ABC di COSTA. MILANO IN STATO D'ALLERTA, A TELECAMERE SPENTE

GIRO D'ITALIA | 28/05/2017 | 15:30
di Angelo Costa         -

A come attore. Nel senso di interprete di film. Al Giro è comparso Patrick Dempsey, star di Grey’s Anatomy e ciclista praticante. Portato in corsa dalla ragione di sponsor, ha scoperto in fretta la differenza fra lui e i vari Nibali, Quintana e Dumoulin: lui attore, quelli primattori.
 
B come birra. Nel senso di bevanda. Molto pubblicizzata da Pippo Pozzato, che sui social diffonde i filmati in cui la beve in corsa, prendendola dai tifosi. Forse per convincerli di averne ancora in corpo.
 
C come clima. Nel senso di meteo che ha accompagnato la corsa. Dalla Sardegna alla Sicilia, dalla Calabria al Piemonte fino al Veneto, mai una goccia d’acqua: sarà anche fortunato il Giro bagnato, ma quello asciutto è stato bello tutto.
 
D come dubbio. Nel senso di dilemma. Tra i tanti che ci accompagneranno da domani, uno in particolare: cosa faranno nei prossimi undici mesi gli specialisti del ‘qui non si passa’ piazzati alle partenze?
 
E come elettrotecnici. Nel senso di specialisti nel misurare i ciclisti attraverso formule fisiche. In base alle loro rilevazioni, il tal corridore era più veloce dell’altro. Poi se lo sono giocati in quattro l’ultimo giorno: wattelapesca.
 
F come Francia. Nel senso di Tour, la corsa più importante al mondo. Il nuovo patron di Rcs, Cairo, si è dato come missione quella di avvicinarla, se non eguagliarla: a livello tecnico quest’anno c’è riuscito. Per arrivare a quel livello organizzativo, invece, c’è un’ottima ricetta: cominciare a fare le cose come i francesi.
 
G come Gaviria. Nel senso di Fernando, velocista colombiano. Al primo Giro conquista quattro tappe, il vero capolavoro è sciropparsi tutte le montagne, mentre molti colleghi tornano a casa: porta a Milano la maglia ciclamino, ma soprattutto l’immagine di un campione vero.
 
H come hospitality. Nel senso di aree in cui vengono accolti gli ospiti. Per l’esattezza tre, in base all’importanza degli invitati: i giornalisti sono nell’ultima, denominata Puccini. Dove però hanno avuto la fortuna di esser serviti da Alessandro, barman-deejay dal ritmo decisamente superiore a tutti.
 
I come Invitati. Nel senso di ospiti. La vera forza emergente del Giro: il giorno in cui avranno via libera anche sul palco delle premiazioni, verrà da chiedersi perché bisogna dar loro un pass.
 
M come Michele. Nel senso di Scarponi. Un’assenza che sulle strade è diventata presenza in ogni strada, in ogni testa, in ogni momento della corsa. Michele c’è: non solo al Giro, sempre.
 
N come new entry. Nel senso di novità. Alla buona telecronaca Rai hanno contribuito anche due volti inediti, Luca Di Bella e Stefano Rizzato: ottimi servizi, interviste puntuali, pochi fronzoli e molta sostanza. Il bello della diretta.
 
O come ospiti. Nel senso di facce note in Giro. Ne sono comparse tante, da Alex Zanardi ad Alberto Tomba, da Serse Cosmi a Edi Reja, fino al principe del Bahrain: per come li hanno trattati, più che vip sono sembrati protagonisti di Chi l’ha visto?.
 
P come pubblico. Nel senso di folla che ha abbracciato il Giro d’Italia numero 100. In certe località, lo ha soffocato: dalle isole al Centro, dal Sud al Nord, una vera e propria invasione di popolo. Roba da far invidia ad altri sport: secondo le stime del Coni, tanta gente così in tutti gli altri campionati messi assieme la vedi in cinque anni.
 
R come ristoranti. Nel senso di luoghi in cui si mangia. Tappa fondamentale per riprendersi dalle fatiche del Giro. Va di moda recensire quelli stellati, noi ne segnaliamo tre che fanno stare il cliente come a casa: quello dei Pescatori a Viverone, Giggetto a Meane di Soligo, la trattoria di Manuela Antonini sulla salita di Piancavallo. Ultimo, ma non ultimo Locanda Aurora di Asiago.
 
S come sicurezza. Nel senso di tranquillità. In una Milano in stato di allerta per l’arrivo di un evento come il Giro numero cento, in sala stampa spariscono cinque computer. C’erano anche le telecamere di sorveglianza: per la grande occasione, spente. E’ il caso di controllare i controllori.
 
T come Tiralongo. Nel senso di Paolo, quarantenne dell’Astana. Spalla di grandi protagonisti come Cunego, Contador, Nibali e Aru, ha portato a termine il suo ultimo Giro, come un altro grande vecchio come Quinziato. Battendo anche il dolore di una costola rotta nella tappa di Peschici: Tiradritto.
 
Z come Zarathustra. Nel senso di profeta della parola. Se ne sono sentite tante in questo Giro, e di tutti i tipi. Andrea De Luca, inviato dalla moto Rai, a Montefalco ha detto: ‘Siamo stati nella sede della rampa di lancio’. Houston, abbiamo un problema?
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