Un calendario per i 10 anni dell'impresa Giro-Tour di Pantani

| 10/12/2007 | 00:00
Il cielo, quel giorno piangeva l’ammirazione ad un omino minuto, che urlava grandioso le sue stimmate, un genio dell’emozione che stava presentando un affresco, per donarlo alla gente, quanto a chi, ammirandolo con le lacrime a catinelle, voleva metterlo alla prova, per verificare l’intensità del suo teismo. L’omino, di nome Marco e di cognome Pantani, giungeva sull’altura di Les Deux Alpes con in testa la sua bandana su una bicicletta a lui sempre grata, a simboleggiare il tema infinito del talento, dell’istinto, di quel cuore che, se ispirato, sa superare sempre la freddezza della razionalità del cervello, per immolarsi sull’orizzonte delle menti, col fascino indistruttibile di un’aurora. Quel ragazzo, cui la sfortuna aveva spesso posto il proprio ingrato graffio, in quel pomeriggio dischiuso con le braccia levate verso l’alto dei significati, al traguardo di un colle che è riferimento per chi cerca con gli sci la sensazione d’immenso, aveva sciolto anche gli ultimi avamposti dello scetticismo che germoglia duro come il diaman te sull’incredulo, portando negli occhi di tutti, un’altra versione dell’immensità, la più ricercata, la più ambita, la più sfuggente: quella che sta all’interno di un uomo. Lui, il ragazzo nato in riva al mare che s’ispirava ai monti, per ricomporre il percorso più suggestivo fra le bellezze che la natura ci ha reso palpabili, quel giorno, il 27 luglio 1998, a Les Deux Alpes, ipotecava il Tour e, col Giro d’Italia già suo, si avviava, sulle ali di un’impresa-dipinto, ad entrare raro nella storia di uno sport che, se ben diretto, sa essere fascinoso come nessuno. Lui, Marco, con le orecchie a sventola, giunte sul corpo per raccogliere al meglio le oceaniche sensazioni, si iscriveva su quei libri che tanto piacciono a chi vede solo numeri, spesso freddamente illuminati sull’esclusione di altri significati. Con la conquista del Tour de France, si posava sul suo cuore, la corsa che più amava, quella che avrebbe sempre corso con la volontà di incantarla: era il sogno di un ragazzino che donava come una carezza, all’esclusivo ed intimo osservatorio, di suo nonno Sotero. Aveva fatto la storica doppietta, era sulle bocche di tutti e nuovi fiotti di bambini si aggiungevano a già tanti spinti verso la bicicletta dalle sue imprese: nel suo segno, nasceva una generazione di nuovi ciclisti. Col 2008 in arrivo, giungiamo così al decennale di quegli acuti giallo-rosa. La Fondazione Marco Pantani non poteva dimenticarlo e, grazie alla disponibilità dell’Editore Gribaudo e del fotografo Roberto Bettini, un grande, a cui ogni amante del ciclismo deve qualcosa alle sue istantanee, ha promosso un calendario fotografico, in ricordo della doppietta Giro-Tour. Un condensato di tredici foto, che illustrano momenti indelebili dei dipinti agonistici di Marco, i tratti di uno stile che accarezzava i pedali, ed il volto sempre segnato di un campione che non ha mai nascosto il suo essere uomo, dietro un meccanico sguardo. Il calendario, sarà disponibile in tutte le librerie d’Italia e, online, sul sito dello Spazio Pantani (www.spaziopantani.it), mentre sugli altri punti di distribuzione, si rimanda alla Conferenza Stampa di presentazione, prevista per la tarda mattinata di giovedì 13 dicembre, presso la sede della Fondazione Marco Pantani, in via Cecchini, 2, a Cesenatico. Nel corso della stessa, si alzerà il sipario sulla destinazione dei proventi di questa iniziativa editoriale: si tratta di un nuovo e preciso campo di impegno nel nome di Pantani, che si ricongiunge proprio al sogno che ogni atleta possiede… fin dall’infanzia.
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