SANDRO MOTTA VA IN PENSIONE. «VITA DA GIUDICE, QUANTE EMOZIONI»

STORIA | 01/11/2019 | 07:40
di Luca Galimberti

 


La sua carriera è terminata il 22 ottobre scorso sul traguardo di Ferrera Erbognone in provincia di Pavia. No, non stiamo parlando di un corridore ma di un esperto Giudice di gara lombardo: Sandro Motta. Classe ’49, lodigiano di nascita ma residente ad Olginate nel Lecchese, Motta ha riposto la divisa nell’armadio e “appeso il registratore al chiodo” al termine del “53° Trofeo Comune di Ferrera Erbognone” (vinto da Francesco Canepa della Garlaschese, ndr), dopo quarant’anni di carriera.


«Chiudo un’avventura iniziata nel 1979 – racconta – quando il mio amico Achille Milani, un grande Giudice, mi convinse a seguire il corso per diventare commissario di gara. Iniziai a seguire le lezioni in novembre e feci l’esame d’abilitazione il 20 dicembre».

Prima gara?

«Il mio debutto alle corse l’ho fatto il 20 aprile del 1980: gara per Esordienti a Capiago Intimiano, ero emozionatissimo».

In quattro decenni di servizio, di corse ne ha sicuramente viste tante. C’è una gara a cui è particolarmente legato?

«Sì certo, è una gara che non è più in calendario da diversi anni, ma per me è molto importante: si tratta della “Martiri di Gorla” per Allievi. Quella manifestazione ricordava dei bambini rimasti sotto alle macerie di una scuola elementare milanese a seguito di un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale. Devi sapere che mio padre è stato uno dei soccorritori che ha estratto i poveri bimbi, per questo motivo ritengo quella corsa la più importante che ho fatto».

Un corridore che ha ammirato particolarmente.

«Angelo Tosi. Per me un gran corridore e una grande persona».

Quali sono le doti che secondo lei un buon Giudice deve avere?

«Credo che un Giudice debba essere sempre educato, debba saper ascoltare e saper spiegare con chiarezza. Poi naturalmente esistono dei regolamenti che bisogna conoscere e far rispettare. Io sono sempre stato sul traguardo come Giudice d’arrivo e posso dirti che la precisione durante la corsa, la tranquillità nel momento della volata e una buona memoria fotografica sono fondamentali».

Qualche consiglio per i giovani commissari di gara.

«Essere Giudice è impegnativo ed appassionante; il ruolo che si ricopre richiede preparazione e molti sacrifici. L’appoggio della famiglia è determinante: chi vive con te deve condividere ciò che fai, deve trasmetterti tranquillità. In questo sono stato fortunato, la mia famiglia mi ha supportato per quarant’anni e per questo devo ringraziarla».

E dopo tanti anni di carriera, cosa farà ora Sandro Motta?

«Largo ai giovani. Il ciclismo mi ha dato tanto e io ho dato tanto al ciclismo, è finito un ciclo. Sicuramente qualche domenica tornerò a bordo strada a vedere le corse e a trovare gli amici: la passione per la bici rimane e le amicizie nate e cresciute in quarant’anni non tramontano. Grazie a tutti».

 

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