NEL CALCIO IL DOPING NON ESISTE, E IO SONO BABBO NATALE

DOPING | 24/11/2018 | 13:17
di Pier Augusto Stagi

Nello sport esistono professionisti e professionisti. Quelli di serie Gold e quelli di serie Silver. È pleonastico che vi stia a ricordare a quale metallo prezioso appartenga il nostro movimento.

Lo so, ora molti potrebbero silenziarmi con un secco: eccolo lì, il solito lamentio da ciclista immunodepresso. Sempre a guardare all’orticello degli altri. Ma quando l’orticello è un parco riservato al mondo del professionismo, le regole almeno in materia di doping dovrebbero essere uguali per tutti.

È probabile che molti amici di tuttobiciweb abbiano già preso contezza della vicenda legata al capitano del Real Madrid Sergio Ramos. A due anni di distanza veniamo a sapere che il capitano dei blancos era risultato positivo nella finale di Cardiff.

Secondo i documenti ottenuti dal quotidiano tedesco Der Spigel e analizzate da L'Espresso, è successo qualcosa di molto strano il 3 giugno dell'anno scorso, quando la Juventus perse la finale di Champions con il Real Madrid. Secondo i dati, Sergio Ramos sarebbe risultato positivo ai controlli antidoping subito dopo la finale europea.

Il caso è stato immediatamente insabbiato. La Uefa, come spiega L'Espresso, «ha ritenuto credibile la giustificazione fornita dal medico sociale della squadra iberica. Un semplice errore materiale, questa la versione difensiva. A causa di una banale svista, agli uffici dell'antidoping era stato segnalato un farmaco diverso da quello effettivamente somministrato, il Desametasone». Questo farmaco infatti può essere usato per necessità terapeutiche dagli atleti prima delle gare, a patto che venga comunicato tempestivamente. Il problema, è che nelle carte consegnate prima della finale di Champions persa dalla Juventus, compariva il nome di un altro farmaco utilizzato da Ramos, che era il Celestone Chronodose, simile al Desametasone, ma non lo stesso. E quindi proibito.

La domanda che sorge spontanea e scontata quanto prevedibile: e se fosse successo nel ciclismo? Nel ciclismo avrebbero aperto giornali, telegiornali e siti. Nel ciclismo se succede si paga, come nel caso riguardante Simon Yates. Il britannico all’epoca corridore della Orica GreenEDGE, era risultato positivo ad un controllo in occasione della Parigi-Nizza, e si è visto comminare dall’UCI una squalifica di quattro mesi. Una pena mite perché l’UCI ha ritenuto valida la difesa del team, che indicava nella mancata richiesta del TUE per l’uso dell’inalatore contro l’asma, patologia di cui Yates soffre. Insomma, una negligenza da parte del responsabile sanitario del team è stata in ogni caso sanzionata. Nel calcio, s’insabbia allegramente, nel ciclismo no. Nel calcio il doping non esiste e io sono Babbo Natale.

 

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COMMENTI
scontato
24 novembre 2018 15:31 gianni
Sarò banale: immaginiamo se la stessa cosa fosse accaduta nel ciclismo. Mi fermo qui ed è già tutot.
Gianni Cometti

Gianni
24 novembre 2018 18:18 blardone
E il nostro circuito ignorante ...abbiamo ds e team manager che mangiavano veleno per topi che ora fanno I fenomeni ... tipo commissari tecnici ..... lasciamo libero la caccia .... non facciamoci ridere dietro facendo come oggi a Castellania ....parole parole parole ..... dietro ci sono gli scleletri

blardone
24 novembre 2018 19:04 tempesta
Bravo,ma la Commedia continuera senza speranza che qualcosa cambi. Dopano anche i bambini, che tristezza.

Scontato
24 novembre 2018 20:28 blardone
Io alleno ragazzi di diverse squadre ...ragazzi con l amore per il ciclismo ..ragazzi che dopo la scuola si allenano al buio e fanno le cose come devono essere fatte ... alla domenica in corsa fanno fatica e finiscono le corse pero' tutto l anno da marzo ad ottobre . Vedono ragazzi vincere e poi sparire per un mese ..cosa devo digli io ?? io cerco di motivarli pero' alla fine finisce anche la grinta .... io continuero' a lottare ma non verro' mai a capo .... dobbiamo lottare tutti insieme e non solo con la favole .Blardone Andrea

Generalmente...
24 novembre 2018 21:17 lele
..non condivido i commenti di blardone, non sempre.
Questa volta ha centrato pienamente il punto. “ Chi è senza peccato scagli la prima pietra “. Nel mondo normale il curriculum ti serve per ottenere un lavoro. Se il tuo curriculum è impeccabile, ti assumono, domostri e se vali ti tengono altrimenti ti accompagnano alla porta. Nel mondo del ciclismo la memoria è molto corta, quindi i ruoli, anche importanti, li occupano cani e porci(senza che le bestie si offendano). E che tu valga o meno poco importa la sedia è calda e me la tengo.
Quindi, per farla breve, inutile guardare al calcio dove è lapalissiano ciò che succede.
Il “se fosse successo nel ciclismo” non ci illuda di essere meglio di loro, faccia riflettere un pò di più e magari si eviterebbe di portare ad esempio o fare articoli di lode di ciclisti del passato che sarebbero risultati positivi anche dopo la messa della domenica!
Con affetto un tifoso con tanta memoria e che usa Google!

D'accordo con Blardone e Lele
25 novembre 2018 11:12 mdesanctis
Gli altri sport fanno le verginelle e non è giusto. Ma il ciclismo è marcio fin nel midollo. Team manager e direttori sportivi che hanno un passato grigio (quando va bene) che dovrebbero insegnare cultura sportiva (a giovani) e professionalità (ai big)? E invece insegnano le furbate e le scorciatoie. Sappiamo che è così ma guai a dirlo e a dirglielo. Si offendono pure... le nostre verginelle.
mdesanctis

calcio e ciclismo
25 novembre 2018 19:49 noodles
concordo con Lele. Certi sport ricchi come il calcio, il tennis o quelli americani hanno fatto del nascondere lo sporco sotto il tappeto un modus operandi consolidato. Ma nel ciclismo non succede tanto diversamente...soprattutto in questi ultimi 7-8 anni , dove vengono beccati un paio di gregariucci l'anno e stop

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