GOOLAERTS, UN DOLORE E TANTE DOMANDE

PROFESSIONISTI | 10/04/2018 | 14:50
Per il mondo del ciclismo, questo è il momento delle domande, degli interrogativi ai quali si spera che la scienza possa dare risposta.
La morte improvvisa di Michael Goolaerts domenica a Roubaix ha sconvolto tutti. Stamane al via della Paris-Camembert il gruppo gli ha tributato un minuto di silenzio, domani si farà altrettanto in una Freccia del Brabante che sarà dedicata alla memoria del ventitrenne corridore della Veranda’s Willems.

In attesa dell’autopsia disposta dal Tribunale di Cambrai (sarà effettuata domattina alle 11, mentre sono stati posto soto squesto la bicicletta e il casco dell’atleta), dal Belgio arriva la notizia che Michael era stato sosttoposto ad un accurato check up nel mese di novembre, dal quale era risultato in perfetta salute. E non aveva mai manifestato alcun problema di origine cardiaca.

Però è inevitabile una riflessione sul livello dei controlli medici, che sono diversi da Paese a Paese, tanto per la concessione della licenza quanto durante lo svolgimento dell’attività.
Un dibattito al quale ogni parere può dare un contributo importante, pur sapendo che ancora oggi ci sono problemi cardiaci che non possono essere diagnosticati né previsti.

Danilo Napolitano, che fino a pochi mesi fa militava nel team belga Wanty Gobert, per esempio racconta a Repubblica: «Noi corridori italiani i controlli veniamo a farli in Italia. Io al Centro Mapei con il dottor Besnati, che molto insisteva sulla necessità di effettuare due tracciati cardiaci l’anno e non uno solo come di prassi».

E Antoine Vayer, ex tecnico della Festina che da anni si è impegnato in una battaglia per la credibilità del ciclismo, aggiunge: «Dal punto di vista della qualità dei controlli, in Belgio non c’è un problema. Piuttosto il punto è: chi fa i controlli? E poi bisogna aggiungere che il fatto che in Belgio il ciclismo sia una autentica reliogione, spinge i ragazzi a raccogliere risultati e le squadre a spremerli o mandarli allo sbaraglio. La mia analisi non è legata a questo o ad altri episodi specifici, parlo di un fenomeno diffuso».
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