Pucinskaite scrive a McQuaid: Stoccarda, scandalo sicurezza
| 04/10/2007 | 00:00 Edita Pucinskaite, vincitrice del Giro d’Italia, è una delle atlete più famose e quotate nel mondo del ciclismo femminile. Dopo il campionato mondiale di Stoccarda, la lituana di Toscana ha preso carta e penna e ha scritto una lettera aperta al presidente dell’UCI Pat McQuaid, una lettera riguardante la sicurezza delle atlete. Ve la proponiamo
Egr. Sig. Presidente, Le scrivo a distanza di qualche giorno dalla conclusione dei Campionati del Mondo, ho atteso per capire se la mia rabbia, mista a delusione, potesse accennare a diminuire, ma così non è stato. L’incidente occorsomi durante la prova in linea femminile ha dell’inspiegabile, fatico ancora a credere che ciò che non succede neppure nelle piccole corsette di paese sia al contrario accaduto nella più visibile e importante corsa dell’anno. Improvvisamente, a circa 40 Km dall’arrivo io e molte altre atlete siamo state investite da una serie di transenne ribaltatesi nella sede stradale.
Ho sempre pensato che il primo compito d’ogni organizzatore fosse quello di garantire il corretto svolgimento della manifestazione sportiva, sia da un punto di vista tecnico/sportivo, sia da un punto della sicurezza. Mi hanno detto che è stato il vento, alzatosi improvvisamente nella seconda parte della corsa, a provocare questo danno incalcolabile. A questo punto una domanda nasce spontanea: basta un filo di vento (a Stoccarda sabato 29 settembre non c’era senz’altro né una tempesta né un tifone) per interrompere il perfetto svolgimento dei Campionati del Mondo? Il vergognoso crollo delle transenne, accaduto contemporaneamente in più parti del percorso, a mio avviso, è stato causato ad una inconcepibile leggerezza o peggio superficialità nel piazzare le barriere. È lampante come l’accaduto non appartenga alla buona o cattiva sorte, che spesso si presenta sotto forma di cadute, forature o malattie improvvise, che certo possono toglierti da un ordine d’arrivo e che noi atleti siamo abituati ad accettare. Non è stato un semplice incidente che fa “parte del gioco”, si è trattato invece di transenne, coperte da striscioni pubblicitari non traforati, che per “un effetto vela” hanno invaso la sede stradale scatenando un inferno a poco più di due giri dal termine, proprio quando la corsa stava entrando nel vivo. Visto il numero e la qualità delle atlete coinvolte, come mostrano le riprese e le immagini televisive, l’intera gara n’è rimasta condizionata. Personalmente mi sono ritrovata con una bicicletta ormai inservibile, il casco diviso in due e tanti lividi sul corpo, ma mi poteva andare molto peggio. Dopo la sostituzione del mezzo, inutili sono stati gli sforzi per un rientro disperato, il gruppo era ormai spezzato a tronconi, come erano spezzate le mie speranze e il mio morale.
Vorrei capire Sig. Presidente, perché non è stata garantita la sicurezza e chi si prenderà le responsabilità dell’accaduto? Perché nessuno si è impegnato a chiarire l’accaduto con noi atlete (anche a distanza di alcuni giorni) coinvolte? Lei davvero crede che tutto ciò debba passare così, sotto silenzio? È d’accordo con me che la maxi caduta, causata dal crollo delle transenne, in una corsa che assegna l’iride e che quindi dovrebbe essere la più organizzata in assoluto nel calendario Uci, ha del clamoroso? Chi risponderà alle vittime incolpevoli, alle quali è stato impedito di svolgere il proprio compito?
Resto nell’attesa di conoscere la Sua opinione sull’accaduto, anche al fine, eventualmente, di intraprendere ulteriori iniziative nelle opportune sedi.
Con rispetto
Edita Pucinskaite
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