Fanini, lettera aperta a Bettini sul passaporto biologico

| 02/11/2007 | 00:00
Egregio Direttore, ho letto con attenzione le dichiarazioni di critica rilasciate da Paolo Bettini sul suo sito e riportate anche sulla Gazzetta dello Sport, in merito alla creazione da parte dell’UCI del Passaporto Biologico. Ebbene, non intendo in alcun modo criticare le parole del Campione del Mondo verso il quale, tra l’altro, nutro una grandissima stima. Tuttavia, credo che in un momento cruciale per il ciclismo come quello che stiamo vivendo oggi, non si debba perdere tempo in polemiche inutili ma impegnarsi (a partire proprio dagli atleti) per costruire finalmente qualcosa di veramente importante per combattere il Doping. Credo nella maniera più assoluta che il Passaporto Biologico sia un grande passo avanti in questo senso, mentre le parole di Bettini suonano a mio avviso leggermente contro corrente. Io sono sempre stato il primo ad aver criticato l’UCI a viso aperto quando ce n’era bisogno, e mi riferisco soprattutto alle centinaia di inspiegabili certificati che questa rilascia ogni anno ai ciclisti professionisti. La considero una vera e propria assurdità, una regola da cambiare immediatamente, perché come più volte ho detto chi è malato deve stare a casa a curarsi e non può certo prendere parte - e magari vincere - a corse come Giro,Tour e Vuelta. Mentre il passaporto Biologico invece rappresenta, secondo me, il più grande atto che l’UCI abbia mai fatto per il bene del ciclismo ed il Presidente Pat McQuaid merita un grande plauso da parte di tutti noi per questo. Al contrario del Campione del Mondo non credo che il passaporto sia inutile. Un atleta del suo calibro ed esperienza che milita in una delle formazioni più forti e blasonate del mondo, non dovrebbe pensarla in questo modo. Sicuramente non avrà compreso del tutto l’importanza che questo potrà rappresentare per il futuro. Credo che proprio perché l’UCI è in possesso dei dati biologici degli atleti dal ’97 ad oggi, unitamente a tutti i controlli ed i test a sorpresa fatti negli ultimi anni, si sia accorta che ci sono troppi imbrogli, pertanto, si sia sentita in dovere di fare qualcosa di importante e soprattutto definitivo. Il passaporto Biologico servirà soprattutto per smascherare tutti quei numerosi sotterfugi che ancora oggi esistono per eludere i controlli antidoping. Le repentine variazioni di ematocrito ed emoglobina anche sotto i limiti stabiliti saranno sempre più difficili da spiegare e chi bara verrà fermato anche se il suo ematocrito non supera i 50. Così che proprio quel fegato (come anche tutti gli altri organi), menzionato ironicamente da Bettini nelle sue dichiarazioni, venga in futuro salvaguardato e non rischi di essere invece spappolato. L’UCI merita un ringraziamento da parte di tutti per questa decisione che - sono sicuro - servirà da esempio, affinché la Wada decida magari di farlo anche con tutti gli altri sport. Tuttavia, mi auguro che affidi i controlli ad una parte seria e competente, esterna all’UCI, al di fuori del business presente nel ciclismo, che possa controllare a tappeto tutti senza alcun interesse. Se così sarà, vedrete che le cose cambieranno in meglio e molto in fretta, mi auguro già dal prossimo Giro d’Italia. Grazie per l’attenzione, Ivano Fanini
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