Amadio: Oil for Drugs? Di Luca è sereno e noi pure
| 19/06/2007 | 00:00 Non si è ancora spenta l’eco dell’Operacion Puerto - e costata due anni di squalifica a Ivan Basso e soprattutto tante dimenticanze da parte degli inquirenti nei confronti dei molti altri indagati - che già si ripropone alla ribalta il remake di un’altra e datata inchiesta, denominata «Oil for Drug», che risale al 2004. Il fatto è che in questi giorni il Procuratore Antidoping del Coni Ettore Torri, ha richiesto tutti gli incartamenti della vicenda, convinto di poter trovare correlazioni con lo scandalo spagnolo. La «Oil for Drug» venne scoperta dai Nas appunto tre anni fa e si riferisce a sospette prescrizioni di testosterone e Gh (l’ormone della crescita) nello studio abruzzese del dottor Santuccione (in verità si tratta di due persone: Carlo lo zio, Vincenzo il nipote). Tra i clienti abituali ci sarebbero stati alcuni corridonri (accertati i nomi di Muraglia e di Mazzoleni) nonché quello di giuseppe Gibilisco, ex campione del mondo dell’asta, convocato dallo stesso Torri per mercoledì 26 giugno. A Gibilisco viene contestata la violazione dell’articolo 2.2 del Codice wada, vale a dire l’uso o il tentato uso di una sostanza vietata o di un metodo proibito.
A un certo punto, nell’inchiesta «Oil for Drug» si è pensato che fosse coinvolta anche l’ultima maglia rosa, Danilo Di Luca, citato in una delle intercettazioni telefoniche da Mazzoleni con il solo nome di battesimo, Di Luca. Niente di più, niente di meno. Per quell’inchiesta Di Luca fu costretto a non disputare il Tour de France, perché la squadra di allore - la Saeco di Claudio Corti - venne caldamente pregata di lasciare a casa il buonfino di Spoltore perché gli infallibili francesi mal digerivano che nella Grande Boucle ci fosse qualsiasi atleta con pendenzze in qualsivoglia inchiesta.
Oggi il team di Danilo Di Luca, la Liquigas, sta seguendo con molto interesse le evoluzioni dell’«Oil for Drug». Parla per tutti Roberto Amadio, il team manager della squadra verdeblu: «Non fa piacere leggere continuamente sui giornali servizi di un certo genere, anche se ho sentito personalmente Danilo nella giornata di domenica e l’ho trovato assolutamente tranquillo. Mi ha ribadito che tale inchiesta non lo riguarda e che la Procura di Pescara sta archiviando la sua posizione in merito. Eravamo comunque a conoscenza dei fatti riportati dagli organi di stampa: per questo motivo avevamo inserito un a clausola particolare nel ccontratto; in caso di rinvio a giudizio, l’intesa con Di Luca sarebbe stata da considerarsi nulla. Ma non penso minimamemnte ad un caso del genere, perché come Liquigas continuiamo ad avere la massima fiducia in Danilo».
A questo punto Amadio fornisce un dettaglio che potrebbe essere molto prezioso nell’inchiesta e che forse sta alla base della richiesta di archiviazione del nome di Di Luca nella «Oil for Drug», almeno da parte della Procura di Pescara, come riferito dallo stesso corridore: «Ho letto che un’intercettazione - afferma il team manager della Liquigas - metterebbe in relazione con Di Luca il dottor Santuccione. E sfido io: quest’ultimo è il medico di famiglia nonché il padrino di Danilo. Lo ha in cura da quando il mio corridore aveva soltanto cinque anni. Vorrei vedere che non ci siano rapporti tra i due, anzi! Devo punirlo perché come medico di famiglia ha scelto un professionista che è in qualche modo chiacchierato per altre questioni? Suvvia, non esageriamo».
Paolo Viberti
da Tuttosport del 19 giugno 2007
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