PRIMA O POI POSSONO FARCELA

TUTTOBICI | 23/08/2019 | 07:57
di Cristiano Gatti

Visto che non sembrano servire a niente appelli, convegni, suppliche, di­rei di inviare ai piani altissimi del potere questo semplice re­port (come piace parlare a loro) prelevato direttamente dall’ultimo Tour de France. La madre di tutte le tempeste, questa mi­tologica riforma che fa la guerra alle piccole squadre, si sta addensando sempre più vicina, sempre più sopra le nostre te­ste: vediamo se almeno dei semplici fatti, esaurite tutte le chiacchiere, possono servire ad accendere qualche lampadina sul cruscotto della logica.


Proprio le chiacchiere in questo caso non servono. È tutto lì da vedere, come un freddo risultato di un’esperienza condotta in laboratorio, empirica eppure molto scientifica. Basta il nome di Ber­nal. La sua bella storia or­mai è patrimonio comune e diffuso. E come si arriva al lieto fine della grande favola, un ra­gazzino prelevato nei territori sperduti di Colombia e scaraventato piuttosto velocemente sul tetto dello sport mondiale? Con passi semplici, lineari, pon­derati. Prima lo sbarco in Europa per un necessario am­bientamento, quindi il passaggio decisivo in una squadra piccola, sottolineo piccola e non sgangherata, perché questo è il vero snodo: ci sono certe squadre piccole che effettivamente so­no dei suk improponibili, am­bientini buoni solo per ma­gheggi e furbate, ma non è ov­viamente queste che si vogliono difendere. Parlo delle Androni, che ogni anno si prendono la briga di scandagliare le periferie e di portare a galla i nomi più strani e sconosciuti. Così Bernal: Savio lo pesa per bene, lo mette sotto contratto, poi parte la fase dello svezzamento. O se vogliamo del liceo. Come nella vita, fare un buon liceo è la base per viaggiare spediti all’università. E guarda caso Bernal fa proprio questa strada. Dice, mica sono tutti Bernal. Di­co: senza arrivare a Bernal, proviamo una volta a fare l’inventario dei corridori veri spadellati da queste botteghe di al­to artigianato. Poi vediamo se lo sterminio programmato dalla nuova riforma non è un vero e proprio crimine della storia.


Nessun problema, se non vogliamo parlare solo del caso stratosferico di Bernal. Scendiamo pure di un gradino. Dico Ciccone. Anche Ciccone. Le sue belle stagioni nella Bardiani, con la pazienza e le amorevoli cure della Re­ver­beri Factory, ed eccolo adesso lì in una grande team a fare le sue brave figure ad altissimo livello.

Non stiamo troppo a fare i sottili: lo so che per un Bernal e un Ciccone ci sono anche tanti bei bidoni riavviati alla pastorizia senza alcun rimpianto, ma questa è parte essenziale del lavoro: si se­mina tanto per raccogliere il meglio. Per cinque che restano a terra, uno decolla verso altri pianeti. È un lavoro, una funzione, un ruolo importantissimo. Di vitale importanza. Un lavoro che le mega-squadre d’alto bordo non si possono per­mettere di mandare avanti. Su, lo capisce anche uno scemo: quelli hanno altri problemi e altre grane per la testa, altro che mettersi a impiantare asili per crescere i bambini della bicicletta.

Sì, è un lavoro particolare. Che merita cura, passione, tanta pazienza. Tempo fa pedalavo in Fran­cia­cor­ta bordesando bordesando, quando su una piazzola laterale vedo ferma un’ammiraglia del­la Nippo Fantini. Guardo dentro e c’è Valerio Tebaldi, in at­tesa dei suoi corridori. Mi fer­mo volentieri, è un gigante buo­no e saggio che sta nel ciclismo da una vita. Prima con Corti, assieme ad Oscar Pel­li­cioli, adesso nel team di Sciotti, dedica la sua vita proprio a questa missione: fare da padre, ba­dante, balia, mamma e altro ancora ai ragazzini che sbarcano in Italia dai cantoni più re­moti del mondo. Mi racconta che le difficoltà più grosse non sono farli pedalare forte (anche quelle, certo), ma riuscire a far­li crescere come uomini in contesti tanto diversi dalle loro origini. “Certe volte - mi racconta - li vedo così in crisi che dico lo­ro di saltare l’allenamento: vado a prenderli e me li porto a mangiare una pizza. Così, per sfogarsi un po’, magari anche per versare qualche lacrima”. Com’è come non è, quattro chiacchiere e saluti veri, poi riprendo il mio giro. Valerio mi stringe la mano e un po’ quasi si schermisce: “Quando incontro Claudio Corti, la mia soddisfazione più bella è dirgli una cosa così: dai Claudio, guarda Froome, qualcosa di buono in fin dei conti abbiamo fatto”.

È questa la vera sostanza della famigerata bega burocratica: siamo sicuri che la nuova riforma non arrivi come un tir fuori controllo nelle vetrine di queste botteghe, dove si lavora sul prodotto grezzo, cercando di tirarne fuori pezzi d’autore? La riposta la lascio ai supertecnici immersi da mesi nei loro brain-storming, sperando che il trionfo di Bernal serva un po’ anche a lo­ro. A ragionare. Prima o poi, magari, possono farcela.

Copyright © TBW
COMMENTI
Temo che non ci sia Bernal che tenga....
23 agosto 2019 10:33 marcodlda
Temo che non ci sia Bernal che tenga.... Uci e Aso che sono praticamente la stessa cosa: sono i grandi problemi del ciclismo. Come le più grandi multinazionali mondiali tendono ciecamente e stupidamente ad ingigantirsie ad accumulare, senza accorgersi che distruggono l'humus che finora li ha nutriti. A loro interessa guadagnare immediatamente, sono spietate aziende prive di scrupoli la cui merce sono i corridori. I padroni del vapore, come diceva il buon Gino Sala, sono ancora più avidi e miopi di una volta, se è possibile. Poveri ciclisti, attori inconsapevoli di un teatro che li spreme, li tritura per bene e poi li getta.

Sì ma...
23 agosto 2019 21:53 bove
È pur vero che, a mio avviso, una regolamentazione chiara ed inequivocabile Va data. Per quanto mi riguarda le Wild cards sono inammissibili in uno sport professionistico. L'uci, in questo si latitante, dovrebbe stilare un calendario di semi classiche e brevi corse a tappe riservate ai soli team professional, ed in base ad una classifica di merito sportivo, aggiudicare i posti per le gare wt dell'anno successivo. Se poi un team professional che ha ottenuto sul campo il diritto, vuole rinunciare poco male. Passerà questo diritto al team immediatamente alle sue spalle in classifica. Questo darebbe oltretutto un senso, uno scopo a molte gare "minori" perché il premio in palio a fine stagione sarebbe molto importante.

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Mentre il mondo del ciclismo volge l'attenzione alla 109ª edizione del Giro d'Italia, la Tudor Pro Cycling è pronta a scrivere un altro capitolo della sua giovane e ambiziosa storia. Questa è la terza partecipazione del Team all'iconico Grande Giro...


Vittoria di Shari Bossuyt e cambio al vertice della classifica generale della Vuelta Espana Femenina 2026: la belga della AG Insurance - Soudal Team si è imposta alla conclusione dei 109 chilometri della La Lobios / San Cibrao das Viñas battendo...


A due mesi dall'inizio del Tour de France a Barcellona, ​​i capitani della Red Bull – BORA – hansgrohe Remco Evenepoel e Florian Lipowitz si preparano ad affrontare questa fase cruciale della preparazione con programmi mirati. Remco Evenepoel trascorrerà le...


A soli 22 anni Iris Aurora Pecorari sta riscrivendo i confini della Mountain Bike Orienteering italiana. Nel lungo weekend ungherese a Balatonfüred la giovane azzurra ha conquistato due titoli mondiali Under‑23 — nella Sprint e nella Long — e...


Per la 109ª edizione del Giro d'Italia, l'UAE Team Emirates-XRG punterà su Adam Yates come capitano di una squadra ambiziosa e altamente competitiva. Dall'ammiraglia, le indicazioni arriveranno dai direttori sportivi Fabio Baldato, Marco Marcato e Manuele Mori, mentre Yates metterà...


La Lidl-Trek ha annunciato oggi la sua formazione per il Giro d'Italia avvisando i rivali che sta "cucinando" un piatto davvero gustoso. Ai fornelli per l'edizione 109 ci saranno Jonathan Milan, che una volata dopo l'altra punterà alla conquista della...


Una squadra senza un leader designato per la classifica generale, ma con l’ambizione di essere protagonista praticamente in tutte le tappe grazie alla poliedricità dei suoi corridori: è la Alpecin Premier Tech che vedremo impegnata al Giro d’Italia numero 109....


ASSOS of Switzerland ed EF Pro Cycling svelano oggi la speciale capsule collection "Ride In Peace”, un kit in edizione limitata progettato per il Giro d’Italia 2026. Ogni anno, la EF Pro Cycling abbandona notoriamente il suo tradizionale rosa per...


Tadej Pogacar ha dominato la scena al Giro di Romandia vincendo la classifica finale e quattro tappe sulle sei disputate (prologo compreso). Un poker che nella storia di questa corsa era riuscito solo allo svizzero Ferdi Kubler nel 1951. Il...


La XDS Astana ha ufficializzato la sua formazione per il Giro d'Italia, con cinque corridori italiani. C'è Davide Ballerini, che con un grande sprint in Turchia ha ritrovato il successo. A proposito di volate, dopo tanti successi nelle maggiori gare...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024