I VOTI DI STAGI. DUMOULIN COME PANTANI. QUINTANA NO

GIRO D'ITALIA | 20/05/2017 | 20:17
di Pier Augusto Stagi    -

Tom DUMOULIN. 10 e lode. A cronometro fa quello che vuole, in salita quasi. Sul Blockhaus si difende alla grandissima, in pratica perde qualche secondo solo da Quintana. Oggi è un piacere vederlo. Tatticamente non va mai in affanno, non si fa mai prendere dalla foga, accelera e va su con il suo passo, che è poi un passo di pochi. Alla fine, visto che si è fatto un mazzo tanto, si va anche a prendere la tappa, gli abbuoni e gli applausi. Oggi ha corso contro tutti. Con la foga di un Riis e la classe di un Indurain. Forza e intelligenza. Per questo sarà difficile portarlo al tracollo. Per la cronaca scala Oropa impiegando solo 10 secondi in più di Marco Pantani. Se questo sia un dato buono o no, fate voi.

Ilur ZAKARIN. 8. Ci mette l’anima, dando l’impressione di essere più forte di testa che di gambe, anche se questa non è certamente una diminutio.

Mikel LANDA. 7,5. Ancora livido per le botte rimediate sotto il  Blockhaus, oggi il basco tiene in piedi da solo la Sky. Bravo anche Diego Rosa (voto 6,5), che gli prepara la tavola.

Nairo QUINTANA. 5,5. Fa il diavolo a quattro, convinto di scavare un solco tra sè e gli altri. Sbaglia i conti: soprattutto con uno.

Tibaut PINOT. 5,5. Alla fine medica un po’ la giornata, ma anche questa volta è sempre lì al gancio.

Adam YATES. 6. È giovane, ha qualche acciacco di troppo, si difende, con impegno e determinazione.

Vincenzo NIBALI. 5,5. Nemmeno lui è contento, anche se va detto che questa salita – questo tipo di salite – non fa per lui. Giro compromesso? Probabile. Quanto però è compromesso quello degli altri. Perché in questo momento, chi davvero sembra una spanna superiore agli altri è solo e soltanto Tom Dumoulin. Ora inizieranno le salite interminabili, quelle che salgono verso il cielo. L’importante è che Vincenzo non abbia più battute d’arresto. E non soffra di vertigini.

Franco PELLIZOTTI. 6,5. Fa il suo lavoro, con grande intelligenza e lucidità. Poi, purtroppo per noi, per lui, per tutti, è anche fondamentale per accompagnare il capitano negli ultimi metri.

Steven KRUIJSWIJK. 5,5. Non è brillantissimo in questo Giro, ma in ogni caso è sempre lì: attenzione, l’anno scorso è stato sfortunato…

Tanel KANGERT. 6. Di questo estone dell’Astana, assurto a leader di un team orfano di Aru e Scarponi, non parla nessuno. È un lottatore, può inventarsi qualcosa. Anche perché in ammiraglia ha gente che sa come si fa.

Domenico POZZOVIVO. 5. Se fosse rimasto a ruota, cercando di portare a casa la pelle, forse sarebbe andata meglio. Invece ad un certo punto prova a lanciare il guanto di sfida e gli ritorna malamente in faccia.

Davide FORMOLO. 5. Quando la corsa esplode, il ragazzo della Cannondale resta irrimediabilmente nelle retrovie.

Alberto RUI COSTA. 5. Cerca di rimanere a galla, fin che può. Stesso discorso (e voto) per Polanc.

Bauke MOLLEMA. 5. Per un dieselone come lui, una salita come quella di Oropa è davvero indigesta. Vediamo ora in questa ultima settimana se sarà capace di inventarsi qualcosa.

Adam HANSEN. 7. Cade e rischia di dover lasciare il Giro. Arriva quart’ultimo, ad oltre un quarto d’ora. Lo stacanovista del pedale continua a lavorare.

Sergey LAGUTIN 7. Il corridore della Gazprom-Rusvelo se ne va con Daniel Martinez (Wilier-Selle Italia). Sanno che la giornata non può sorridere loro, ma si buttano: con il sorriso.

Caleb EWAN. 7. E’ abituato ad andare in carrozza, nel senso che spesso si trova a sfruttare il “treno” della Orica Scott, oggi, come spesso gli è già capitato di fare, si è messo in testa a dettare il ritmo e a sfacchinare per il suo capitano Adam Yates. Velocista? Certo, ma di una pasta molto diversa.
 
Fernando GAVIRIA. 7. C’è chi fa le valigie e chi come questo fenomeno colombiano prova ad andare in fuga. Ci sono tanti modi di interpretare il ciclismo. Il ragazzo nato a La Ceja, pueblo di 50mila anime nel Dipartimento di Antioquia, 45 chilometri dal capoluogo Medellin, sa di essere giovane, sa di essere forte, ma sa anche di dover ancora imparare tanto. E per un ragazzo l’unico modo di imparare è frequentare: con impegno.

Giuseppe FONZI. 6,5. È il primo a suonare la carica. Il Fonzarelli della Wilier è chiaramente un attaccante nato, uno al quale non devi mai ripetere due volte le cose, perché generalmente le pensa e le fa prima. Scinto cerca sempre di parlargli a quattr’occhi, ma Fonzie appena lo vede avvicinarsi, scappa.

André GREIPEL. 4,5. È il primo giudizio definitivo, visto che il campione di Germania, come è suo costume, ai piedi delle montagne gira i tacchi e se ne torna a casa a preparare il Tour. Vittoria di tappa a Tortolì, un terzo posto nella prima tappa di Olbia, poi solo delle sonore scoppole. Il Gorilla ha la fama di abile cacciatore, in questo Giro fa la fine del cacciato. Anche se nessuno lo manda via: fa tutto da solo.

Jakub MARECZKO. 5. Ha soli 23 anni. Era al suo secondo Grande Giro della carriera (un anno fa 6 tappe). Torna a casa dopo 13 tappe e due secondi posti. Non è assolutamente poco, ma da un ragazzo che deve formarsi e crescere è fondamentale attendersi non solo che si metta in gioco, ma che continui a giocare.
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