Pound spara contro ciclismo, calcio e Cina Olimpica. Ma...

| 11/07/2007 | 00:00
È uno sport malato, quello contro il quale punta il suo dito accusatore Dick Pound, presidente dell'agenzia mondiale antidoping (Wada) in un'intervista concessa al settimanale tedesco Stern. «Il ciclismo non ha recuperato ancora credibilità, nel calcio c'è doping e le Olimpiadi di Pechino rischiano di diventare una pantomima con l'esplosione sospetta di atleti sconosciuti». Uno degli argomenti d’attualità, naturalmente, è il ciclismo. «Non guarderò il Tour fino a quando non sarò certo che ci siano stati un vero cambiamento nel mondo del ciclismo e un'autentica svolta determinata dalla nostra lotta al doping. La gente si è resa conto, dopo le ultime confessioni, di aver assistito per anni a uno show falso e dovrebbe essere furiosa per essere stata ingannata». Ma la lama affonda ancora di più sul capitolo televisioni: «Il Tour va e lo schermo dovrebbe rimanere nero! I diritti? Chi paga dovrebbe dire: non siamo interessati, questa non è più una corsa ma una competizione farmacologica». Per favorire la svolta, servirebbero controlli ancora più severi. «Per quanto ne so, negli anni scorsi i corridori venivano testati a sorpresa alle 5 di mattina. La tappa magari cominciava a mezzogiorno: 7 ore senza controlli sono tante, prima della partenza non c'erano altri test». Ma non è solo il ciclismo a finire nel mirino di Pound: c’è anche il calcio. Dirigenti e giocatori sostengono che nel football il doping non esista o sia una presenza marginale. «Credono veramente a quello che dicono? Un calciatore che si dopa può aumentare la sua resistenza, la sua forza e la sua capacità di recupero». E anche per le Olimpiadi di Pechino Pound non usa giri di parole: «Un anno fa, nel corso di una visita ufficiale, ho detto: sono un amico della Cina ed è giusto ascoltare un amico. Se vi presentate ai Giochi con migliaia di atleti sconosciuti e ciascuno di loro vince una medaglia, le vostre Olimpiadi non saranno un successo. Saranno un fallimento. I cinesi devono dimostrare al mondo che stanno affrontando con impegno e serietà la questione doping». Una sola annotazione: Dick Pound è il capo dell’organismo antidoping mondiale. Travestite da denuncia, le sue parole sono una clamorosa ammissione di fallimento.
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