Toro e Paul Seixas, confermando il fatto che c’è ancora un...


Il duello Paul Seixas-Isaac Del Toro è destinato ad incendiare il ciclismo dei prossimi anni. Per il momento la sta spuntando il messicano, tra Tour de France e GP de Montréal, ma il francese, oltre ad essere tre anni più...


Acclamato da centinaia di tifosi messicani residenti a Montréal, Isaac Del Toro si è aggiudicato il primo round (o il secondo, se consideriamo anche il GP Québec) della campagna canadese. Quello che conta di più, però, sarà l’ultimo, il Mondiale...


Gioventù al potere sulle strade del Canada e grande spettacolo firmato da Isaac Del Toro e Paul Seixas nel Gran Premio Montreal, sulle strade che tra due settimane ospiteranno la sfida mondiale. I due hanno attaccato nel corso dell’ultimo giro facendo...


Oggi a Granada Enric Mas ha scritto una pagina indelebile nella storia del ciclismo conquistando la Vuelta a España. In questa edizione della corsa, abbiamo visto un Enric Mas completamente diverso: sorridente e aperto al confronto, pronto a difendere e...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra