GIRO D'ITALIA | 15/05/2018 | 09:17 Era il “122” l’autobus verde, verde chiaro verde scuro, che dalla Cumana del Corso portava a San Pasquale ed alla scuola media Fiorelli, nella mia città. E quell’anno, ancora adolescenti, era il 1962, era un autobus chiamato in fondo desiderio che ci portava sotto scuola, ad aspettare l’uscita di quella ragazza bionda dagli occhi azzurri, che ci filava (l’avremmo capito presto) solo per gioco.
Quell’anno, il 1962, ancora adolescenti, noi ragazzi con il cuore sui pedali, era l’anno che con il “122” al Giro a Montevergine, per la prima volta su quel traguardo di salita, vinse un corridore belga, Armand Desmet, maglia FAEMA. E quel giorno di maggio, con il successo di giornata, Desmet andò a conquistare pure la maglia rosa del primato.
Una maglia rosa che lo avrebbe tradito, come ci ingannò in brevi giorni lo sguardo di quella ragazza, appena una settimana dopo: Desmet sconfitto e derelitto, un solo gregario Zilverberg, nella tempesta di neve sul Passo Rolle, e noi indifesi dall’amore, a ritornare sperduti sul “122”.
E ritrovare sabato scorso a Montevergine, noi deserti rifinitori di un Giro 2018 che descriviamo a stento, nel giovane Richard Carapaz quel dorsale “122” che vince ancora sullo stesso traguardo, ci emoziona profondamente, oggi che il “122” per autobus non cammina più per strada. Con l’augurio di sguardi belli delle dame e di maglie rosa più rosa di quella effimera del caro Desmet, che il ragazzo Carapaz possa vivere di gioia infinita. Anche per noi.
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