Caso Di Luca. Non esistono né contenitori termici né sangue
| 03/09/2007 | 00:00 La procura antidoping del Coni ha ascoltato oggi Guido Mariani e Rossano D'Intino i due ufficiali giudiziari appartenenti al Corpo Forestale che notificarono ad un pregiudicato pescarese la querela che era stata promossa nei suoi confronti dal fratello di Danilo Di Luca, Altobrando.
Nonostante siano stati convocati non si sono presentati a Roma
né il fratello del corridore, tanto meno il pregiudicato
pescarese Alessio Starnieri all'origine della nuova inchiesta
della Procura di Pescara nei confronti del corridore, e neanche i due ufficiali di Ps che effettuarono le successive perquisizioni nella casa dello Starnieri.
I due agenti del Corpo Forestale erano già stati ascoltati
dalla procura pescarese il 28 agosto scorso: in quella sede avevano confermato e chiarito le vicende che avevano fatto
decidere loro di non procedere al sequestro delle presunte sacche di sangue che lo Starnieri aveva dichiarato di conservare per Danilo Di Luca.
La vicenda risale al settembre 2006: a seguito della notifica
della querela notificata dai due forestali lo Starnieri aveva
mostrato molto adirato agli agenti un contenitore termico
affermando che dentro c'erano sacche di sangue appartenenti a Di
Luca.
"Dopo essere andato in un'altra stanza lo Starnieri era
ritornato mettendo a terra un contenitore rettangolare che a suo
dire conservava dal 2004 - si legge nei verbali, che sono in
possesso anche della Procura antidoping - Escludo che fosse
bagnato e che ci fosse sopra della brina - racconta uno dei due
agenti - e nei 10' nei quali rimanemmo nella stanza non
fuoriuscirono neanche gocce d'acqua. Era un oggetto comune".
Il sequestro quindi non fu ritenuto possibile sia perché non si
ritenne che vi fossero in quel modo fatti di rilevanza penale,
sia perché l'eventuale sequestro e trasporto in quel modo
avrebbe potuto compromettere una adeguata conservazione.
I due agenti chiesero allo Starnieri, che si era sempre
dimostrato molto adirato nei confronti di Altobrando Di Luca, di
portare il contenitore in caserma per una denuncia. Il giorno
dopo il pregiudicato si recò nella caserma, ma senza portare
con sé il contenitore termico e quindi la cosa morì lì. I
fatti furono riferiti al Pm di turno sia oralmente che con
verbale.
L'ispettore capo Mariani ha poi spiegato ai pm pescaresi che
'per eccesso di scrupolo segnali all'autorità di essere conoscente di Danilo Di Luca", e non 'amico'; per questo chiese di essere esonerato da ulteriori indagini.
di Luca Prosperi per l'Ansa
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